Cinema, Flussi di incoscienza, recensione

Dread

Anthony Diblasi, dopo essere stato uno dei produttori di “Book of blood” e “Midnight meat train”, torna ad inseguire il suo mentore Clive Barker e porta su schermo il racconto “Dread”.

Tre studenti di cinematografia decidono di realizzare uno studio sulla paura coinvolgendo un folto gruppo di volontari; ma uno di loro nasconde la reale motivazione per cui tanto desidera girare il documentario.

E la conoscenza delle fobie altrui diventa uno strumento di catarsi, potere e tortura.

Lo spunto alla base del racconto è intrigante, e potrebbe lasciare spazio a sviluppi potenzialmente infiniti, ma nella sceneggiatura, di cui è anche responsabile, Diblasi sembra aver voluto tenere fede alla sua fonte inciampando per tutto il primo tempo in errori ingenui come prolissità e inutili complicazioni, a livello di struttura narrativa, a discapito della psicologia dei protagonisti, appena abbozzati e interpretati da un un terzetto di attori mal orchestrato che passa dall’apatia ai toni sopra le righe in modo talvolta sfuggente (Jackson Rathbone appare semplicemente inerte).

Altro dato negativo è quello del comparto fotografico: Sam McCurdy ha lavorato per Neil Marshall, regista che non ha mai diretto film del tutto convincenti, ma di indubbio polso tecnico; in questo caso, forse per coprire le pecche visive da basso budget, McCurdy esagera con saturazione e contrasto e il risultato più che lisergico è obiettivamente fastidioso e fasullo.

Poste queste premesse, gli elementi per cui si possono spendere novanta minuti nella visione di “Dread” sono la svolta prevedibile, ed attesa da fin troppi minuti, che da avvio alla seconda parte e uno spiccato gusto per la crudeltà e i dettagli da pornografia horror che rendono un paio di sequenze sufficientemente dure da sopportare anche per stomaci già collaudati. Continua a leggere

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Cinema, Flussi di incoscienza, recensione

Book of blood

Nel corso degli anni diversi sono stati i tentativi di adattare i “Libri di sangue” pubblicati da Clive Barker tra il 1984 e il 1985 e mediamente tutti infruttuosi, se escludiamo “Candyman”.

Tra quelli distribuiti in Italia, “Il signore delle illusioni”, diretto dallo stesso Barker, è poco più che un mero oggetto per collezionisti e “Midnight meat train” è un film che non riesce a tenere in equilibrio gli eccessi grotteschi del regista di “Versus” e il contesto di follia e morte.

Decisamente superiori i fumetti della serie “Tapping the vein”.

Di “Book of blood” è pienamente responsabile John Harrison, sceneggiatore, regista, attore, compositore, assistente alla regia per George Romero, nonchè in generale uno che può vantare un lungo curriculum su più versanti nell’horror low-budget e televisivo.

Harrison realizza un film fedelissimo al racconto introduttivo e al postscript dell’edizione UK (“On Jerusalem street”), nel tentativo di avere a disposizione materiale sufficiente per un lungometraggio e, si suppone, nel tentativo fin troppo ottimista di dare avvio ad una serie iniziando con rispetto filologico dal principio.

Il problema è che la qualità del generale del prodotto è mediocre: in linea con le ricche produzioni televisive di oggi, ma non abbastanza d’impatto per sfondare al cinema. Continua a leggere

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Cinema, Flussi di incoscienza, recensione

Midnight Meat Train

Un fotografo dalle ambizioni frustrate, Leon, si immerge nella notte della sua città per scoprire soggetti interessanti.

Una notte assiste al tentativo di rapina sui binari della metropolitana a danno di una ragazza, la quale verrà dichiarata scomparsa nei giorni successivi.

Nel frattempo un serial-killer macellaio, probabilmente non del tutto umano, compie scorribande sanguinolente sui treni notturni della metro (cadaveri appesi a mucchi e nessuno se ne accorge) ed il protagonista ed il mostro ben presto si incontreranno; e ciò non è casuale, dato che una minaccia antica e bestiale incombe sugli umani e Leon è la pedina di progetti che neanche può immaginare.

“Midnight meat train” avrebbe potuto sorprenderci: un racconto di Clive Barker come fonte, lo stesso Barker tra i produttori, un giapponese dedito agli action-movie alla regia (per quanto il plurinominato “Versus” sia trash allo stato puro, ma vanti un nutrito gruppo di estimatori), una storia con molte possibilità di sviluppo narrativo, tra mondi paralleli ed echi lovecraftiani.

I problemi del film sono talmente tanti ed evidenti che il gusto nella visione sta nello chiedersi come sia possibile che quattro produttori, due case produttrici di effetti speciali e mille altri nomi in elenco abbiano potuto partorire questo baraccone che, se escludiamo una sequenza di macellazione umana, si porta nei territori dello slapstick, più che dello splatter.

Complice un cast decisamente incompetente ed adatto ad un film comico. Continua a leggere

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Cinema, Flussi di incoscienza, recensione, Religione

Cabal

C’era una volta Clive Barker, considerato erede di Stephen King (prima di “Hellraiser” era noto essenzialmente come scrittore. Sua produzione più famosa i “Libri di sangue” poi trasposti in parte anche nella serie a fumetti “Tapping the vein” ).

Oggi la sua vena creativa sembra esaurita.

Di recente ha contribuito alla realizzazione dello splendido videogioco “Jericho” , sono usciti i comics tratti da “I libri dell’arte” (in Italia “Apocalypse” , in due volumi), pare che quest’anno sarà pubblicato il terzo libro dell’epica di “Abarat”.

Per fortuna le opere di un artista rimangono per sempre e sono diversi i media attraverso cui possiamo rituffarci nel suo immaginario, una personale commistione di horror, sadomasochismo e sfondamento dei confini del reale.

E’ un peccato che la fantasia sfrenata di Barker sia stata poco sfruttata, perchè la sua visionarietà e il suo talento per creare mostri originali e terrificanti non ha pari ancora oggi, dato che pure un Guillermo Del Toro in realtà saccheggia a man bassa le opere altrui (sebbene con impareggiabile stile).

“Cabal”, diretto nel 1990 e tratto dal libro omonimo di Barker, è un film non pienamente riuscito dal punto di vista della sceneggiatura (la storia di Midian avrebbe meritato più ampio spazio e alcune parti sono affrettate) e con diverse ingenuità narrative, ma nonostante i difetti palesi resta tutt’ora un viaggio in un immaginifico territorio mutante di cui persino David Cronenberg, nei panni di uno psichiatria-killer, ha voluto far parte.

Teniamo anche conto che il film è il risultato di diatribe ed incomprensioni fra il regista e i produttori (http://www.clivebarker.info/nbscene2a.html).

La storia è relativamente semplice e protagonista ne è una sorta di salvatore del mondo dei mostri, una versione speculare e dark di Cristo (servo di Baphomet invece di Dio, innocente e nuovo messia) ed accompagnata da una feroce descrizione dei preti: una specie di palingenesi anticristiana.

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Flussi di incoscienza

Apocalypse

La IDW Publishing ha pubblicato tra il 2006 e il 2007 una graphic novel suddivisa in dodici parti tratta dalla trilogia dei “Books of the art” scritta da Clive Barker tra il 1989 e il 1996, nota come “The great and secret show”.

Grazie alla Magic Press, e con il titolo di “Apocalypse”, esce anche in Italia, suddivisa in due volumi, quest’opera dalla confezione raffinata ed intrigante e che non tradisce la sua originale fonte letteraria.

Sceneggiato da Chris Ryall e disegnato da Jay Fotos e Gabriel Rodriguez, dal tratto pulito, preciso e molto ricercato, il racconto è impregnato di misteri, incubi e fenomeni soprannaturali come è lecito aspettarsi dal creatore di “Hellraiser” che si trova a suo agio anche con i territori del fantasy.

Al centro della trama il mondo dei sogni, Quiddità, descritto metaforicamente da Platone come Atlantide, un mondo acquatico dominato da un’isola emersa in cui abbiamo modo di approdare per breve tempo solo al momento della nascita, della morte e quando dormiamo accanto alla persona amata. Continua a leggere

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