Flussi di incoscienza

La penultima verità – P. K. Dick

Pubblicato nel 1964, “La penultima verità” rimane tra i romanzi più intriganti ed avvincenti di Dick, consigliabile soprattutto a chi di quest’autore conosce pochi testi e ci si vuole avvicinare per poi a passare testi più complessi sia a livello simbolico sia a livello di tematiche.

In questo romanzo tutto funziona alla perfezione, ad iniziare dalla trama costruita come se si trattasse di un noir fantascientifico, per cui come svezzamento è l’ideale per quanto sono eccitanti i colpi di scena ed i misteri.

Potrebbe quasi essere considerato la summa delle paranoie e delle previsioni dell’autore (alcune sinceramente inquietanti, per quanto attuali e veritiere) che è riuscito tramite libri di genere a costruire un mondo futuristico completamente originale, con elementi ricorrenti (i precognitivi, per esempio), in cui si mescolano satira e complottismo politico, cibernetica, riferimenti biblici e una cospicua dose di pessimismo cosmico.

Aver intuito mezzo secolo prima i più fini meccanismi di controllo delle masse da parte della politica (in particolare, questo libro è incentrato su una clamorosa mistificazione mediatica) rende Dick il classico scrittore visionario che, nostro malgrado, aveva fottutamente ragione.

“La penultima verità”  è ambientato durante la terza guerra mondiale, iniziata su Marte e poi diffusasi sulla Terra a causa degli scontri tra i Dem-Occ statunitenesi e gli Un-Pop sovietici.

L’umanità è costretta a vivere nei cosidetti formicai sotterranei e a rifornire le truppe robotiche in superficie di nuove unità, pena la soppressione.

L’unico contatto col mondo esterno è rappresentato dalla televisione tramite cui il Protettore, Talbot Yancy, commenta una sorta di telegiornale di regime che trasmette filmati di distruzione e guerra.

E mentre gli umani sono convinti che la Terra sia ormai devastata, inabitabile a causa delle radiazioni e contaminata da batteri temibilissimi, in superficie una casta guidata dall’umanoide Stanton Brose, conduce un complotto gigantesco iniziato già dagli anni ’80, quando grazie al talento del regista Gottlieb Frischer si iniziò a rivedere la storia con la produzione di filmati che mostravano Roosevelt e Stalin complottare coi nazisti.

La storia è costruita secondo un climax avvincente e non voglio anticiparvi nulla.

Sappiate solo che è come lecito attendersi qualcuno uscirà in superficie e scoprirà una verità differente da quella nota, ma le sorprese sono riservate dagli intrighi messi in atto dai potenti, dai mezzi incredibili di cui si avvalgono, dalle mille invenzioni robotiche, dai viaggi nel tempo o nello spazio, e dalle suggestive descrizioni di un mondo che è sopravvissuto all’apocalisse con un colossale inganno diventando la pantomima di se stesso.

Inoltre è eccezionale il modo dettagliato con cui Dick spiega come siano stati ingannati i popoli, gettando un’ombra che si allunga fino ai mezzi di comunicazione di oggi ed instillando, come suo solito, dubbi paranoici che difficilmente ci toglieremo dalla testa.

E quando l’umanità penserà che gli sia stata rivelata la verità, in realtà avrà ricevuto un’ulteriore menzogna da smentire, con conseguenze inimmaginabili.

Il parallelo più immediato è sicuramente con film come “The matrix”, in cui gli umani sono ridotti a schiavi ed illusi sul loro stato.

In questo caso, però, non ci sarà nessun Messia dai superpoteri a svegliarli, ma un uomo ambiguo proveniente da un’epoca passata i cui scopi, in ultimo, saranno più personali di quanto si creda.

E la ribellione finale scatterà forse in modo convulso e violento (anche se Dick su questo punto della vicenda concede spazio alla nostra immaginazione e ci lascia col fiato sospeso).

Superata la difficoltà delle invezioni semantiche di Dick (comunque comprensibili con un minimo di raziocinio e commentate in alcuni punti all’interno del libro), vi ritroverete in apnea nel peggiore degli incubi, perchè al di là che si tratti di fantascienza, l’autore mantiene sempre i piedi ben saldi in qualcosa di concreto ed attuale, stabilendo un legame col presente di chi legge e procurando quella potente angoscia che si prova quando i propri punti fermi vengono sgretolati.

Sono convinto che Popper lo amasse.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...