“You don’t have to say please!”
Parliamo di violenza. Violenza estrema.
Leggo su Infraser, il blog di Borja Crespo, regista del corto “SNUFF 2000“, che YouTube ha deciso di rimuovere la sua opera tratta dal controversissimo comic realizzato da Miguel Angel Martin (ricordo ancora quando anni fa lo stesso Jorge Vacca della Topolin Edizioni mi ha venduto una copia di “Psycopathia sexualis“, scusandosi perchè aveva macchie di umido dopo essere giaciuta per giorni nello scantinato di una procura. Solo in Italia, fin dai tempi di Pasolini, accadono queste fascistate bigotte: nel 1995 PS fu confiscata inquanto offendeva il comune senso del pudore, istigava al delitto, al suicidio, alla pedofilia, ed esaltava oscenità e le più abnormi perversioni sessuali. Assoluzione della casa editrice due anni dopo per la non sussistenza del fatto. Fuckoff).
Esprimo la mia totale disapprovazione non solo perchè non sono ancora riuscito a vedere questi sconvolgenti (?) 10 minuti, disponibili solo come extra in un’edizione spagnola de “Il Pasto nudo” di Cronenberg e come allegato al comic spagnolo Gorepack, ma perchè certe decisioni, in un sito dove per altro vengono esibiti finti snuff e qualsiasi volgarità, una rielaborazione artistica sul tema delle moderne forme di violenza può essere censurata solo da qualche ramo involuto di uomo di Cro-Magnon.
Questo è un esempio deleterio in cui ipocrisia e miopia si uniscono generando solo stupidità.
In un mondo in cui decine di guerre falcidiano e fanno a pezzi bambini, in un mondo in cui la guerra ci viene venduta come missione di pace, in un mondo in cui persino un satirico come Daniele Luttazzi si può permettere di mostrare in televisione un servizio pieno di immagini belliche crudissime in cui irride al linguaggio oscurantista della politica, in un mondo in cui la violenza più aberrante ed insensata è all’ordine del giorno e farisaici psicologi additano videgiochi, libri e film (quando un bambino palestinese o uno afghano probabilmente neanche arriveranno all’età adatta per giocare alla Playstation) la censura appare doppiamente grottesca.
E a dimostrare che, anche se continuano a provarci, la rete è ormai fuori controllo, online e proprio su YouTube si possono vedere alcuni dei più estremi cortometraggi mai realizzati risalenti agli stessi anni in cui Angel Martin disegnava i suoi fumetti e Crespo dirigeva “SNUFF 2000“.
La violenza è una via che l’arte può scegliere per rielaborare sentimenti diffusi nella società, per profetizzarne gli sviluppi o semplicemente per esprimere un sano e liberatorio urlo di dolore.
Invece di evitare che l’orrore si manifesti nel mondo, la tendenza attuale è quella di censurare l’arte, che attraverso i suoi filtri ed estremismi ce lo rimanda decuplicato.
Ne parlai già diffusamente in un altro post.
Vi propongo quindi il trailer di “SNUFF 2000“, un paio di cortometraggi senza taboo e limiti di grande valore artistico (”Alicia” e “Dias sin luz“, quest’ultimo sottotitolato, di Jaume Balaguero), “Broken – The Movie” (shock puro e gratuito) e il mai troppo osannato “Closer” (di Mark Romanek) diretti per i Nine Inch Nails.
Mi pare inutile scriverlo, dopo questa lunga premessa, ma i deboli di cuore sono avvisati.
Prima di ogni video breve sinossi, così potete decidere se proseguire nella visione.
SNUFF 2000 di Borja Crespo
La scelta sessuale di una nuova generazione.
ALICIA di Jaume Balaguero
Realizzato nel 1994 e vincitore di numerosi premi, il video, che ricorda le fotografie di Mapplethorpe, per il bianco e nero intenso (fatto di bianchi lattiginosi ed un nero petrolio) e per i contenuti, elabora in forma onirica il passaggio di una ragazzina dall’età infantile all’adolescenza, in cui irrompono i fantasmi di una sessualità ancora ondivaga e minacciata da perversioni tipiche del mondo adulto e dai legami opprimenti e letali con la madre.
Al di là di ogni interpretazione simbolica, la bellezza delle immagini, meticolosamente costruite, il ritmo forsennato ed il surrealismo del finale lo rendono un piccolo capolavoro.
Alicia, una bambina dall’aspetto ancora prepuberale, ha le prime mestruazioni che filtrano attraverso le mutandine schizzando su un libro sacro.
E’ l’innocenza che si sporca e si macchia e segna l’inizio di una nuova fase della vita.
Come se si meritasse una punizione per la sua trasformazione, due uomini vestiti di leather e con maschere anti-gas, ronzanti come mosche, la trascineranno di fronte al grande orco-madre, una donna che ricorda per fattezze le dee madri primitive con indosso un casco da astronauta.
I due uomini costringeranno la ragazzina ad allattarsi di sangue al seno del mostro, dopo aver infilato, previa trapanazione, un tubicino nel collo che la tiene collegata ad esso.
Gli accoppiamenti infernali fra i due uomini, tra fumo e bave acide che esplodono dalle maschere, faranno da contorno alla rottura da parte di Alicia di quell’ormai degenerato cordone ombelicale che la tiene legata ad un idolo che, perduta ogni divinità e bellezza, è diventato solo emblema di qualcosa di soffocante, minaccioso e parassita.
DIAS SIN LUZ di Jaume Balaguero
Del 1995, narra di un bambino la cui nascita prelude a giorni immersi nell’oscurità e la cui vita è devastata dal dolore per la prematura e misteriosa scomparsa della madre all’interno di una cantina, scomparsa vissuta come un abbandono per cui non si darà mai pace.
Scene esplicite di parto con forcipe, una mano che emerge da una vagina, di nuovo il sadomaso di “Alicia”, emblematico di una sessualità adulta ormai corrotta fatta solo di odio e violenza, esattamente come la guerra batteriologica che ucciderà pure il padre del protagonista, in una sequenza di bubboni esplosivi e automutilazione.
Le inquadrature rigorose e la tonalità seppia conferiscono alla narrazione l’aspetto di una memoria distorta, di ricordi offuscati ed esagerati di una persona che per sopportare il dolore della perdita si infliggerà ulteriore dolore tramite le moderne droghe elettriche.
Fuggevolmente, anche in questa occasione Balaguero pone paralleli subliminali tra simboli (la croce che chiude il precedente corto) ed istituzioni religiose ed una sensazione di minaccia e morte imposte con la forza.
BROKEN di Peter Cristopherson
Realizzato nel 1992 come shock extra circolante solo come bootleg per l’EP omonimo, raccoglie, tra gli altri, i video di “Pinion” (la telecamera corre lungo i tubi di scarico che si gettano dentro la bocca di un uomo ingabbiato con cinghie e leather e costretto ad ingoiare qualsiasi deiezione proveniente dai piani alti), di “Gave up” (versione acida e ipercinetica di uno snuff-movie in cui un ragazzo viene appeso, torturato con un rasoio, castrato e fatto a pezzi con la sega elettrica, mentre il suo carnefice si fa inondare dal sangue del suo pene e delle sue viscere) e di “Happiness in slavery”, il più arty di tutti, interpretato da un attore sadomaso, Bob Flanagan, eppure scambiato all’epoca per un vero snuff (in esso il protagonista, legato ad un imponente macchina di tortura, viene sottoposto ad ogni genere di lacerazione e trapanazione fino ad essere ridotto a carne tritata).
Potete vederlo pure qui.
CLOSER di Mark Romanek
La summa dell’immaginario industrial-goth.
Censuratissimo e meraviglioso, non necessita di presentazioni.






anche se personalmente a volte fatico a reggere questo tipo di immagini, ne riconosco la valenza artistica, e anche la bellezza.
Azioni censorie di questo tipo hanno il solo scopo di accontentare i cori di stupide voci che risuonano sempre alti, e il solo risultato di irritare chiunque abbia un minimo interesse nella dignità libertà e valore dell’arte, e nella libertà di espressione.
Paradossalmente siamo talmente sovraesposti a immagini di violenza e sesso da esserci assuefatti, non vederle più, non percepirne più la realtà. Siamo nutriti di finti scandali e finti shock che in realtà non scandalizzano più nessuno. Ma quando arriva un’artista che semplicemente fa il suo mestiere e ci sbatte in faccia la nostra reatà, la nostra ipocrisia, facendoci sentire fin nello stomaco cose che siamo ormai abituati a vivere come attraverso una spessa coltre di plastica, ecco che si grida allo scandalo.
Senza parlare del fatto che se qualcuno non lo vuole vedere, questo benedetto video, non lo guarda: se lo vede è perchè l’ha cercato. sta su youtube, mica sparato alle 20 30 sulla rai come certe altre porcherie. E poi, come dicevi giustamente tu, non serve a nulla: la rete è anarchica per natura e le cose prenderanno la strada che devono, indipendentemente dai miseri argini che qualcuno può tentare di costruire a suon di leggi e ricorsi.
Pardon per il lungo commento!
[...]Paradossalmente siamo talmente sovraesposti a immagini di violenza e sesso da esserci assuefatti, non vederle più, non percepirne più la realtà. Siamo nutriti di finti scandali e finti shock che in realtà non scandalizzano più nessuno. Ma quando arriva un’artista che semplicemente fa il suo mestiere e ci sbatte in faccia la nostra reatà, la nostra ipocrisia, facendoci sentire fin nello stomaco cose che siamo ormai abituati a vivere come attraverso una spessa coltre di plastica, ecco che si grida allo scandalo.[...]
Hai assolutamente centrato il punto.
Quando lo specchio delle nostre brame ci si rivolta contro, allora per non guardarci in faccia lo spacchiamo in mille pezzi.
Ipocrisia allo stato puro.