Risale al 1977 il primo lungometraggio di David Lynch.
Considerato uno dei film piu’ disturbanti di sempre (con un pizzico di esagerazione, a parer mio, anche se conosco persone che lo reputano ripugnante e perverso), Lynch l’ha definito il suo film piu’ spirituale, mentre Stanley Kubrick lo elesse tra i suoi film preferiti.
Ad oggi “Eraserhead” rimane un oggetto di fascinazione quasi inspiegabile a causa della sua estrema visionarietà, dei dialoghi scarni che lo rendono un’esperienza essenzialmente sensoriale e delle possibili e molteplici interpretazioni.
Lynch sostiene che nessuno ad oggi si è avvicinato al reale significato del film, anche se un’interpretazione simbolica e psicanalitica, perfettamente applicabile anche ad altre opere recenti, una su tutte “Mulholland drive”, consente di dare una struttura logica persino ad un simile guazzabuglio di immagini.
D’altronde Lynch non era ancora approdato alla destrutturazione narrativa così platealmente esibita con la svolta di “Strade perdute” in cui venivano eliminati i due punti cardini di una narrazione classica: l’identità costante del protagonista e la linearità della storia, che diveniva circolare.
L’importanza di “Eraserhead” nell’ambito della filmografia del regista è rappresentata dal fatto che racchiude tutti gli elementi visivi ricorrenti nelle opere successive, come se fosse il nucleo centrale di un immaginario che poi è esploso generando un universo complesso, ma con alcuni archetipi fissi.
I fans di Lynch ritrovano uniti in un solo film i pavimenti a decorazioni geometriche, i particolari arredamenti minimali, l’uso espressionista delle luci, esseri deformi, apparizioni improvvise, edifici decadenti, non-sense, sessualità deviata e persino suoni che verrano riadattati di volta in volta negli anni a venire.
“Eraserhead” è il suo inconscio espresso nella totalità, sintetizzato, la fonte da cui ha avuto origine tutto il diseguale percorso posteriore.
Protagonista è Henry Spencer, interpretato da John Nance, che incontreremo molti anni dopo nella serie “Twin Peaks” nel ruolo di Pete (per inciso, una serie che a distanza di 15 anni, perdonando alcuni deragliamenti nella seconda serie, rimane unica e originalissima e riesce ancora a mettere i brividi).
Henry è un uomo in fuga da tutto: dal lavoro, dalla mefitica fidanzata e dalla sua famiglia e dal figlio mutante, un’orrida creatura piagnucolante, di cui Lynch non ha mai voluto rivelare le modalità di creazione, che assomiglia al feto di un capretto incredibilmente animato e vivo.
L’uomo è tormentato da visioni, desideri sessuali colpevoli, dalle parole enigmatiche di una bambina-freak che vive in un teatrino nascosto nel suo termosifone e si diverte a schiacciare vermi, a forma di spermatozoi giganti, liberati da un uomo che vive su un pianeta, non meglio definito, dall’aspetto scrotale.
In una scena Henry strappa dal ventre della compagna quegli stessi vermi, feti in divenire che diventano la sua ossessione.
Fotografato in uno splendido bianco e nero usato con maestria, realizzato ad intervalli nel corso di 5 anni a causa della mancanza di finanziamenti, ma strutturato in modo rigoroso, lucido e con un’attenzione maniacale alla costruzione delle immagini, quasi sempre surreali e metaforiche (vedi il rapporto sessuale dentro un letto che si trasforma in una piscina contenente liquidi umorali), riesce a sedurre e conturbare anche grazie all’asfissiante ed onnipresente soundtrack, costituita quasi esclusivamente da rumori e distorsioni.
E’ un vero e proprio incubo ad occhi aperti, il delirio di un uomo padre suo malgrado, depresso, lussurioso e frustrato che reagirà nel modo piu’ violento e codardo alla sua situazione, cedendo a tutti i suoi impulsi distruttivi e accanendosi con ferocia, in una sequenza disgustosa e delirante, sul simbolo dei suoi fallimenti: la creatura.
Il pianeta-testicolare esploderà dopo il suo gesto, a simboleggiare la rinuncia definitiva alla sua coatta paternità.
Il titolo del film, “La testa che cancella”, deriva dalla scena cruciale in cui Henry, intrappolato in una specie di podio da tribunale, nel ruolo di imputato, all’interno del palco teatrale della bambina, viene decapitato dal figlio, che sembra penetrare nel suo corpo da dietro fino a staccargli la testa dal collo.
La testa affonderà in una pozza di sangue, un macabro specchio di Alice attraverso cui tornare nel mondo normale; verrà raccolta da un ragazzino che la venderà ad una fabbrica dove un estratto del cervello di Henry servirà a produrre gommini per matite.
Impossibile da reperire in Italia, lo si trova in ottime edizioni UK rimasterizzato ed è un oggetto che per lo meno gli estimatori di Lynch devono possedere categoricamente.
Per chi non ama il suo modo di concepire il cinema come un’esperienza prima di tutto sensoriale ed inconscia, e con ampi margini di sovrapposizione alla video-arte, e non ama neanche il suo immaginario, “Eraserhead” è da evitare assolutamente essendo il suo film piu’ puro ed integralista, quasi una dichiarazione di guerra, sebbene condotta con stile eccelso.





