“Devo andare e vivere o restare e morire”.
Vincitore di numerosissimi premi in diversi festival e tratto dal più originale romanzo a tema vampiresco scritto negli ultimi anni, “Lasciami entrare” di J. A. Lindqvist (anche autore dello script), si presenta come una trasposizione piuttosto fedele, sia nei riguardi dell’atmosfera glaciale che avvolge i protagonisti ed alla crudezza degli eventi sia della trama nei suoi snodi principali.
Non deluderà chi ha apprezzato il libro, grazie anche alla scelta registica di un’impostazione estremamente realistica, autoriale, incentrata sulla caratterizzazione dei personaggi, dialoghi estremamente rarefatti, lo sfruttamento degli ambienti naturali e la costruzione di immagini fredde, minimali, spesso statiche, che costringono lo spettatore a guardare, lo collocano in mezzo alla scena e ai protagonisti creando un senso di angoscia crescente mano a mano che la violenza si accumula.
Tralasciate le sottotrame sull’oscuro passato del vampiro Eli e la pedofilia di Hakan, la coppia Oskar ed Eli diventano il fulcro della narrazione ed il loro rapporto è trattato con tutta la delicatezza possibile, evitando le morbosità derivate dalle ambiguità sessuali e la giovane età degli interpreti (a dir poco eccezionali entrambi, in particolare Lina Leandersson, eterea, pallida, ma con enormi occhi blu espressivi che ne rendono il volto quasi alieno).
Il risultato è un film lontanissimo da ogni possibile spettacolarizzazione, dall’incedere lento e drammatico, costituito per lo più da sequenze silenziose, in cui le immagini sono autoesplicative con la loro forza e la dimensione quotidiana rende l’orrore credibile e disturbante, senza alcun effetto di artificiosità, molto fisico.
Pertanto non aspettatevi scene strabordanti di effetti speciali, come presumo avverrà per il già preannunciato remake americano, ma sangue rosso scuro che bagna corpi pallidi, il rumore di lame che squarciano gole che gorgogliano, corpi che si accarezzano per amarsi o si dibattono per sopravvivere, volti coperti di sangue che dissertano di vendetta.
Ogni dettaglio è estremamente misurato e curato, che si tratti di una parola o di un effetto sonoro, rendendo il film un piccolo capolavoro di regia e scrittura.
L’autore stesso sembra aver voluto sfrondare tutti i dialoghi, quasi annullandoli, e sintetizzare diversi passaggi rendendo la storia meno dispersiva, rinunciando a capitoli spettacolari del romanzo (la trasformazione e morte di un vampiro, ridimensionata a poche, ma efficaci, scene; i flashback di Eli; la lotta finale con Hakan) che su schermo sarebbero risultati prolissi (forse anche per questioni di budget, ma si intravede una scelta artistica collettiva piuttosto precisa).
L’estremo equilibrio, senza rinunciare a momenti shock somministrati al momento giusto, è la forza di “Let the right one in” e sono sicuro che verrà sovvertito nel suo formato blockbuster, in cui i riferimenti a omo e pedofilia, alla castrazione di Eli (visualizzata in una fugace inquadratura) lasceranno il passo a scene urlate ed effettacci, perchè i sentimenti e il sesso sono ciò che davvero smuove le coscienze.
L’estrema normalità con cui viene rappresentato l’amore tra Oskar ed Eli, la visione di corpi infantili seminudi o di labbra schizzate di sangue che si baciano con tenerezza, inseriscono elementi perturbanti in modo sottile tipici di un cinema pienamente europeo.
Persino le scene conclusive risultano quasi astratte, ellittiche, perchè non c’è bisogno di spiegazioni per un pubblico che sa guardare e stare attento, rendendo sia terrificante la sequenza in piscina sia estremamente tenero il dialogo tra Oskar e Eli che comunicano col codice Morse picchiettando con le dita attraverso la valigia che li porterà lontano.
Intenso come un vecchio film muto e lontano anni luce da ogni canone dell’horror mainstream.






Non vedo l’ora di vederlo, è da molto che leggo critiche, e sono tutte positivissime.
Vorrei anche leggere il libro, ma non riesco a trovarlo in nessuna libreria dalle parti mie, che tu sappia lo stanno ristampando in versione economica?Quella che cercavo costava 17.50e
@Giapulp:
il libro è un miliardo di volte più intrigante, ricco di sottotrame e con un sottofinale molto splatter totalmente rimosso dal film.
Inoltre si rivela molto di più sul passato di Eli, lasciato qui completamente nel mistero.
Io lo acquistai appena uscito alla Feltrinelli di Genova e poi l’ho rivisto alla Fnac di Torino.
Da allora se sei fortunato trovi al massimo il nuovo libro di Lindqvist; non mi stupirei uscisse una nuova versione in occasione dell’uscita del film, appena presentato al Torino Film Festival.
il film l’ho appena visto al TFF e me ne sono innamorato totalmente. Ora cercherò il libro. Comunque il finale di questo film è curioso quanto quello di Lost In Translation! Viene la voglia di sapere cosa si dicono (fortunatamente con un po’ di ricerca l’ho scoperto, si dicono “puss”, che in svedese è come dire “bacetti”)
Finalmente sono riuscito a prendere il libro, l’ho ordinato su internet insieme a “il fu mattia pascal” hihihihi che non sono mai riuscito a leggere!
Pirandello è in assoluto uno degli scrittori più attuali ed emozionanti che conosca.
Non so quanto sia vero l’aneddoto della follia della moglie e di quanto questa abbia influito sulle sue riflessioni sulla perdità dell’individualità, ma ho sempre trovato i suoi testi profondamente umani.
speriamo che con l’ arrivo dell anno nuovo il genere horror diventi migliori,ultimamente molti film mi hanno delusa…
Lasciami entrare sara’ un film che sicuramente andro’ a vedere.