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Peace is for pussies

L’esorcismo di Emily Rose

poster1.jpgL’esorcismo di Emily Rose” è diretto dal regista del quinto episodio della serie Hellraiser (“Inferno”), l’episodio forse meno amato dai fans della serie per motivi che, se considerassimo il film come opera a sé stante, sarebbero solo pregi: cura maniacale dell’aspetto visivo e introspezione psicologica notevole che, seppure alternata a momenti di violenza quasi intollerabile (o assolutamente piacevole) regalava un’angoscia di notevole impatto.
Questo film gioca ugualmente con le ansie dello spettatore, create però anche dall’ambigua e duplice prospettiva con cui la vicenda di Emily è narrata al fine di porre dubbi.
E’ un film che bara pesantemente e volutamente dato che non riporta il vero finale della storia di questa giovane 23 enne di Wurzburg, deceduta dopo mesi di esorcismi, percosse ed omissioni di soccorso da parte del parroco e dei genitori, che infine vennero condannati.
Tuttavia il film propone la strada della comprensione e del dubbio verso persone che davvero hanno creduto si trattasse di possessione, a cominciare dalla stessa ragazza, affiancando questa possibilità di interpretazione ad una abbastanza accurata posizione scientifica in merito alle possessioni demoniache.
Anche se io ho una mia teoria sugli intenti provocatori, ma più sottili di quanto sembra, del film in questione.
Al termine del processo cui l’insopportabile padre Moore è sottoposto la giuria emette verdetto di condanna, ma si raccomanda che la sentenza venga considerata come eseguita.
La legge, ferrea e razionale, contro l’ignoranza dei fanatici religiosi.
O dovrei scrivere solo dei religiosi?


Quel che il film vuole mostrare (lo deduco anche dalle dichiarazioni dell’attrice protagonista, Laura Linney, bravissima nel ruolo dell’avvocatessa agnostica e carrierista che riceve l’incarico dall’arcidiocesi di convincere il prete a patteggiare, perché ai piani alti della curia sanno benissimo che nessuna giuria, per quanto obnubilata dai vangeli, potrebbe ragionevolmente assolverlo) è una tendenza attuale a “tollerare” le folli credenze medievali di molti religiosi, tolleranza che addirittura si tramuta in assoluzione legale e morale, in comprensione umana.
La vicenda (un ragazza affetta da epilessia si convince di essere posseduta dal demonio, supportata in questo delirio dal parroco e dai genitori, e si lascia morire di stenti per testimoniare col suo martirio l’esistenza del diavolo e quindi di Dio) può essere affrontata sia da un punto di vista strettamente legale e razionale sia da un punto di vista umano-irrazionale.
Il mio disprezzo per ciò che deriva da un’ottusa volontà di non analizzare i fatti scientificamente (invito sempre i cristiani a leggere le dissertazioni sul tema della conoscenza di Gesù Cristo stesso contenute nel testo gnostico “Pistis Sophia“, perché apre il cuore e la mente e davvero contiene parole illuminanti che nulla hanno a che fare col fanatismo religioso) è tale che affermo senza troppa vergogna che se esiste un motivo per condannare a morte una persona, questo è proprio, per usare un’espressione dell’avvocato dell’accusa, il connubio di “reiterate sciocchezze” ed ignoranza religiosa, imposto persino con la violenza o tramite un sistema di educazione che corrompe le persone fin da bambini.
Imporre Dio e Satana, la loro esistenza, con annessi e connessi morali, è quanto di più grave io riesca ad immaginare e ormai non considererei più balzana l’idea di reintrodurre la crocefissione per i cristiani.
La corruzione mentale e culturale è un macigno di fronte al granello di un omicidio che fotte un’esistenza, ma non distrugge una mente per una vita intera, una mente che come un prione tenterà di disintegrare altre menti, altre vite.
Pertanto son ben felice che nella realtà prete e genitori si siano fatti del carcere.
Personalmente avrei gettato la chiave per l’orrido esempio di bassezza intellettuale e umana che hanno offerto.
Se poi invece si vuole “comprendere” che qualcuno creda, abbia fede, e che in base a tale fede gestisca la sua vita, si può avere una posizione più morbida.
Effettivamente se penso che “Emily” era convinta in virtù della sua malattia (qualunque studente di medicina sa che l’epilessia può essere accompagnata da allucinazioni e le conseguenze possono essere devastanti senza cure adeguate), ma soprattutto della sua ferrea devozione, di essere posseduta, potrei concludere che per quei trogloditi dei suoi familiari e del prete possiamo nutrire un po’ di compassione, che hanno agito a fin di bene, sbagliando solo perchè vedevano demoni dove c’era solo un’alterazione di onde cerebrali.
E che Emily una morte simile se l’è cercata e l’ha trovata.
Ora spero bruci nel girone degli ignoranti accanto al suo amato satanasso, insieme a tutti quelli che si recano sulla tomba considerandola una santa.
A rigor di logica una possessione demoniaca dimostra solo l’esistenza di forze maligne, dato che le forze salvatrici non sono intervenute.
Anzi, la Vergine (e scusate se rido per questo errore di traduzione che da secoli si procrastina senza scrupolo) Maria appare ad Emily e le ingiunge: o ti tieni i demoni dentro di te, muori e diventi martire o tornerai una stupida qualunque.
E di fronte all’indiscreto fascino della croce qualunque ragazzotta di cultura esclusivamente religiosa non può che cedere.
Il film pone domande sul rapporto legge e fede religiosa che sempre di più verranno alla ribalta.
E temo che le posizioni di fede cominceranno ad essere tollerate, come accade alla fine del film.
Perché a gran voce religiosi di ogni sorta chiedono traduzione legale dei loro dogmi indimostrabili e per questo tanto più folli.
Finchè gli uomini di fede si danneggiano e ammazzano fra di loro, non c’è che da esserne contenti.
E’ come se il mondo facesse le pulizie di primavera.
Se invece tenteranno, com’è nella loro indole, di prevaricare la legge, sarà regime confessionale.
Mi sto già informando per la cittadinanza a Reykjavik.
Il film offre spunti interessanti anche perchè certe discussioni iniziano già ad essere fin troppo attuali, è sufficiente pensare che due settimane fa Joseph Ratzinger ha affermato che non bisogna lasciare Dio escluso dal dominio della vita pubblica.
A qualcuno salirà la rabbia al cervello a sentire parlare padre Moore, qualcuno forse pregherà, di sicuro il film non lascia indifferenti.
A me pare già un bel merito per un film che si presenta come “pop” e ricco di citazioni per cinefili, ma che gioca anche col dubbio e con gli schemi mentali di chiunque.

Leggete anche la recensione di Elvezio Sciallis.

Un commento su “L’esorcismo di Emily Rose

  1. paolo
    10/09/2009

    Vorrei segnalare un film molto più aderente alla realtà dei fatti: Requiem di Hans christian Schmidt film premiato con l’orso d’argento a Berlino nel 2006 e premio alla protagonista come miglior attrice…non conoscevo la vicenda…cercate su internet la vera storia di Annelise Michel…ci sono immagini , registrazioni audio sul suo esorcismo,…una storia incredibile…la realtà supera la fantasia…a me non giudicare..salute Lenny

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Questa voce è stata pubblicata il 11/10/2005 da in Cinema, recensione, Religione con tag , .

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