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Peace is for pussies

Il vero nome di Dio

pi.jpgHo avuto bisogno di un paio di giorni di rigenerazione nel buio.
Alienazione e rimozione sono le mie due dannate amiche.
Fase 1.
Ritiro di vestiti che normalmente non potrei indossare:
Psychocromatismi, nu-gotik, metallo.
Fase 2.
Nuova ed elettrica musica spezzacuore:
Absolution” dei Muse e “Deloused in comatorium” dei Mars Volta.
Il cuore schiacciato in una pressa da fabbro, il cervello percosso da onde epilettiche.
Fase 3.
Noleggio di un paio di film da spocchioso intellettualoide.
Pi greco- Il teorema del delirio“.
Tesis“.
Reminiscenze del greco liceale, ma soprattutto parole e letteretesis.jpg
e quindi numeri, in un’ottica cabalistica.
E proprio di mistica ebraica tratta il libro su cui sto consumando i miei quotidiani viaggi in treno.
Fili rossi.
Sono mesi che li noto, sono mesi che li sento stringersi attorno a me,
sono mesi che il mio cervello, in preda ad un brainstorming continuo,
riattivato dalla scintilla dell’amore dopo un periodo di depressa inerzia,
sembra cercare di vedere oltre
e cogliere un senso in tutto quel che accade.
Non c’è rigore scientifico in questo, c’è avida voglia di vedere oltre,
e il cervello tenta di applicare schemi logici preformati a tutto quello che esperisce,
ma probabilmente trova nessi logici là dove c’è solo ironico caso.
-Se pensi sempre a quel numero a 216 cifre lo incontrerai ovunque.
Ma potrebbe essere qualsiasi numero-
Saggio il maestro di Max Cohen.
A forza di vedere ovunque spirali di logica che avvolgono eventi e persone,
rischi di scambiare per verità e dogmi cio’ che è solo caso
o di avvicinarti così tanto alla verità che impazzirai,
perchè non riuscirai mai davvero ad abbracciarla.
216 cifre, il vero nome di dio, il perno del mondo, la legge di ogni cosa.
Ovunque ci sono schemi e matrici.
E il caso?
E l’errore?
E l’amore?


Qualche giorno fa ascoltavo Nick Cave, e come un adolescente inquieto, di fronte al monitor del mio pc,
in crash come Euclide, l’elaboratore di Max,
mentre tentavo di resuscitarlo,
in attesa che qualche compagnia finanziaria mi regalasse un super-chip per scoprire le leggi supreme della borsa,
ho cesellato delle parole.
Le ho scritte quasi di getto, ma c’è uno schema dietro.
C’è uno scopo.
E c’è una logica in quello che ho scritto,
sono limpide e cristalline parole di affetto per una persona che non le leggerà mai
finchè non capiro’ che lo desidera.
Ma le parole sono la forma, l’essenza sta nel mio cuore,
pudicamente custodita e timorosa di uscire a far danni,
e non riesco a tradurla in rigide lettere.
Non perchè non ne sia davvero capace,
ma perchè non puoi descrivere un caos interiore,
non puoi parlare del tumulto che hai dentro
alla persona per cui nutri trasporto
senza sembrare un invasato.
Tutta quell’energia interna potrai forse trasmetterla solo con un bacio,
con un abbraccio al momento giusto,
con mani che scorrono tremanti tra i capelli spettinati dell’amato…
L’amore è una zona di caos dentro un mondo di apparenti logiche e sovrastrutture.
Da quali schemi e numeri dipende l’amore?
Quante variabili dovresti chiamare in causa per calcolare e schematizzare l’amore?
E così è forse la natura, il mondo che ci appare,
frutto delle nostre rielaborazioni cerebrali,
e descrivibile scientificamente fino a un certo punto.
E parlando da ricercatore anche io rischierei di finire a trapanarmi il cervello
se solo potessi un giorno dare uno sguardo oltre quel punto,
fino ai limiti estremi della conoscenza.
Tuttavia il mondo è anch’esso una zona franca di caos, in una rete globale di schemi apparentemente logici?
Ci sono leggi, regole, meccanismi studiabili.
Su questo non si discute.
Ma esista uno schema piu’ ampio che da ordine a tutti questi schemi?
Esiste un mainframe, un pi greco senziente,
da cui scaturiscono tutti questi schemi,
per cui questo apparente caotico incrociarsi di schemi è in realtà ordinato?
Forse la nostra mente non è in grado di coglierlo,
non è in grado di vedere,
non è abbastanza evoluta per misurare il caos.
Uno scienziato puo’ immolare la sua vita alla ricerca, alla conoscenza.
Ma se questa diventa ossessione, tendenza allo schematismo ed incapacità di lasciarsi andare al caos del potere immaginativo,
dell’amore,
dei sentimenti,
del puro godere della bellezza della natura,
senza sforzarsi di cogliervi sempre il codice che vi sta dietro,
si sconfina nella morte.
Cohen, beato,
dopo che la sua materia grigia si è attorcigliata intorno alla punta del trapano,
apprezza il vento che accarezza il suo viso,
finalmente sereno,
e le foglie che si muovono secondo rapporti numerici ancora da scoprire,
troppo rigidi per essere veri o troppo complicati per essere compresi.
Parlo da uno che ricerca: non voglio finire con un trapano nel cervello.
Parlo da uno che vive: non voglio che il mio cuore venga calpestato e ridotto a un mucchio di carne sanguinolenta erosa dalle mosche.
La mia seconda ossessione, dopo la scoperta dell’ignoto,
dell’infinitamente piccolo.
La carne intendo, intesa come corpo, sangue, fluidi, bestialità.
Tesis parla della fascino della distruzione della carne.
Di quell’afflato morboso che la violenza porta con sè,
del fascino che puo’ esercitare,
soprattutto se filtrata e quindi inevitabilmente mistificata da un video.
Se un giorno trovassi uno snuff-movie nel tuo videoregistratore,
lo guarderesti,
magari affacciando il tuo sguardo terreo tra le tue dita,
o lo getteresti via?
Quella è violenza vera, è morte vera.
Quando la finzione non soddisfa piu’,
quando rende tutto così iperbolico e irreale,
che desideri puo’ scatenare in chi non cerca catarsi nella violenza filmica,
non cerca di esorcizzare il Caino che ha in sè,
che comunque scalpita sempre?
Se assistere alla violenza non mi procura sofferenza,
non mi angoscia,
non costituisce una sfida adolescenziale,
ma diviene fonte di noia, perchè quello che si cerca
non è il nostro dolore,
il dolore inflittoci dallo schermo mentre gira il suo metaforico coltello nella nostra piaga assassina,
a cercare di estirpare un po’ di maledorante violenza repressa,
dandoci un morboso piacere,
ma il dolore altrui, quanto piu’ possibile estremo e reale,
allora nasce un pubblico
che un’industria sotterranea puo’ soddisfare molto facilmente.
In fondo, quante persone vengono inghiottite dal nulla ogni anno?
Di quali proporzioni numeriche,
inimmaginabili persino da Max Cohen,
era il traffico di video pedo-snuff di cui parlo’ anche il principale (per ascolto e per disinformazione) telegiornale nazionale,
portando alla polemiche dimissioni del suo direttore?
Non si mostrano certe immagini in televisione,
non puoi smascherare l’ipocrisia di fondo che non ammette l’esistenza di un’innata curiosità morbosa
o predisposizione
verso la violenza.
In Tesis accade.
Il video snuff viene mostrato in televisione
e tutti sono muti ed assorti ad assistere a pestaggio,
sbudellamento
e sega elettrica all’opera.
La completa distruzione di un corpo.
Solo i disturbati protagonisti non lo vogliono piu’ vedere.
Ora sanno distinguere la violenza reale da quella di un video,
per quanto sia il documento visivo di un massacro?
Se chi assiste ad un video snuff assistesse a quella morte in diretta,
ne desiderebbe ancora?
Se mostrassero in televisione un filmato simile,
quante persone dopo ne vorrebbero uno, due, dieci, cento?
Quanti vorrebbero snuff-movies realizzati in base alle loro fantasie?
La violenza filmica annulla i freni inibitori e scatena fantasie?
Continuo a pensare che il problema non risieda in quanta violenza sia mostrata sullo schermo,
ma in quante mosche stanno divorando il cervello delle persone che la guardano.
Se è il dolore degli altri quello che desideri, prima o poi lo cercherai.
C’è chi uccide, chi pratica sado-masochismo, chi compra snuff-movies…
Sicuramente non si limita a guardare un (in)sano
e masochisticamente catartico film horror.
E la censura (di sesso e violenza, da sempre)
è sempre il passe-par-tout per un controllo ideologico.
Non dobbiamo temere di affrontare anche fantasie nascoste,
di affrontare fantasmi atavici o istinti considerati incivili.
Non dobbiamo ingabbiare la mente
e soprattutto non dobbiamo far decidere al Sistema che cosa possiamo vedere.
Dobbiamo sempre pensare che qualsiasi limitazione posta alla nostra libertà di scelta è discutibile
e puo’ sempre rappresentare un ostacolo per gettare uno sguardo oltre.
Tuttavia dobbiamo soprattutto essere predisposti ad abbattere regole e schemi mentali nel nostro cervello,
prima che al di fuori.
Se necessario,
dobbiamo fissare il sole con caparbia stupidità come Max Cohen
o costruire la nostra casa sul Vesuvio,
come Nietzsche incitava a fare rivolgendosi agli scienziati.
Per abbattere un altro muro verso quel numero a 216 cifre,
per sentirmi sempre piu’ parte di un grande tutto apparentemente caotico,
ma forse monade armonica,
puo’ valere la pena rischiare di spappolarsi il cervello,
se questo significa anche aprire porte ancora chiuse nella mia mente
e nelle menti altrui.
Conscio che non raggiungero’ mai quella meta
e che nel corso di questa ricerca,
che non nego ossessiva e vorace,
non perda il gusto per le cose piu’ belle che ho incontrato nella mia vita,
non preoccupandomi di quali meccanismi vi possano essere dietro,
ma solo della stato vitale elevato cui mi portano.
Un bacio puo’ ben valere non scoprire mai il vero nome di dio.
Ora mi siedo vicino a Cohen ad osservare il cielo
e quelle foglie sospese per aria.
Non vedo matrici ora, ma sono davvero sereno.

4 commenti su “Il vero nome di Dio

  1. Luciano
    15/02/2008

    Bella riflessione 🙂

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  2. Giampaolo
    14/11/2009

    “Un bacio può ben valere non scoprire mai il vero nome di Dio”… niente di più vero…

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  3. Archallaxis
    08/12/2009

    (ex Metatron)

    Dopo tutti questi anni, leggo qualcosa a cui ultimamente penso spesso… e non ne sono ancora convinto.

    Se nemmeno un bacio puo’ porre rimedio al fatto che siamo soli, tanto vale cercare di scoprire il vero nome di dio e splendere di gloria riuscendovi o bruciare vivi nel tentativo.

    Ma immagino che, ormai, sia troppo tardi per tornare indietro e… a dir la verita’, non ne ho nemmeno tanta voglia.

    (direttamente dal Natural History Museum of London: perdona gli accenti, ma siamo in Gran Bretagna!)

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  4. Simo
    18/02/2010

    ……………”.L’amore è una zona di caos dentro un mondo di apparenti logiche e sovrastrutture”.
    VERISSIMO E … PER FORTUNA!!!!!!!!!!!!!!
    E giustamente, non è facile esprimere questa zona interiore, nascosta ma esplosiva, senza sembrare una pazza scatenata, a qualcuno…. Non tutti sono in grado di cogliere questa mescolanza tra patimento, brama, desiderio, tormento., delirio, esaltazione…..
    GRANDE Maximillian Cohen e GRANDE Lenny…..

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