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“Superstizione” – D. Ambrose

superstizione.jpgIl libro inizia in modo folgorante e cinico con il racconto di una seduta spiritica che avviene di fronte ad un vasto pubblico, svelando tutti i segreti adoperati dai medium e i loro collaboratori per ingannare le persone presenti.

Tutto viene documentato da una giovane e seducente giornalista, Joanna, scettica e pronta a distruggere il mondo dei cialtroni.

Tutto regolare, si pensa che questo thriller voglia forse puntare sull’ironia a discapito delle credenze popolari.
Nulla di piu’ sbagliato.
Mano a mano che la storia procede, puntellata con una intelligenza ed un sarcasmo notevoli, con l’esposizione delle piu’ importanti teorie della fisica moderna, quella che viene ribaltata è la comune percezione della realtà, fino che il lettore viene trascinato in una vicenda totalmente assurda alla quale nonostante tutto si crede e che getta addosso un’angoscia che raramente ho provato.

L’incipit del nucleo narrativo è rappresentato dal progetto di uno studioso del paranormale, Sam, messo in atto per creare un fantasma.
Creare è diverso da evocare.
Raduna un gruppo di persone, tra le quali Joanna ed un importante studioso di fisica, per inventare un personaggio storico del quale devono immaginare contesto storico, vicende personali e conoscenze.

Lo scopo è dimostrare il ruolo che la mente ha nell’influenzare la materia.
Ma che cosa puo’ accadere quando dai vita prima ad un semplice fantasma, che si manifesta nei consueti modi, e poi piano piano gli costruisci intorno una non-esistenza così probabile da renderla possibile?
E se Adam Wyatt, giovane americano emigrato in Francia al servizio del generale Lafayette, ambizioso e corrotto dalle amicizie con De Sade e il temibile Cagliostro, iniziasse ad esistere nel passato?
Com’è possibile che all’improvviso le persone che partecipano al progetto inizino a morire violentemente o a scomparire, mentre un misterioso discendente di Adam si insinua nella vita di Joanna?
Ricreare un evento nel passato, far nascere un individuo abietto e dedito all’occulto, puo’ produrre tragiche conseguenze nella realtà presente?
L’intrigo è assolutamente coinvolgente, le rivelazioni centellinate col ritmo giusto e l’autore distrugge la differenza tra la superstizione e l’occultismo da una parte e la fisica moderna dall’altra, trascinandoci in un finale mozzafiato e visionario.
Dopo tutto ormai si credono reali elementi che esistono solo in virtu’ di uno strumento che li misura e usato da un umanissimo misuratore.
E come diceva il filosofo Bacon, anche “rifuggire dalla superstizione è superstizione“.
Aggiungendo pure che la storia d’amore tra Joanna e Sam è una delle poche plausibili, realistiche e ben costruite che ho letto negli ultimi anni, non posso che consigliarvi questo libro davvero stimolante intellettualmente e nello stesso tempo avvincente.

Ricopio uno stralcio di un’ intervista all’autore:

<Al di là dell’esperimento con il paranormale, il suo romanzo è anche sulla responsabilità di assumersi il ruolo di Dio e sul problema del libero arbitrio>

Non ho mai capito la paura di “giocare a fare Dio”, come si è soliti dire. Se non avessimo mai fatto niente di tutto quello che può essere interpretato come giocare a fare Dio, saremmo ancora all’età della pietra- dove alcune religioni vorrebbero che noi fossimo rimasti. Disprezzo le persone che preferiscono l’ignoranza alla conoscenza, quelli che, per paura dei cambiamenti tuonano contro il recitare la parte di Dio ogni volta che l’intelligenza umana ci spalanca un nuovo orizzonte. Se ascoltassimo quelle persone, non avremmo mai inventato la ruota, il motore, la penicillina. Detto questo, ci sono dei rischi, come ci sono rischi in tutto. Preferisco l’espressione che usa lei, “assumersi il ruolo di Dio”, piuttosto che “giocare a fare Dio”. Mi sembra che l’unica scelta che abbiamo nella situazione umana in cui ci troviamo, sia di esplorarla ai limiti della nostra intelligenza e del nostro ingegno. Il fatto che le cose possano andare male è semplicemente un elemento in più nel mistero della nostra situazione, e non una prova che la nostra ambizione di conoscere di più sia malvagia. Ricordiamoci che il mostro di Frankestein sarebbe dovuto essere una creatura di grande bellezza e intelligenza. Semplicemente l’esperimento è andato storto. Ma era la prima volta!

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Questa voce è stata pubblicata il 23/01/2005 da in Senza categoria con tag , , .

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