“Noi siamo, nel senso più profondo, le vittime o i mezzi e gli strumenti dell’ “amore” cosmogonico. [...] Essendo una parte, l’uomo non può intendere il tutto. E’ alla sua mercè [...] Ne dipende e ne è sostenuto [...] . L’uomo può cercare di dare un nome all’amore, attribuendogli tutti quelli che ha a disposizione, ma sarà sempre vittima di infinite illusioni. Se possiede un granello di saggezza, deporrà le armi e chiamerà l’ignoto con il più ignoto, ignotum per ignotius, cioè con il nome di Dio. Sarà una confessione di imperfezione, di dipendenza, di sottomissione, ma al tempo stesso una testimonianza della sua libertà di scelta tra la verità e l’errore”-Jung (da” Ricordi, sogni, riflessioni”)