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Peace is for pussies

Preparatevi per la fine

cod.jpg Notte (pro)fonda, ore 3, sbarco a casa.
Dopo una giornata-delirio trascorsa tra lavoro svogliato, alienanti scambi di reciproco virtual-rimming, fantasticando su epici rapporti erotici, e sesso occasionale realizzato in uno stato mentale così alterato che probabilmente è avvenuto solo tra i miei solchi cerebrali.
La solita quotidianità che ti fa invidiare un impiccato.
I miei demoni mentali storditi dall’emicrania e dalla privazione di sonno, perpetrata per 15 giorni successivi, un altro modo per sublimare le mie pulsioni di morte ed auto-decostruzione.
L’accidia e il malessere rancoroso da erotodipendenza possono diventare insostenibili a volte.
Immagino tutti quei piccoli mostri dai piedi caprini che si stringono le mani alle tempie digrignando i denti e implorando vendetta contro di me.

Entro in quel loculo che è la mia nuova camera, scavalcando libri su storia delle religioni, cd senza copertina, numeri di Hellblazer e articoli su cancro ed altre amene possibilità di morte, e realizzo che mi sciogliero’ nel letto come una medusa scaraventata su un muretto al sole.

Poi la retina mi cade su un pacchetto lasciato dal mio desolato padre Adolf sulla tastiera del computer (il mio specchio di Alice) e lo apro freneticamente sapendo già quale fosse il contenuto.

Preparativi per la fine.
E’ il titolo dell’album ultimo (forse in ogni senso, lo dico avvertendo la sensazione di un chiodo conficcato nello stomaco) dei C(rack) O(opening) D(isplacement).
L’amabilissimo Lele, testa e badile di una delle poche band italiane che abbiano scardinato lucchetti nella mia mente, mi aveva avvertito che me ne avrebbe spedito una copia, in segno credo di una sorta di ringraziamento per l’affetto-sostegno che manifesto nei suoi confronti, ma sono io che ringrazio i C.O.D. da anni, 5 ormai, davvero un’eternità e spero di poterli sentire ancora anche sotto altre forme.

Suppongo di aver nominato i C.O.D. ai miei amici almeno 10 miliardi di volte e forse anche 100.
Sono l’esempio di quanto i fili rossi che legano le persone casualmente a volte diventano catene d’acciaio che ti trascinano in direzioni inattese.
La deriva mentale causata dalla conoscenza di Lele e del gruppo di Acidlife.com, che all’epoca si era occupato della gestione del sito della band, rimane tutt’ora un punto di svolta nel mio microcosmo.
Il mondo non cambio’ affatto quell’anno, io compii invece scelte radicali, una vera e propria trasmigrazione in vita.
E non è solo questione di musica che toglie i punti dalle cicatrici che hai nel cuore, ma di incontri con esseri umani che sono prima di tutto mondi.
Altri mondi.

La storia dei C.O.D. purtroppo fu travagliata, tra maledetti responsabili discografici e gravi vicende personali che si sono affastellate in una persecuzione karmica per la quale molti avrebbero perso coraggio definitivamente.

Ora è uscita una nuova collection di canzoni, alcune davvero sorprendenti per la qualità dei meri aspetti tecnici e per i motivi per i quali ho amato i C.O.D. fin da subito: le parole in apparenza ermetiche che tagliano a volte la tua pelle facendola sfrigolare con dolce cinismo e le melodie, sempre avvolgenti, ma mai costruite in modo banale, semmai con climax tali da lasciare a nudo le emozioni.

La dicotomia chitarre distorte-dolcezza melodica in questo nuovo album è arricchita da un sound molto articolato e piu’ vario che rende quasi cinematografico l’impatto di alcuni testi, raggiungendo la perfezione in [la spettacolare]ascesa[dei miei ricordi], cronistoria di ricordi che sembrano schiantarsi contro il muro del nulla.

E’ sempre difficile usare parole per descrivere la musica, bisogna ascoltarla.

Qui potete scaricare uno dei miei brani preferiti, Tsunami [graziosamente].
Vi assicuro che questo brano è stato scritto molto prima che avvenisse il disastro in India, nessuna logica perversa o trendy, solo l’immagine piu’ adatta ad una devastazione contro la quale non puoi opporti in nessun modo.

http://www.musicboom.it/mostra_art.php?categoria=specials&Unico=20050504073411

Dal 16 maggio il disco sarà pure pubblicato dalla fosburyrecords.org, con un packaging per altro bellissimo, tra chiodi in disuso e tinte rosso cupo, per un connubio amore-rabbia che ancora non si estingue.

Citando Lele, il diamante si fa cenere, e la luce ti assorda.

Resistete.

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Questa voce è stata pubblicata il 08/05/2005 da in Flussi di incoscienza con tag , , , .

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