Cinema, Flussi di incoscienza, recensione

The social network

Appena conclusa la visione di “The social network”, il mio primo pensiero è stato che David Fincher e Justin Timberlake siano affetti da progeria (il primo artistica, il secondo fisica).

Ora immaginiamo che nessuno conosca esattamente la storia di Mark Zukerberg, e che, come il sottoscritto, non abbia neanche mai visto la sua faccia fino a due giorni fa.

Immaginiamo anche che Facebook non sia il vostro social network preferito (anche se è inevitabile sapere che cosa mai sia) o che addirittura non siate utenti di alcuno di essi.

Immaginiamo (precisando la frase soprascritta) che non vi identifichiate in un mondo di nerd e rampantismo e che vi rechiate al cinema a vedere “The social network”, come vergini non ancora stuprate da quella follia collettiva autoreferenziale che è Facebook, tanto da essere ormai considerato una sorta di mondo parallelo.

Vi accomodate, inizia il prologo.

Il miglior Sorkin, quello tanto acclamato da sedicenti intellettuali della rete, quello che è stato osannato per “West wing”, ma ogni tanto qualcuno dovrebbe ricordarsi che ha sceneggiato anche marchette come “Malice”.

Battute a raffica, calembour, giochini verbali, quelli che una persona non avvezza a social network di presunta élite come Friendfeed non sa che sono costantemente imitati, in quella smaniosa ricerca di essere witty che alla fine diventa maniera.

Il me un tempo vergine ammira, il me ormai sodomizzato dai sorkiniani avverte prepotentemente il peso dei testicoli che si avvicinano al pavimento.

Ma se l’impostazione è quella dell’attitudine witty da salotto, il resto, per fortuna, scorre su uno script solidissimo in cui le frasi lapidarie sono centellinate e dosate nell’effetto.

Ed è proprio la sceneggiatura di Sorkin, cesellata e pulita, a sostenere non solo un barlume di attenzione per una storia che a mala pena potrebbe interessare un produttore televisivo (se non si parlasse di un fenomeno collettivo), ma tutto il film.

Lo script batte il tempo, scandisce gli eventi in modo cronometrico, delinea in modo non retorico figure talmente stereotipate (dai nerd ai due vichinghi della canoa), da riuscire a intrattenere.

Il grado di apprezzamento della storia dipenderà da quanto vi sentiate in qualche modo vicini o coinvolti da quel mondo, da quanto conosciate già le vicende (per nulla intriganti) dei vari Sean Parker o Andrew Garfield.

Essendo tutti i protagonisti una teoria di scimmie narcise, senza essere comunque fulcri drammatici, non è da escludere che le due ore di durata del film vi possano sembrare duecento.

E la colpa è di Fincher che gioca al ribasso persino rispetto a “Zodiac”, limitandosi a illustrare in modo piatto e pedissequo ciò che Sorkin ha architettato in modo perfetto.

Presupponendo come giustificazione una scelta di realismo (che non è mai documentaristico, e quindi più di un dubbio ce lo si pone), premettendo che un difetto del sottoscritto è quello di avere un debole per film che titillano i sensi, la qualità visiva di “The social network” è quanto di più piatto ci si possa attendere dal regista, ivi incluse inquadrature abusate e riciclate.

Alla fine gli unici elementi degni di nota sono il già citato script, la soundtrack curata da Trent Reznor (emotivamente più comunicativa e avvolgente di quanto non lo siano le immagini, benchè chi ha più di 30 anni riconoscerebbe quei campionamenti tra mille e dell’ennesima versione de “L’antro del re della montagna” di Grieg ne avremmo anche fatto a meno) e l’enigmatico Jesse Eisenberg, perfetto nel rendere i lati oscuri di un ragazzo nevrotico che appare più cattivo e avido di quanto non sia e che non trova alcuna redenzione nella realtà.

“The social network” è un film talmente attuale da attrarre l’attenzione di chiunque, ma non narra del fenomeno dei social network, bensì della nascita di Facebook e delle cause legali correlate.

Più legal scarsamente thriller che disamina sociologica o psicologica.

E senza veri picchi di ironia, di cui, d’altronde, Fincher è notoriamente privo.

A parte il tema, è davvero questo il film dell’anno?

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2 thoughts on “The social network

  1. CST ha detto:

    Per me si.

    Ciò malgrado, devo ammettere che Eisenberg non mi è piaciuto a pieno.

    Complimenti per la disamina, una delle migliori lette finora.

    CST

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  2. Breuzo ha detto:

    Film dell’anno un par di ciufoli, resta però un esercizio di regia e ritmo decisamente ben riuscito. Girare 120 minuti di una querelle legale piuttosto banale richiede una serie di salti temporali narrativi ed una tensione sonora non comuni. La sequenza della regata ad Henley-on-Thames è un cameo di bel cinema in una pellicola francamente prescindibile.

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