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Posts contrassegnato dai tag ‘Libri’

foto“Anything in art seems cruel because reality is cruel. Perhaps that’s why so many people like abstraction in art, because you can’t be cruel in abstraction.”

La casa editrice “Thames & Hudson” ha ripubblicato nel 2008 la versione riveduta e corretta delle interviste di David Sylvester a Francis Bacon, che coprono il lungo arco di tempo compreso tra il 1962 e il 1986.

Si tratta di un documento eccezionale che consente di penetrare nell’habitat di uno dei più grandi artisti dell’ultimo secolo, mai appesantito da un eccesso di dettagli tecnici e, visto il piacere malcelato di Bacon di discutere della propria opera, di uno scambio intellettuale in ultimo umano, fin troppo umano.

I dipinti di Bacon non solo sono innovativi e unici, ma per quanto apparentemente criptici risultano emotivamente perturbanti e trasparenti, comunicando direttamente col nostro inconscio; tuttavia le interviste costituiscono una testimonianza che vorremmo possedere di ogni grande pittore e che consente di custodire nel tempo anche il pensiero dell’artista.

Essendo Bacon una persona estremamente complessa, le sue parole non sottraggono alle opere fascino e mistero, ma al contrario lo rafforzano, demistificando alcune diffuse ed errate interpretazioni del suo lavoro e conducendoci al nucleo delle sue fonti ispirative, del metodo di lavoro e degli scopi che si prefiggeva.

L’effetto è quello di essere sbalzati in un mondo mentale in cui lottano le ricerche estetiche, precise e razionali, e la volontà rabbiosa dietro i suoi gesti pittorici, istintivi e frequentemente accidentali, non filtrati dalla coscienza.

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emvIn piena estate, a Stoccolma, la natura sembra impazzire: caldo torrido, un campo elettrico di intensità fuori controllo, luci e apparecchi che non si spengono, un ronzio devastante e lo scatenarsi di un’emicrania collettiva.

E una larva che penetra silenziosamente in una lapide.

Poco dopo i morti si risvegliano.

E quando ci si sente perduti si tenta solo di tornare a casa.

In seguito alla pubblicazione anche in dvd dell’ottima trasposizione cinematografica del predecessore “Lasciami entrare”, spero che finalmente Lindqvist ottenga l’attenzione che si merita.

Nell’arco di soli due romanzi ha rimodellato i moderni archetipi horror in modo talmente forte e personale da poter essere considerato uno dei veri innovatori della letteratura di genere, ma anche un autore di talento che per merito della profondità della sua scrittura si eleva ben oltre ogni etichetta possibile.

Non bisogna lasciarsi ingannare dal titolo, che induce a pensare alla versione cartacea di un film della Hammer: “L’estate dei morti viventi” è un testo affascinante e surreale in cui nuovamente la figura del mostro è solo il termine di confronto per i protagonisti e il loro mondo.

Lindqvist adotta una prospettiva tra il romantico, il politico e l’esistenzialista, non gli interessa spaventare o turbare gratuitamente, ma suggestionare e indurre a riflettere, trascinandoci in un contesto che da un giorno all’altro perde ogni suo punto di riferimento. (more…)

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Zodiaco – M. Chattam

zodiacoUn nuovo romanzo di Chattam, che con “In tenebris” ha conquistato la mia stima eterna, è sempre una gioia: è come ricevere per regalo un barattolo pieno di sangue e non vedere l’ora di aprirlo per imbrattarsi come dei bambini.

Anche questa volta l’autore non delude, anche se non eccelle e non si è ancora liberato di alcuni dei suoi peggiori difetti, e ci consegna 400 pagine che trasudano psicopatia, morte, riflessioni sulla guerra e adrenalina intrecciate ottimamente grazie alla consueta capacità di tenere alta la tensione e di giocare a rimpiattino col lettore.

Il libro non è esente da qualche minus macroscopico e imperdonabile, ma se quello che adorate di Chattam è soprattutto il suo talento nel tenervi invischiati nelle pagine, anche questa volta godrete di alcune ore di divertimento assicurato, quel divertimento morboso intriso di terrore ed esagerazioni splatter (ed in questa occasione l’autore riesce a superare se stesso in efferatezza) che rende così efficaci i suoi thriller.

Ambientato nel corso di una guerra volutamente non meglio definita nè temporalmente nè geograficamente (potrebbe trattarsi dell’Iraq, ma anche del Vietnam), “Zodiaco” è incentrato su una serie di omicidi ai confini della body-art che tengono impegnati nelle indagini il tenente Craig Frewin, un colosso erculeo a capo della polizia militare, e l’infermiera Ann Dawson, il cui coinvolgimento nella caccia al serial-killer rasenta in modo sospetto l’ossessione.

Nell’imminenza di uno sbarco viene ritrovato il corpo di un soldato appeso a ganci da macellaio e la cui testa è stata sostituita da quella di un montone dopo essere stato decapitato.

Unico indizio un misterioso simbolo scritto nel sangue.

E mentre imperversa la battaglia, gli omicidi continueranno a ritmo serrato in un climax di inventiva sadica, furiosa e senza freni.

L’assassino è sicuramente un soldato, è dotato di un’intelligenza sopraffina e riesce a manipolare le menti altrui o a influenzare il corso delle indagini.

Scoperto il filo rosso che lega gli omicidi, il brutale massacro di un’intera famiglia sconvolgerà le conclusioni raggiunte dalla polizia e l’arresto del presunto colpevole sarà solo l’ennesima farsa abilmente architettata prima che l’occulto predatore ricominci a reclamare altro sangue.

Tutti saranno sospettati e tutti diventeranno potenziali vittime, perchè il mostro che si nasconde tra di loro conosce molti segreti personali che sa usare a proprio vantaggio e ha deciso che nessuno sfuggirà al macello. (more…)

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irdmddIn una casa isolata fra le foreste svedesi Herbert Molin, poliziotto in pensione, viene torturato e massacrato nel cuore della notte.

Stefan Lindman, ispettore, venuto di recente a conoscenza di essere affetto da un cancro, per sfuggire ai fantasmi della malattia e di una relazione che non è in grado di gestire, si reca sul luogo del delitto e rimane coinvolto inaspettatamente nelle indagini.

Quando scoprirà che Molin era un ex-nazista e che in Svezia giace sopito il sogno hitleriano deciderà di fermarsi anche a rischio della propria vita.

Mankell è uno scrittore noto per il suo impegno sociale, acclamato dal pubblico e che ha ricevuto per questo romanzo il premio per il miglior giallo europeo.

Come se non bastasse, è in arrivo la terza trasposizione cinematografica tratta da “Il ritorno del maestro di danza”.

Per me tutto ciò è un mistero incomprensibile, anche sforzandomi di relegare il testo nella categoria “lettura per il grande pubblico”.

E’ raro che al giorno d’oggi un thriller o un romanzo giallo assurga di diritto ad essere considerato letteratura e non solo passatempo morboso; in fondo si pretende solo di trascorrere qualche ora immersi in misteri, adrenalina, atmosfere suggestive e nella migliore delle ipotesi di essere presi dalla frenesia di arrivare alla conclusione per farci sorprendere dal finale.

“Il ritorno del maestro di danza” è un testo così prolisso, noioso e dalla trama talmente lineare che l’ho letto nell’arco di alcuni mesi nei momenti di più totale accidia (per fortuna sono stato ricompensato con l’ultimo romanzo di Chattam: stessa lunghezza, due giorni di lettura).

Esclusa a priori l’ipotesi “scrittura alta”, non riesco a comprendere come un lettore scafato di romanzi gialli possa appassionarsi a un tomo di 500 pagine di cui almeno 300 sono puro flatus vocis. (more…)

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gb

C’è una barzelletta che gira. Dice: “Quanti film di froci finiscono per diventare degli snuff movie?”. E la risposta è: “Se hai pazienza, tutti!”.

Cassie Wright è una pornostar all’apice della fama, e quindi ormai sul precipizio che annuncia il viale del tramonto.

Decisa ad immortalarsi letteralmente per i suoi innumerevoli ammiratori, organizza la più grande gang-bang mai concepita dai tempi di Annabel Chong con l’intento segreto, ma non troppo, di morire sotto i colpi di 600 maschi arrapati disposti a tutto pur di passare alla storia con lei e vantarsi che è il loro il pene che l’ha uccisa.

Perchè se non lo sapevate, un uomo dopo l’altro che si affastellano nella stessa vagina e silenziosamente può scatenarsi una letale embolia vaginale.

Siccome tutte le puttane sono un po’ mamme, e pure viceversa, in realtà pare che Cassie voglia compiere l’eroica  impresa per lasciare una fortuna miliardaria al figlio concepito sul set e poi abbandonato.

Pare anche che Cassie non morirà per embolia e che qualcuno abbia pronta una pillola di cianuro, così come pare anche che alcuni dei protagonisti non siano quello che dicano di essere o peggio ancora che pensano di essere.

Dopo il neo-mitologico “Rabbia” Palahniuk ci trascina in un turbine di pornografia intrattenendoci con un caleidoscopio di dettagli ripugnanti, badilate di humour nero, trivialità ed aneddoti meticolosamente ricercati e trasposti sulle follie compiute al fine di conquistarsi la fama (o perchè ne si è stati divorati).

Come da attese, il libro è travolgente e lo si ingoia come nelle più complete delle fellatio; si ride, ci si tiene lo stomaco per non vomitare, si riflette.

Eppure per chi Palahniuk lo conosce risulterà un testo minore, vuoi per la scarsa lunghezza, vuoi perchè di fronte all’anarchia creativa e corale del precedente testo si compie un passo indietro verso una meccanicità linguistica (la ripetizione a singhiozzo di alcune frasi che diventano tormentoni, la rigida struttura che alterna le voci di Sheila e dei numeri 600, 72 e 137) e narrativa che ricorda addirittura uno dei primi romanzi del nostro Chuck, “Invisible monsters”, ma senza risultare altrettanto sorprendente.

Inoltre se non siete dei Teodem, o se siete abituati agli eccessi di Palahniuk, difficilmente verrete scandalizzati o sconvolti e scordatevi pure la cornucopia di frasi epigrafiche che spesso valevano da sole l’acquisto dei suoi testi (se escludiamo il refrain “Sono sempre i genitori a fotterti”. Ed il senso è anche non metaforico!).

Ovviamente sempre meglio un’opera leggermente involuta di Palahniuk che cento altri best-sellers.

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A distanza di tempo, per non avere aspettative esagerate, dato che amo alla follia “Le particelle elementari”, ho letto un altro romanzo di Michel Houellebecq, in preda a salutare voglia di nichilismo a tutti i costi.

Da un punto di vista emotivo e soggettivo, non posso che apprezzare anche questo testo.

Ricco di pagine da antologia, “La possibilità di un’isola” riesce come i testi che l’hanno preceduto a schiaffeggiarti e scavarti dentro un buco esistenziale: una sensazione catartica.

Da un punto di vista oggettivo, tuttavia, Houellebecq si avvia a soffrire della stessa sindrome di J. G. Ballard, altro scrittore da me osannato, ma che di fatto ricama le sue parole intorno alle stesse tematiche, ribadendo fino alla noia e al didascalismo gli stessi concetti.

Quello che salva dall’annegamento entrambi è avere fottutissimo stile, oltre all’ambizione di essere profetici, quasi oracolari.

Che per essere tali sia necessario anche essere arroganti non è in discussione, ma la violenza lucida e consapevole con cui Houellebecq si scaglia contro l’umanità e le sue debolezze è ferocemente sincera ed efficace, ribelle nel suo voler destrutturare le fasi della vita cercando di non rassegnarsi alla loro ineluttabilità.

Il fatto che funzioni anche commercialmente, è un’altra storia: son convinto che molti si fermino solo sui dettagli morbosi e pornografici delle sue storie, rimuovendo il sentire che li sottende. (more…)

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Romanzo d’esordio piuttosto balzano, con numerosi elementi di originalità, una trama che affonda nell’astratto e sfida il lettore ad immaginarsi l’impossibile.

Il suo pregio (l’assurdità) è anche il suo limite più pesante, ma chi cerca anche solo una lettura stimolante potrebbe apprezzarlo.

Eric Sanderson soffre secondo la sua psichiatra di attacchi gravissimi di amnesia che sembrano distruggere dalla sua mente qualsiasi ricordo.

Alla base delle sue crisi il trauma dovuto alla morte accidentale dell’amata duranta una vacanza all’isola di Naxos.

Ingabbiato in una realtà che a lui risulta completamente ignota, la sua situazione mentale peggiora quando inizia a ricevere lettere firmate dal sedicente primo Eric Sanderson che gli illustra l’esistenza di un mondo concettuale che fa da sostegno al nostro mondo, ma soprattutto gli spiega come difendersi dagli attacchi del Ludoviciano, un cosiddetto squalo di testo, membro temibile di un regno di predatori che si nutrono di ricordi e divorano pezzo per pezzo l’identità delle persone.

Se pensate che questo presupposto sia già abbastanza surreale, sottovalutate la fantasia sfrenata dell’autore, che tuttavia rimane vittima delle sue stesse esagerazioni sottoponendo a dura prova la pazienza del lettore a cui si chiede di accettare situazioni implausibili senza fornirgli uno straccio di spiegazione. (more…)

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