Anno 2020.
La figlia di un’esperta di chirurgia telematica rimane gravemente ferita durante un incidente d’auto.
L’agente David Hoffman perde sua moglie, ferita durante uno scontro a fuoco col pericoloso criminale Nicolov.
Alcune persone scompaiono per diversi giorni, mentre altre vengono ritrovate decedute e con il cervello distrutto da potenti cariche elettriche.
I sopravvissuti sono privi di memoria ed in comune con i morti hanno strani segni sulle palpebre.
“Chrysalis” è una produzione di un paio di anni fa che insieme ad “Eden Log” (ben più originale) e “Dante 01″ (da evitare), rappresenta l’ennesimo tentativo per la Francia di ritagliarsi un suo spazio commerciale anche nel genere sci-fi.
Per ora la Francia ha rivoltato come un guanto solo il genere horror, mentre per la fantascienza pare essere ancora aggrappata a modelli iconografici americani che mal si conciliano con una narrazione di gusto più europeo.
Il risultato è che lo stiloso “Chrysalis” si lascia piacevolmente guardare, ma rischia di annoiare o deludere, sempre in bilico tra pretese autoriali, immagini autocompiaciute e patinate e botte da orbi, come se gli sceneggiatori volessero prendere tutte le direzioni possibili.
Per fortuna tecnicamente il film è di alto livello e, sopportando qualche lentezza, la visione può anche valere la pena se non ci si fa ingannare da improbabili paragoni con “Blade Runner”.
I punti di forza del film, e qui cova l’inganno, sono il potente sonoro, una certa ricercatezza nella composizione geometrica delle immagini, gli spettacolari ambienti hi-tech senza tempo, l’ottimo montaggio delle scene di azione o di combattimento (coreografate da uno degli attori protagonisti, Alain Figlarz, già all’opera con la serie “Bourne”) ed una sceneggiatura che si prende il suo tempo per far intrecciare le sottotrame parallele e farle convergere al momento della rivelazione.
“Chrysalis” assomiglia più a un action-thriller che non ad un esercizio di distopia fantascientifica, e parte del divertimento deriva proprio dal cercare di capire come si combinano tutti i tasselli del puzzle, con qualche colpo di scena efficace, ma mai davvero eclattante.
In definitiva un film che si pone all’incrocio di diversi generi, incastonati in una cornice lucidata a pennello (costantemente raffreddata dal filtro blu) non sempre adatta a ciò che vediamo.
Corre il rischio di sembrare meramente decorativo o un puro esercizio di esibizionismo tecnico fine a se stesso.
Essendo il primo lungometraggio di Julien Leclerq, è lecito pensare che gli abbiano fornito l’occasione di scaldarsi i muscoli, dopo il già chiaccherato corto intitolato “Transit”.






Che fine ha fatto il prode Elvezio? Ci manca! Lenny mica hai a che fare con la sua scomparsa?? Se è così non basteranno 10 angela bassett a salvarti! O sono vere le voci che lo danno al seguito di bondi in festini raeliani obbligato a leggere le poesie del suddetto pelatone? O è qualcosa del tipo Pentiti elvezio disse l’uomo del tic tac?
Il mitico Elvis ha lasciato un post sul blog per annunciare una pausa forzata di attivita’, ma avendolo visto proprio qualche giorno prima posso garantire che come l’Elvis più famoso e’ vivo e vegeto. Non so molto, ma come uno degli Antichi tornerà.