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Peace is for pussies

L’amore più da vicino

closer.jpgIeri sera ho visto “Closer“.

Un capolavoro mancato.
Non si possono mettere frasi così dure e meritevoli di essere sottolineate in bocca a dei cani che si definiscono attori.
Il doppiatore di Jude Law (al quale si son scordati di dire che, oltre ad essere bellissimo, e farmi venire i brividi ogni volta che guardava dritto nella telecamera, doveva anche recitare) andrebbe arso vivo insieme a quello di Julia Roberts.
Peccato.
Ho avuto due sussulti potenti quando ho sentito frasi come: “Lo sai com’è fatto il cuore? E’ come un pugno chiuso avvolto nel sangue!” oppure “Tu non sai che cosa sia l’amore perché non capisci il significato della parola compromesso“.
Splendide alcune finezze di fotografia.
Imbarazzante la scena della chat, lo stesso imbarazzo che provai leggendo le prime pagine di “Soffocare” di Palahniuk, che mi fece salire il sangue alla testa per la vergogna in pieno giorno su un bus: i sessodipendenti mi capiscono; ridiamo sopra le nostre miserie umane mentre gli altri ridono di noi al cinema, non possiamo fare altro.
O erano risate isteriche come le mie quelle che ho udito in sala?

Ho anche capito perché non ho mai vissuto davvero l’amore.
L’amore, maschera per l’istinto di riproduzione negli eterosessuali, denudato del suo significato di inganno biologico ha occasione di diventare qualcosa di puro solo nell’ambito di un rapporto omosessuale (Platone docet).
Tuttavia nella realtà diventa una pallida ombra degenerata di un istinto che invece di elevarsi, diventa un moto interiore alla ricerca del suo significato biologico perduto.
E spesso diviene fonte di crudeltà, inflitta a se stessa e agli altri.
Inoltre quello che io ho chiamato amore non era che vampirismo.
E’ quello che ho provato a mettere in pratica con almeno un paio di persone, nutrirmi della loro anima per ricevere quello che mi mancava e far evolvere la mia persona.
L’istinto riproduttivo sostituito con l’egocentrissimo istinto evolutivo.
Ecco la mia soluzione all’inganno biologico dell’amore.
Non ho davvero bisogno di una persona il cui affetto sia così costante e presente da diventare ai miei occhi artificioso e stantio ed infine noioso.
Una volta assorbito dall’altro tutti gli input che a me mancano, sorge la noia.
Solo queste due persone, in grado di tenere in continua tensione i miei lobi frontali, sono riuscite ad arrivare alla porta del mio cuore.
Anche se quando ho chiesto loro di entrare si son fermate sulla porta, con reazioni opposte da parte mia nei due casi.
E che dire del sesso?
E’ una dipendenza, qualcosa che ti intossica, una malattia.
Ho generato così tanti Qlipha, vampiri psichici, che mi stanno prosciugando.
Le endorfine non ti bastano mai.
La spersonalizzazione dei rapporti è preferibile all’amore, in quanto non ti da mai dolore, non ti delude, è il nulla alienante che cerchi per non pensare.
Ti rincongiungi con Nuit e fanculo ai tuoi problemi esistenziali.
Perchè è difficile pensare ai suoi occhi, al fatto che non riesci ad interagire con lui come amico, che vorresti amarlo, e nello stesso tempo pensare a quanto sia fallace ed egoista e mostruosa la vera natura del tuo sentimento.
Ammanti di dolcezza e romanticismo solo una serie continua di atti di rapacità intellettuale.
Ma come fai ad amare una persona se ti senti un mostro consapevole di questo inganno, necessario per rendere accettabile a te e all’altro un rapporto di cannibalismo reciproco?
Ho provato dolcezza o scambiato gesti affettuosi con persone che in uno stato cosciente e razionale ucciderei.
Ho soddisfato il mio amor proprio scambiando dolcezza ed umori, per sentirmi amato, da persone delle quali non mi importa nulla.
Che specie di creatura diabolica e irrazionale son diventato?
Il sesso intossica. La dolcezza intossica. Il godimento intellettuale intossica.
La cura è la finzione dell’amore.
Ho sofferto fin’ora per un’insopportabile e necessaria finzione.
Che non funzionerà mai a lungo con me perchè non accetto compromessi.
E perchè il sangue che avvolge il mio pugno interiore dopo aver raggiunto il suo picco di calore si è congelato e mi ha trafitto con aghi gelati.
Tremavo di dolcezza vedendo Dan sdraiato a letto vicino ad Alice.
Pensavo: non è quello che vorrei io?
Svegliarmi al mattino e vedere i bellissimi occhi di una persona che mi accarezza piena di amore?
Ma quanto può durare questo senza mentire, sopportare, ingoiare, perdonare, appiattirsi su se stessi fino al collasso ed andare avanti per inerzia?
Solo con un altro vampiro potrebbe funzionare.
Non sentirei di essere un mostro se anche lui passasse il tempo a nutrirsi del mio sangue così come io farei con lui.
Senza compromessi.
Voraci e desiderosi l’uno dell’altro fino all’esaurimento, rincorrendoci in un perverso balletto infinito.
Consapevoli che l’amore vero è compenetrazione, non compromesso o finzione.
Ma denudato dell’aura romantica che tanto ci fa commuovere, consci dello squallore al quale può ridurre due persone, potremmo mai più trovare attraente l’amore?

2 commenti su “L’amore più da vicino

  1. anonimo
    02/05/2007

    Toccante!
    complimeti scrivi benissimo!

    Mi piace

  2. Everything but the hate
    27/08/2007

    Lenny Lenny,
    lo so, non cerchi (più) un altro vampiro. E l’amore non ti fa più tanta paura, ormai. Non vedrai più perversione nei balletti infiniti. E sorriderai scoprendo i tuoi dentini da Dracula metaforico, accarezzando piano l’altro mostro metaforico. Non sei impermeabile alla dolcezza.
    Graziosamente esplodi in rumoroso volo.
    Un bacio.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 28/12/2004 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , , .

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