“Gesù e i manoscritti del Mar Morto” – D. Donnini

gesu_cop.jpgQuesto testo di Donnini era atteso da tempo, almeno da chi conosceva già le sue pubblicazioni online (per le quali vi rimando a: http://www.nostraterra.it/qumran/files/01.htm ) e grazie a lui si avvicinò in modo semplice ed appassionante ad un approccio critico verso la storia del cristianesimo.
Se pensate che “Il Codice Da Vinci“, che è un prodotto di fantasia, sia un’opera blasfema ed offensiva, allora non sapete ancora che cosa vi riserva l’analisi dei rotoli di Qumran, che sono reali, e pertanto non ammettono contestazioni.

Ormai tutti han sentito parlare dei manoscritti del morto, scoperti nel 1947 e la cui traduzione è stata ritardata oltre ogni limite di decenza da una commissione presieduta da quello che non esito a definire un fondamentalista cattolico.
Vengono citati persino nella serie “Neon Genesis Evangelion” nella quale venivano descritti come documenti contenenti rivelazioni sull’origine e il futuro dell’umanità.
In realtà questi manoscritti, che consistono in testi biblici e regole comunitarie ed appartennero ad una setta ebraica dissidente, detta degli Esseni, contengono rivelazioni temute da molti cattolici come ogni possibile fonte di ripensamento critico verso la storia del cristianesimo.
Le gridolina isteriche che si levano ogni qualvolta qualcuno cita i vangeli apocrifi (eppure quante chiese contengono opere ispirate proprio agli apocrifi, specie il vangelo di Nicodemo!), in particolare di origine gnostica, nascondono solo il tentativo di continuare a blindare la storia del cristianesimo.

La tesi dimostrata da Donnini, con pazienza e con sporadiche stilettate al cianuro, derivata dall’analisi dei manoscritti, è che il cristianesimo così come noi lo conosciamo fu il risultato di un’elaborazione falsificante da parte di Paolo di Tarso, prima persecutore feroce di cristiani e poi odiatissimo dalla chiesa di Gerusalemme, anche se la sua rivisitazione del pensiero di Cristo ad uso e consumo del mondo romano prevalse.
Questo processo di mistificazione durò ovviamente per molti anni, perseguito con impegno ed un obiettivo preciso: stravolgere la figura di Cristo eliminandone ogni legame con le frange dissidenti e rivoluzionarie desiderose di distruggere l’invasore romano, per trasformarlo in un uomo-dio capace di far miracoli, dalla storia sovrapponibile in alcuni punti fondamentali a quelle di altre divinità molto più in voga nel mondo romano, quali Attis e Mitra, e portatore di un messaggio di pace.
In realtà una lettura attenta dei vangeli e soprattutto dei manoscritti del Mar Morto offre materiale per una ricostruzione della figura di Gesù decisamente differente da quella ufficiale, per altro con tutte le lacune conoscitive inerenti tal personaggio storico, a proposito del quale ci racconta molto di più Donnini di quanto non sia mai riuscita a fare la Chiesa o gli storici romani che essenzialmente lo liquidarono per quello che dovette essere veramente: un sovversivo meritevole di crocefissione.
E così fu.

Donnini dimostra come gli evangelisti dei 3 sinottici (che per altro furono scritti almeno 20-30 anni dopo la morte di Gesù, ma vi è motivo per pensare che siano stati scritti addirittura alla fine del I sec. D.C.), influenzati dalla teologia riformata di Paolo, innestarono elementi culturali estranei, anche di origine pagana, ed eliminarono i nessi fra Gesù e la tradizione essena-zelota.
Ciò che emerge dallo studio dei vangeli canonici è che essi furono scritti in lingua greca, da gentili che non hanno assistito ai fatti narrati e con scarsa conoscenza della cultura ebraica e che si rivolgevano ad un pubblico non ebreo.
Quindi non furono certamente opera degli apostoli Matteo, Marco, Luca e Giovanni (il quale avrebbe avuto circa 90 anni, avrebbe nel frattempo imparato il greco, metabolizzato la teoria ellenistica del logos e soprattutto sarebbe pure risorto per scrivere il vangelo, dato che diverse fonti letterarie e persino una profezia pronunciata da Gesù ci riferiscono che la sua morte avvenne ben prima della vecchiaia).
Leggendo per esempio il controverso Vangelo di Giovanni, introdotto nel canone solo in un secondo tempo e in origine ritenuto appartenente ad una scuola gnostica dell’Asia Minore, detriti di spiritualità pagana irrompono nella descrizione dell’ultima cena, con i suoi riferimenti teofagici, che sarebbero stati assolutamente sacrileghi per gli ebrei, ma lo stesso episodio è uno dei tanti che coincide con i testi del Mar Morto in cui si descrivono le attività e le regole degli Esseni; nel qual caso l’ultima cena non fu altro che un pasto comunitario in cui Gesù svolse il ruolo sacerdotale che a lui spettava.
Tutto la cornice spirituale che noi conosciamo è solo il frutto di abbellimento teologico e propagandistico, nonché di un sincretismo pagano per rendere piu’ vendibile la storia di Gesù.
Inoltre ricordiamo che prima dei 4 vangeli canonici i cosiddetti vangeli giudeo-cristiani esistevano già in lingua ebraica o aramaica.
Peccato siano stati distrutti.
La totale separazione dal mondo ebraico è dimostrata anche dalla narrazione del processo a Gesu’: in un solo episodio vengono violate sistematicamente tutte le regole del Sinedrio!
(vi rimando ad un caustico post sul mio blog per i dettagli: http://www.acidlife.com/~tyler/blog/index.php?blogid=10&archive=2005-10 ).

Donnini dimostra inoltre come l’operazione di occultamento delle origini di Gesù si spinge fino a spostare la sua patria da Gamala alla Galilea (per l’esattezza a Nazareth, città di cui non troviamo tracce prima del II sec. D.C.!), con tutte le incongruenze del caso (nomi che cambiano, precipizi e alture che scompaiono and so on).
Lo scopo era spoliticizzare e demessianizzare Gesù, renderlo estraneo alla lotta patriottico-religiosa degli ebrei, alla ricostruzione del regno di Dio inteso come regno di YHWH.
Gamala era infatti il quartiere generale della lotta zelota.
Non solo, ci sono ragionevoli motivi per ipotizzare che Gesù fosse il figlio (insieme a Giacomo, Simone e Giuda Tommaso, il suo gemello) di Giuda il Galileo, temibile e temuto capo zelota, già erede di una tradizione messianista.
Il Vangelo di Marco, usato come base dai redattori degli altri testi sinottici, non parla di Giuseppe, probabilmente inventato come controfigura di Giuda solo successivamente.

Nel libro inoltre si spiegano altri episodi evangelici alla luce dei testi esseni, per cercare di illustrare quali fossero le dottrine e i riti da essi praticati, spesso legati al concetto di iniziazione e purificazione.
Erano un gruppo settario e belligerante che sognava “la guerra di sterminio dei figli delle tenebre” (Regola della Guerra) e di questa belligeranza se ne trovano tracce persino nelle parole di Gesù contenute nel Vangelo di Luca.
Tuttavia non è certo un Gesù duro e rivoluzionario quello di cui ci han sempre parlato.
Donnini spiega: “Paolo ha sentito sbocciare in sé i germogli di una colossale sintesi sincretistica, che cercava di sposare la sapienza biblica con quella ellenistica e con quella orientale e ha avuto la visione del salvatore autentico.
Non autentico nella storicità, ma autentico nell’universalismo del messaggio di liberazione e salvezza.
Un salvatore che assomigliava ai molti dei incarnati che morivano e risuscitavano.
Questo Salvatore e il suo insegnameno avevano la capacità di suscitare un riscontro nell’animo di milioni di persone, non solo nelle poche migliaia di ebrei esaltati che erano disposti a rinunciare a una vita normale per esiliarsi fra le pietre arrostite nel deserto ad attendere e preparare un’improbabile rivolta messianica.”

Paolo ha recuperato dagli Esseni l’idea di un regime di giustizia, separandolo dalla causa nazionalista da combattere con la violenza.

Non esiste alcune fonte storica extratestamentaria che ci narri le vicende di Gesù, quindi a rigor di logica “non è possibile dare a Gesù alcun diritto di cittadinanza nella storia, egli esiste solo nella tradizione di fede”.
Se esistito fu un aspirante messia crocifisso da Pilato inquanto faceva parte dei latrones o sicarii o galilaei, termini riferiti ai partigiani e ai terroristi messianisti.

Donnini conclude le sue analisi scrivendo che “l’uomo giustiziato da Pilato era ebreo e intenzionato a rimanere tale. Che non ha mai fondato alcuna religione extragiudaica e che avrebbe odiato a morte chiunque avesse voluto farlo. Che è stato accolto a Qumran. Che si considerava il re dei Giudei. Che aspirava a indossare la veste rossa, la corona di Davide e a sedere sul trono di Gerusalemme. Non c’è riuscito né lui, né suo padre, né suo nonno. Nè alcuni dei suoi fratelli che, dopo di lui, hanno raccolto l’eredità dinastica e hanno proseguito la lotta, portando alla distruzione completa un popolo e una nazione.[…]
Colui che Pilato ha fatto crocefiggere insieme ad altri latrones, l’uomo vero della storia, che inneggiava, come un moderno terrorista islamico, alla distruzione fisica del nemico spirituale e politico, è stato sconfitto dal Gesù Cristo, prodotto della fantasia teologica, che insegna a porgere l’altra guancia.”

L’autore conclude il libro sottoponendo il lettore ad una vera e propria raffica di dubbi che un fedele critico dovrebbe comunque porsi verso i propri testi di riferimento, che non sono fonti storiche, ma testi di catechesi, interpolati e manipolati, dato che “finchè la Bibbia sarà considerata assoluta, l’umanità non potrà che essere ottusa”.

Il testo è estremamente godibile, puntuale e la struttura è così rigorosa e logica che la lettura risulta estremamente scorrevole, nonostante la complessità dell’argomento.

Donnini non si propone solo di inserire Gesù in un preciso contesto storico-culturale, ma prima di tutto di offrire innumerevoli elementi per indurci a essere sempre e comunque critici verso la storia e le verità ufficiali e di fede.

E se un’opera di fantasia puo’ suscitare scandalo già solo infangando una delle verità fondamentali propagandate dalla chiesa cattolica, potete immaginare quale possa essere il potenziale esplosivo di testi che ridisegnano completamente la figura di Gesù.

Se in questi giorni la Chiesa sta riempendo i giornali con dichiarazioni che allontanino da Gesù lo spettro della sessualità (senza rendersi conto che un Cristo innamorato e più umano suscita molta più simpatia di un hippie farneticante), prima o poi dovrà sudare sangue per allontanarlo di nuovo, dopo 2000 anni, dallo spettro della rivoluzione.

Gesù fu crocifisso. Gerusalemme fu rasa al suolo 40 anni dopo.
Tutto questo avvenne per ragioni storiche ben precise.

3 risposte a ““Gesù e i manoscritti del Mar Morto” – D. Donnini

  1. Sì, insomma, questo libro è una bomba.
    Ne voglio qualche migliaio di copie, per un attacco di book crossing senza precedenti…

  2. Volevo resistere, ma la mia vis polemica me lo impedisce.
    Sono a 3/4 della lettura di questo libro e ho scritto circa 10 pagine di osservazioni.
    L’autore, un fotografo, non ha la minima idea di cosa sia il metodo scientifico applicato alla storiografia e soprattutto alla papirologia. Ha un approccio di parte e questo in teoria non è un delitto(nessuno può essere davvero imparziale),ma quello che è scorretto a mio avviso e il corto circuito ermeneutico di cui è permeato l’intero libro (o almeno i suoi 3/4). Difatti funziona tutto ciò che va a favore della tesi sostenuta dall’autore mentre ciò che la nega o semplicemente la mette in discussione è frutto di “manipolazioni e complotti”. Va da sè che la critica in questo modo è troncata alla radice. Su un forum citato nella bibliografia del libro, ci sono varie discussioni fatte tra alcuni seguaci della teoria del Donnini (e di Cascioli) e altri che dissentono. Il link è questo per i più curiosi http://cristianesimoprimitivo.forumfree.it/

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