Eravamo io, Barilla e una donna al centro (intermezzo)

Non_aprite_quella_portaDel monologo non indispensabile di Guido Barilla a proposito dei valori che gli spot pubblicitari della sua azienda difenderebbero ne avremmo tutti fatto a meno, a cominciare da lui.

Le scuse successive sono indicative del fatto che il danno d’immagine ci sia stato e che ci sia stata la corsa ai ripari (perché noi viviamo in Italia e protestiamo sui social network per 24 ore, più che altro per far passare la giornata o in nome del nostro unico vero dio 2.0, il sacro LOL, ma nel resto d’Europa, e soprattutto negli Stati Uniti, un’iniziativa di boicottaggio viene sempre vissuta con lo stesso spirito search-and-destroy con cui gli yankee affrontano qualsiasi questione), ma, come forse era lecito aspettarsi, in Italia abbiamo un’anomalia peculiare: la capacità di non capire mai un cazzo di nulla, tipica soprattutto di gente che spesso ha il tesserino da giornalista o alloggia nei salotti di Rai3, ormai luogo per la messa in atto di culti verso i nuovi soloni.

Se qualcuno che è stato da Fazio scrive un commento sul fatto del giorno, 10 volte su 10 è una puttanata.

Se pensate che il motivo per cui i gay si sono inalberati sia stato il concetto mai coppie gay nei nostri spot o non avete letto tutto il discorso o siete dei manipolatori in malafede.

La famiglia MulinoBiancostyle, praticamente La casa nella prateria con ancora meno sesso in cui i figli sono quasi sicuramente nati per partenogenesi, è uno stereotipo entrato nel nostro immaginario collettivo da decenni.

Quella famiglia è così, punto e basta, e nessuno la discute.

Magari da qualche parte nel mondo esiste pure.

Che l’azienda Barilla promuova quel tipo di sensazioni fa parte del suo agire, ma una famigliola felice non è nociva per nessuno e negli spot non compaiono gay-zombie che sbavano alle fineste sul FILF di turno.

Così come una coppia gay non minaccia con la sua esistenza alcuna famiglia classicamente e democristianamente intesa, è vero anche il contrario.

(Anche se io vi direi che il termine famiglia ormai mi ripugna quanto matrimonio e che sono a favore dell’orfanizzazione dei bambini appena nati, come proponeva il buon Platone, ma voi non ascoltatele le persone col dente avvelenato).

La frase che ha fatto salire la merda al cervello è un’altra: basta che non disturbino gli altri.

E in un secondo cambia l’ottica attraverso cui guardi certi spot, ti senti il cane da lasciare fuori da un locale e ti chiedi se per caso hai mai eiaculato sullo zerbino del signor Barilla, se hai usato una Macina come cockring (e se lo avete fatto non raccontatelo in giro), se ti sei ripreso mentre ti masturbavi analmente con un Flauto e poi hai postato il video su Youtube o se hai fatto passare il Gay Pride sotto casa sua alle 7 del mattino della domenica con l’orrida musica che piace ai gay sparata a tutto volume.

E non è che un gay cade dall’albero più alto del boschetto della sua fantasia e urla Oh mio dio, un omofobo!

Fatemi capire, nazisti dell’Illinois: ma pensate davvero che il problema sia che è un omofobo?

Un gay di 30-40 anni sapete quanti ne ha già incontrati? Conoscenti, parenti e genitori? VAGONATE DI STRONZI.

E nel 2013, per altro in un periodo post-leggeminifarsa contro l’omofobia, che tutela le associazioni omofobe, che ci ha allietato con decine d’insulti di provenienza politica per le quali si sarebbe vergognato persino Mel Gibson, ne abbiamo semplicemente, prosaicamente, i coglioni pieni.

Per cui, parafrasando Allen, si sa come sono quelli: basta un accenno di omofobia e indicono subito un boicottaggio.

Mi consideri come un molestatore? Oh, scusa se ti mando a farti fottere!

Come recita un tweet di @la_qeenzit La tua libertà d’espressione finisce dove inizia la mia libertà di prenderti a calci in culo.

E questo cristallino concetto ci conduce al secondo punto.

Come se già non bastasse venire a conoscenza che il signor Barilla non vuole che disturbiamo chissachiechissacome, aggiunge, compiendo il capolavoro, che se non approviamo il suo pensiero possiamo comprare la pasta di un altro marchio.

Quindi io ringrazio profondamente il signor Barilla, di cui ho sempre acquistato i prodotti, per avermi reso edotto del fatto che non solo un gay non è particolarmente nelle grazie sue e della sua azienda, e quindi non vedo perché dovrei comprare da lui (vi piace il libero mercato? Assaporatelo fino in fondo!), ma che è lui stesso a concedermi il permesso per farlo (troppa cortesia).

Lo ringrazio per questo suo coming-out e soprattutto perché un imprenditore che compie il sacrilegio di affermare non comprate i miei prodotti dovrebbe essere deriso da qui all’eternità e se non volete punirlo perché è l’ennesima voce omofoba che occupa spazio (ricordate il concetto di coglioni pieni?), almeno punitelo perché di imprenditori così l’Italia in questo momento non ne ha bisogno.

Perché chi crea un danno, anche minimo, alla propria azienda in ultimo rovina i suoi dipendenti.

Una nota finale: la scuse e la retorica sulla centralità della figura della donna (centrotavola, immagino) dovrebbero offendere più le donne degli omosessuali, che ormai sono urticati e sensibilizzati, invece ho letto decine di commenti femminili sui social-network in difesa del signor Barilla e persino nettamente omofobi.

Queste donne per me non hanno alcuna scusante, non m’interessa se siano cresciute a pane e maschilismo e siano state lobotomizzate, perché come non perdono gay repressi, con triple vite, sedicenti cattolici, berlusconiani o peggio (che non significa gay di destra, significa gay della destra italiana), ho smesso di avere un atteggiamento paternalista e comprensivo verso adulti privi di consapevolezza, in questo caso del fatto che l’omofobia è parente di maschilismo e machismo.

Queste donne sono delle idiote collaborazioniste, sono quelle che vi hanno detto che certi comportamenti non sono da maschio o non sono normali (ah la normalità, il concetto statistico più stuprato nella storia della statistica), sono quelle che vi diranno che fare le cameriere per mariti e figli a loro piace (nessuno vi nega alcun piacere, se è piacere e non situazione condizionata e imposta), sono quelle che la famiglia è un maschio e una femmina (dovremmo chiamarla per diletto famiglia bisessuale) e che i gay fanno schifo perché non sono veri maschi.

In tutto questo qualcuno si è dimenticato le lesbiche, quelle che più spesso, in vari modi, mettono davvero su famiglia.

Ecco, apprendendo il meglio dal notoriamente docile carattere di molte lesbiche, potremmo imparare a condurre la nostra vita e sbattercene dell’ennesima dichiarazione omofoba.

E noi lo faremmo, ve lo assicuro: è sufficiente che anche gli omofobi inizino a sbattersene, della nostra vita.

E il divertimento che c’è stato nello sbeffeggiare il signor Barilla ha unito molti gay che di solito litigano persino su se sia più brava Christina Aguilera di Lady Gaga (e per me possono evaporare entrambe): è stato facile, è stato veloce, la voce si è sparsa oltre l’Italia in 12 ore.

La prossima volta questa unità troviamola su faccende veramente serie e consideriamo tutto questo un simpatico rodaggio.

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