Inizio con una premessa per mettere a nudo la mia eventuale scarsa obiettività.
Sostengo il genio visionario di Guillermo Del Toro fin dai tempi di “Mimic”, che lui quasi rinnega, ma nel genere creature-movie rimane in assoluto uno dei migliori e dei piu’ inquietanti.
L’ho sostenuto persino in occasione di “Blade 2″ e del primo “Hellboy” : due insultanti sceneggiature salvate solo dal suo estro visivo.
Quando finalmente qualcuno si è accorto con tutti i crismi che Del Toro ha potenzialità da non sottovalutare, è stato persino per un film complesso, personale, non certo pop, quale “Il labirinto del fauno”.
Ne fui molto contento, e caddi dalla sedia quando lessi la notizia che il suo prossimo progetto sarebbe stato “At the mountains of madness” tratto dalla sua musa Lovecraft.
Purtroppo quest’opera, a metà tra la generatrice di infarti ed orgasmi multipli, è stata rimandata per perpetrare lo scempio degli scritti di Tolkien e realizzare “Lo Hobbit” .
Sicuramente otterrà risultati migliori di Peter Jackson che per me è rimasto il regista rozzo di “Bad taste” e che non si sa bene per quale felice ispirazione mi indusse a sperare in lui con “Creature del paradiso” , salvo ricrederemi nuovamente con quella tonnellata di noia autocompiaciuta che è stato “King kong”.
La trasposizione della trilogia de “Il signore degli anelli” non è mai stata di mio particolare gradimento non ritrovandoci, paradossalmente, proprio quel mondo che nella mia mente di bambino si era creato durante la lettura dei libri, considerando persino migliore la versione a cartoni animati di Ralph Bakshi.
Tuttavia Del Toro ha della sua un asso nella manica: è cresciuto sui fumetti, sui giochi di ruolo, sui racconti di Lovecraft e su tutto ciò che rientra nell’immaginario fantasy e se non riesce lui a riscattare Tolkien fino in fondo nessuno potrà riuscirci.
E’ proprio l’immaginario multistratificato, derivativo, non di massa che salva “Hellboy 2″ dall’essere un pedante blockbuster per decerebrati, offrendo una cascata di delizie visive che al pubblico medio-ignorante appariranno come colpi di genio.
Così non è ed “Hellboy 2″ non è certo un capolavoro, ma la messa in scena di Del Toro, per quanto meno originale e proveniente da fonti meno alte rispetto a “Il labirinto del fauno”, è esteticamente una boccata d’ossigeno che, benchè sia incastonata in film fondamentalmente infantile e basato su una sceneggiatura degna di un episodio qualsiasi della serie “La mummia”, fa quasi commuovere per il modo sottilmente violento con cui il regista piega la macchina hollywoodiana al suo background immaginifico e lo impone a man bassa.
Non arrivo ad affermare che il film sia un punto di svolta estetico, ma è un primo passo importante.
Se Del Toro potrà finalmente ottenere i fondi per il film ispirato al racconto di Lovecraft allora spero arriveremo davvero ad un terremoto nei canoni estetici del fantasy visto su grande schermo.
Per apprezzare il film bisogna spegnere il cervello, totalmente, ed abbandonarsi ai sensi: i personaggi sono bidimensionali, recitano battute decisamente stupide, il tono generale è spesso scanzonato e il siparietto musicale è semplicemente orripilante.
Ad aggravare il tutto un doppiaggio inqualificabile per Selma Blair (se penso che Kubrick pretendeva il controllo persino sui doppiatori stranieri, rimpiango il suo fascismo artistico troppo spesso ultimamente).
Inoltre bisogna non iniziare a riconoscere le fonti di ispirazione per i personaggi, e godersele semplicemente in movimento: Brom è saccheggiato in modo sfacciato, ed aggiungiamo alla lista persino Bosch e Pyramid Head di “Silent hill” , i robot degli anime giapponesi e La principessa Mononoke” di Miyazaki, Lovecraft e qualsiasi RPG a vostra scelta.
Nonostante la riconoscibilità dei vari mostri, Del Toro ce li fa amare perchè li ama lui stesso, nella sua ottica reiterata fino allo stucchevole di elogio della diversità (decisamente divertente la battuta sulla minaccia alla famiglia da parte dei matrimoni inter-specie) e rimpianto di un mondo perduto e sotterraneo come quello in cui vivono i regnanti dimenticati dagli umani.
Inoltre ci sono almeno due sequenze da antologia: l’attacco e l’uccisione dell’ultimo esemplare di dio della foresta e l’apparizione della morte in persona, una rielaborazione personale di iconografia classica e religiosa con un risultato strepitoso, che fa rimpiangere che il film non sia maggiormente gotico e sia così alla portata delle famiglie.
Infine Del Toro sembra molto concentrato sul design dei personaggi e sulle scenografie, ma appare poco a suo agio con scenari più ampi e grandi scene di battaglia, forse anche per una questione di budget visto che gli effetti speciali abbondano ogni singolo minuto.
Soprassedendo sui difetti, dovuti sicuramente al target del film e al desiderio dei produttori di vendere un film che non abbia un successo medio come il primo episodio (ma la trama era talmente uno scempio che è già un miracolo che sia nato un franchising), “Hellboy 2″ intrattiene ed incanta per due ore, pur con qualche sporadica caduta, e la visione, assolutamente a schermo gigante e con dolby digital, vale ampiamente il prezzo del biglietto.
Vi segnalo un prologo animato (sostituito nel film da uno ancora più efficace) e la recensione di Elvezio Sciallis.






Davvero Del Toro pensava di fare una trasposizione cinematografica di At the mountains fo darkness???
E’ uno dei miei racconti preferiti di HPL!
Spero che venga realizzato.
Qui concordo in pieno, invece.