Non esiste un altro regista ossessionato dal tema della trasformazione corporea (che spesso coincide con la sua corruzione) quanto David Cronenberg.
Da “Rabid“, in cui una ragazza si trasforma in vampiro dopo un innesto cutaneo, a “Shivers“, in cui un parassita trasforma gli inquilini di un condominio in bestie assassine e ninfomani, fin dall’inizio Cronenberg mostro’ un interesse morboso per il tema della mutazione fisica.
E’ sufficiente ricordare la scena di “Brood” in cui la protagonista rivela il suo utero esterno che materializza le sue pulsioni omicide sotto forma di bambini mutanti.
Lo zenith visionario lo raggiunse con i film “La mosca” e “Videodrome”.
Nel primo la struttura molecolare di una scienziato si mischia accidentalmente con quella di una mosca, dando avvio ad una sequela inguardabile di perdita di arti, mutilazioni, necessità di adattarsi ai nuovi organi masticatori.
Si presta ad essere interpretato come una storia d’amore molto intensa e violenta, ma è la rappresentazione ostentata dell’orrore quella che piu’ massacra le menti degli spettatori.
L’idea di rappresentare cio’ che non puo’ essere rappresentato, l’osceno, è anche il tema portante di “Videodrome“.
Un produttore di film porno viene sottoposto alla visione ripetuta di un canale televisivo, creato da un folle moralista, che trasmette torture, stupri ed omicidi: il suo cervello svilupperà un tumore, definito “la nuova carne”, in grado di provocare allucinazioni e modificare persino il corpo.
Fu il primo film in cui si vide indossare un caschetto virtuale: il protagonista immagina se stesso in una stanza insonorizzata, una lunga frusta in mano e davanti a sé una televisione trasmette immagini della perversa moglie, appesa per le mani, che lo incita a frustarla.
La metamorfosi del corpo umano sembra essere costantemente in agguato per Cronenberg, a causa della scienza, della psicologia, della tecnologia e persino di strumenti di uso quotidiano come le automobili, le televisioni o strumenti ginecologici per donne con anomalie uterine.
Modificazioni che propagandisticamente, e per il senso comune, sono associate ai concetti di progresso ed evoluzione, ma coincidono sempre con il disfacimento corporeo e la conseguente liberazione di energie mentali incarcerate, represse e potenzialmente distruttive.
Tuttavia lo sguardo ambiguo e anti-moralista del regista rende ogni forma di orrore fisico un’inaspettata fonte di piacere e bellezza.
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