Qualche giorno fa un’opera di Martin Kippenberger esposta al Museion di Bolzano ha scatenato una marea di critiche, anatemi e peana (manca solo la fatwa) da parte dei soliti noti.
La scultura, basata su giochi di parole teutoniche a me ignote, sul momento mi ha ricordato l’aneddoto secondo cui i nuovi adepti dell’O.T.O. di Aleister Crowley venivano costretti ad eseguire crocifissioni ai danni di una vera rana, in dispregio al cristianesimo.
Era un test di selezione, per evitare che si infiltrassero all’interno del gruppo persone che mantenessero ancora legami “sentimentali” con il cristianesimo e la sua iconografia, spaventati dal timore di compiere blasfemia verso quel simbolo atroce che tutti conosciamo.
Inolte la rana assomiglia al muppet Kermit che, al contrario di Gesù, mi faceva sbellicare dalle risate facendo il comico volontariamente.
Secondo il comunicato emesso dalla fondazione Museion “l’artista ha rappresentato una società che appare perfetta ma che in realtà è ipocrita. Una società che a fine giornata si abbrutisce di birra nei bar, si lascia andare a battutacce sul sesso ed a frasi sconce. E tutto questo sempre sotto il crocifisso di legno che compare in bella mostra in tutti i bar del Tirolo. Il Tirolo infatti è fatto di “Kneipen”, locali dove a fine giornata si beve birra a litri per poi lasciarsi andare a barzellette e battute pesanti e sconce sotto il crocifisso di legno che, normalmente, vi si trova appeso. “Nageln” (inchiodare, i chiodi della croce) in gergo significa anche avere rapporti sessuali e “Fred Frog (rana) rings the bell” sta per “Facciamoci un altro giro di birra finché siamo ancora in grado di reggerci in piedi”. Insomma la rana in croce rappresenta l’uomo ridotto ad animale, che beve fino all’abbrutimento, che non riesce a liberarsi dalla croce dell’alcol vissuto come piaga. E Kippenberger condanna una società che da una parte si dice cristiana e che dall’altra, proprio sotto o davanti al cristo che dice di venerare, riesce ad esprimere solo il peggio di sé. La rana è l’uomo abbrutito dalla birra e dall’alcol, costantemente “inchiodato” (o col chiodo fisso) del sesso. L’uovo rappresenta la perfezione tradita. Quello che avrebbe potuto essere e invece non è.”
Se un cristiano offende un laico od un omosessuale, ha comunque diritto di esplicitare le sue follie e nessuno invoca il codice penale.
Si deve subire il suo fondamentalismo, perchè si tratta di sante parole (ed al mondo ognuno ha le sue: perchè non creare il grande stato di “Religio” dove recintare i credenti di tutte le fedi lasciandoli scannare a vicenda?).
Se, al contrario, un artista offende (a volte anche apparentemente) la cristianità, non ha diritto di esplicitare la sua lucidità e tutti sono pronti ad invocare il maglio del vilipendio e della blasfemia.
Se, infine, qualcuno, leggendo queste ultime parole, ritiene che siamo rimasti ai tempi di Papa Innocenzo III o dei quaccheri illustrati da Hawthorne, che almeno su questo punto nessuno si risenta.
Ormai in Italia mancano la preghiera mattutina a scuola, le lettere scarlatte per le donne e le crociate in Terra Santa (ma dato il flusso immigratorio di persone provenienti da paesi islamici almeno risparmieremmo i soldi del viaggio).
Il principio dovrebbe essere che se vuoi essere rispettato, devi rispettare.
Se non te ne importa, perchè l’inesistente signore tuo pastore ti accompagna anche nella notte più oscura, allora non lamentarti se qualcuno ti proclama guerra: è il minimo che ti meriti quando un’immagine per te divina è più importante di un essere umano.
E non c’è arma più potente di un’immagine per ridicolizzare in un attimo i fondamenti di un’iconografia secolarizzata.
Un gesto ed in un attimo spogli di attributi divini qualsiasi simbolo.
Forse è per questo motivo che alcune religioni vietano la figurazione di dio.
Perchè sono consapevoli che la fragilità ontologica di dio lo espone ad essere facilmente ridicolizzato.
Perchè la loro rabbia di fondo deriva dal fatto che per quanti testi scrivano, per quante dottrine elaborino cercando un fantomatico percorso di salvezza, comunque non potranno mai districare quel nodo basilare che è l’esistenza di dio, in una frustrazione perpetua che non consente eresie, provocazioni, ragioni: un vero e proprio urlo di rabbia rancorosa contro un dato di fatto di una ineluttabile banalità!
E Lui non ti può nemmeno condannare, bruciare, impiccare, decapitare, difendersi.
A quello provvedono sempre gli uomini.
Lui sta nell’iperuranio platonico insieme alle altre idee divine: Odino, Zeus, i troll islandesi, David Bowie…
Unicuique suum.
Ma anche niente.






Fred the frog!!
la ranocchietta mezza brilla (anzi, ubricaca pesante) è uno degli alter ego di questo autore (morto da 11 anni). Quindi, ora, senza scomodare Argan posso dire che più che essere offensiva verso il cristianesimo è ironica verso se stessa, verso l’autore stesso.
Anzi, se vogliamo dirla tutta a me non dispiace (soprattutto nella sua ri-edizione in più stadi e colori) anzi mi fa ridere, è molto paracula, anche se è un po’ troppo filo-cristiana per i miei gusti.
filo-cristiana. altro che blasfema.
@Andrea:
in effetti l’opera è sia ferocemente autoironica sia moralista.
Fa del moralismo ai moralisti.
Ed i moralisti non hanno nè compreso nè gradito, ma per i motivi sbagliati.
Doppiamente ridicoli.
“Lui sta nell’iperuranio platonico insieme alle altre idee divine: Odino, Zeus, i troll islandesi, David Bowie…”
bellissima, l’ho promossa a mia frasinasumessenger di oggi!
Non so se tel’ho già detto ma adoro il modo in cui scrivi: tagliente, originale e mai a sproposito. e mi strappa sempre una risatina satanica.
E fu così che gli eroici furori dell’indomabile ribelle, per difendere un rospo verde della Mattel, finirono inchiodati alla croce del “rispetto altrui”. Il vento favorisce questi passaggi incrociati dal “Mena” all’ “Amen”. Sempre sia lodata, la Rana.
Dici bene: opera moralista, ma pare a me nel senso più deteriore. L’immagine di un gruppo di ubriaconi che bestemmiano in una taverna sotto un crocifisso mi pare bellissima, e la società che evoca è ammirevolmente ambigua, complessa. Al contrario dunque mi pare davvero noiosina la condanna in nome della coerenza e del buon gusto. Allo stesso tempo, approvo chi interagisce con l’arte protestando, anzi volendola annichilire le da’ valore, e poi magari se ne torna a bestemmiare in taverna, sommamente ideologico e incoerente.
Dici bene.
Che poi il relativismo: Fred the frog crocifissa è blasfema, Fantozzi crocifisso in sala mensa è comico. Ma dove starebbe la differenza?
Ridere dell’uomo che ha come chiodo fisso il sesso è patetico.
Siamo obbligati a lavorare, a vivere con delle maschere, l’unico piacere concesso è quello.
E meno male che non appartengo a delle organizzazioni segrete in stile Pseudo massonico, altrimenti sarei molto probabilmente un pedofilo.