“Anything in art seems cruel because reality is cruel. Perhaps that’s why so many people like abstraction in art, because you can’t be cruel in abstraction.”
La casa editrice “Thames & Hudson” ha ripubblicato nel 2008 la versione riveduta e corretta delle interviste di David Sylvester a Francis Bacon, che coprono il lungo arco di tempo compreso tra il 1962 e il 1986.
Si tratta di un documento eccezionale che consente di penetrare nell’habitat di uno dei più grandi artisti dell’ultimo secolo, mai appesantito da un eccesso di dettagli tecnici e, visto il piacere malcelato di Bacon di discutere della propria opera, di uno scambio intellettuale in ultimo umano, fin troppo umano.
I dipinti di Bacon non solo sono innovativi e unici, ma per quanto apparentemente criptici risultano emotivamente perturbanti e trasparenti, comunicando direttamente col nostro inconscio; tuttavia le interviste costituiscono una testimonianza che vorremmo possedere di ogni grande pittore e che consente di custodire nel tempo anche il pensiero dell’artista.
Essendo Bacon una persona estremamente complessa, le sue parole non sottraggono alle opere fascino e mistero, ma al contrario lo rafforzano, demistificando alcune diffuse ed errate interpretazioni del suo lavoro e conducendoci al nucleo delle sue fonti ispirative, del metodo di lavoro e degli scopi che si prefiggeva.
L’effetto è quello di essere sbalzati in un mondo mentale in cui lottano le ricerche estetiche, precise e razionali, e la volontà rabbiosa dietro i suoi gesti pittorici, istintivi e frequentemente accidentali, non filtrati dalla coscienza.

Fino al 29 Giugno 2008 è possibile visitare presso Palazzo Reale a Milano una mostra antologica dedicata a 




