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Peace is for pussies

Le reiterate sciocchezze di Josephine Ratzinga e la falsità storica del processo a Gesu’

christ_pilato.jpgIl grande Ratzinga dichiara che “I diritti fondamentali non vengono creati dal legislatore, ma sono iscritti nella natura stessa della persona umana, e sono pertanto rinviabili in ultimo al creatore“.
Affermazione rivoltante, antistorica e in linea con un progetto di stato confessionale Islam-like.

D’altronde come non dargli ragione…
E’ sufficiente analizzare la storia del processo a Gesu’, così come ce lo raccontano i vangeli, per capire che se si fosse rispettata la legge di dio Gesu’ non sarebbe finito sulla croce, a causa di quei crudeli giudei e l’impietosa legge romana…
Tuttavia sappiamo quanto gli ebrei fossero rigorosi nel rispetto delle loro leggi, specie se emanate dal grande JHVH.
Allora se andiamo a rileggere con attenzione i vangeli scopriamo che fu compiuta una serie di illegalità a dir poco sfacciate ed incredibili per la mentalità dell’epoca.
Ragionando quindi come Stramaledetto XVI, pensando che l’unica legge valida sia di origine divina e sapendo che così la pensavano gli ebrei dell’epoca (non sicuramente i laicissimi romani…), ora vi dimostro perchè la storia del processo a Gesu’ è inventata.

1. Era proibito celebrare processi di sabato, nei giorni festivi e nei rispettivi giorni di preparazione (Sanh. IV i h).
Gesù invece sarebbe stato processato nella notte del Seder.

2. La procedura ebraica prevedeva dibattimenti soltanto diurni (Sanh. IV h).
Il processo contro Gesù si svolse di notte.

3. I dibattimenti dovevano svolgersi in udienze pubbliche, ed esclusivamente nell’atrio quadrato detto Beth Din (Sanh. XI 2 b), adattato a tribunale e incluso nell’area del tempio.
Il dibattimento contro Gesù si svolse nella casa privata del sommo sacerdote.

4. Al dibattimento poteva seguire direttamente soltanto una sentenza assolutoria, mentre una condanna doveva essere rimandata all’indomani.
Così non avvenne.

5. Nel caso di un delitto meritevole di morte la condanna poteva aver luogo soltanto se il fatto veniva dimostrato in maniera ineccepibile da almeno due testimoni (Dt 17,6).
Contrariamente al processo romano, la confessione dell’imputato non era mai sufficiente.
Gesù fu condannato in base a una confessione e non in seguito a una dimostrazione di colpa ad opera di almeno due testimoni.

6. Il reato per il quale Gesù sarebbe stato condannato -bestemmia- egli lo commise per la prima volta in tribunale e in seguito Caifa avrebbe chiamato a testimoniare i suoi consiglieri.
Tuttavia ai testimoni non era permesso di intervenire nella pronuncia del verdetto (Sanh. V 4 b).
Nel caso di Gesù, tutti i membri del Sinedrio, quindi i testimoni in blocco, avrebbero violato tale norma.

7. E’ ovvio che i protagonisti del processo, in particolare il presidente e i suoi assistenti, fossero sobri e in pieno possesso delle facoltà mentali.
Invece avrebbero processato Gesù non solo dopo essere stati strappati al sonno, ma anche dopo che ciascuno di essi, poche ore prima, aveva ingurgitato una buona quantità di vino durante il banchetto del Seder (quattro bicchieri erano il minimo prescritto).
La tradizione farisea escludeva che chi avesse bevuto quattro o più bicchieri divino potesse sedere in tribunale.

8. Il ricco Giuseppe d’Arimatea, per alcuni il fratello di Gesù (lo dimostrerebbe persino l’etimologia greca del nome), era amico di Pilato, come descritto nel Vangelo perduto di Pietro.
Nel Vangelo di Luca si legge: <C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri> (Lc, 23, 50-51).
Questo passo ha un valore storico, dato che era sufficiente che un solo membro del Sinedrio fosse contrario alla pena di morte per graziare un imputato?
Ed allora come fu possibile la condanna?

10. E Maria Maddalena che ruolo ebbe?
Era la figlia di Giairo, un alto funzionario/sacerdote del Sinedrio ed apparteneva, dunque, ad una famiglia di alto rango e per guadagnarsi da vivere, non aveva certamente bisogno di fare la prostituta (definita così secoli piu’ tardi dal papato, ma è un volgarissimo errore).
Gesù aveva come fratello Giuseppe D’Arimatea, ricco membro del Sinedrio (ricordatevi che il Golgota era di sua proprietà, Pilato gli concesse di seppellirvi Gesu’, come scritto da Luca nel passo sopracitato, e la crocefissione fu praticamente un evento privato) e come suocero Giairo, alto sacerdote, e venne davvero condannato dal Sinedrio?

11. Nei Vangeli, il Sinedrio sembra non avere l’autorità di pronunciare una condanna a morte e sarebbe per questa ragione che Gesù viene condotto davanti a Pilato.
Tuttavia il sinedrio aveva l’autorità di emettere condanne a morte: per lapidazione, se non per crocefissione.
Perciò, se il sinedrio avesse voluto eliminare Gesù, avrebbe avuto l’autorità di condannarlo alla lapidazione.
L’intervento di Pilato non sarebbe stato necessario.
L’intervento dei Romani e quindi di Pilato, sarebbe stato necessario solamente se un imputato fosse stato accusato di sedizione/rivolta contro Roma.
Se Roma accertava che le accuse erano fondate, allora procedeva con la crocefissione.
Per le questioni di carattere religioso, Roma “se ne lavava le mani” e affidava questo compito al sinedrio.

12. L’episodio di Barabba è inventato.
I Romani non adottarono mai tale politica.
Inoltre è impensabile che un governatore implacabile come Pilato, si piegasse al volere della folla ebraica!
Secondo i Vangeli di Marco e Matteo, questa era “un’usanza della festa di Pasqua”.
Tutti gli studiosi sono daccordo nell’affermare che tale consuetudine non esisteva.
Lo scopo dell’invenzione è accrescere la colpa dei Giudei e scagionare Roma da ogni responsabilità.
Infine è assurdo che Pilato mettesse in circolazione un capo brigante, pericoloso per Roma.

13. I vangeli furono composti durante e dopo l’insurrezione 68-74 D.C., quando il giudaismo avevava finito di esistere come una forza sociale, politica e militare organizzata.
Furono redatti per un pubblico greco-romano, e dovevano risultare accettabili.
Roma aveva finito di combattere una guerra feroce contro gli ebrei, quindi era del tutto naturale presentare i giudei come malvagi.
La parte avuta dai Romani nel processo e nell’esecuzione di Gesù doveva essere riveduta e corretta e presentata nel miglior modo possibile, perciò nei vangeli Pilato figura come un uomo onesto, serio, e tollerante, che consente con grande riluttanza alla Crocefissione.
Tutte le indagini sul Gesù storico devono partire dal fatto che fu giustiziato dai Romani per sedizione.
Il sinedrio aveva tutta l’autorità per uccidere Gesù.
Se nei vangeli questo non avviene è per rendere Pilato buono e clemente (anche se nella realtà non lo era) ed i giudei cattivi e unici colpevoli della morte di Gesù.
Questo serviva per scagionare i Romani dalla colpa di aver ucciso il Messia.
Sarebbe stato imbarazzante a Roma, presentare un Dio fatto uomo, ucciso dagli stessi governatori romani!

Note personalissime:

-il riferimento alla resurrezione ed al concetto di vita-morte mi ricorda sempre la resurrezione simbolica di Lazzaro, i riti di resurrezione in vita degli Egiziani e il concetto di vivi-morti applicati da Gesu’ alle persone che facevano parte del suo gruppo o che non ne facevano parte (o che ne erano stati temporaneamente esclusi).
Quindi il termine resurrezione sembra appartenere ad un vocabolario simbolico, piu’ che tangibile e reale.
Non mi addentro qui nei discorsi sui racconti coranici e dei testi cristiani copti (Il trattato di Seth) sulla sostituzione di Gesu’ con Simone di Cirene, ma basti pensare a come si svolse davvero la crocefissione (un evento privato in un posto privato tra amici e parenti e pochi soldati forse corrotti pure loro come sicuramente lo fu Pilato!) per iniziare ad avere qualche dubbio.

-Oltre al fatto della resurrezione, è noto che ci sono decine di punti in comune tra la storia di Cristo e quelle di Buddha, Krishna, Attis, Osiride e diversi altri…

Date le sovrastrutture mitologiche, come è possibile in questo ginepraio discernere mito da storia, alla luce anche delle (supposte?) contraddizioni tra eventi narrati dai vangeli, regole ebraiche e scarsità di effettive testimonianze storiche? (segnalo Alateus)

-Come valutare un testo meraviglioso come “Pistis Sophia” (una specie di vangelo gnostico di Gesu’ ritrovato a Nag Hammadi) che afferma chiaramente che Gesu’ raduno’ gli apostoli, compresa l’apostola apostolorum Maddalena, 12 anni dopo la resurrezione?
In fondo non ha la stessa valenza storica dei vangeli canonici (nonchè una profondità intellettuale superiore…)?

-Conosco un solo tizio che scrisse per filo e per segno come i vangeli raccontassero una verità storica, arricchendola pure di dettagli: Rudolf Steiner, i cui libri affascinanti si basano su un metodo a dir poco discutibile: la lettura della cronaca dell’akasha, la materia spirituale in cui si incide la storia!
Tuttavia quali fonti storiche reali e serie abbiamo a disposizione riguardandi la storia di Cristo?
E’ una domanda che pongo seriamente e con umiltà, perchè le fondamenta del Cristianesimo sono decisamente fragili.

Concludo con un commento che farà felici tutti gli amanti di romanzetti da casalinga come “Il codice Da Vinci”.
Si poteva essere chiamati Rabbi, come Gesù, solo se sposati e con prole: era un obbligo morale sposarsi e avere figli, secondo rigidissime regole “contrattuali”.
Traetene voi le conseguenze e speriamo che Dan Brown non legga questa mail o ci scrive su altri dieci libercoli con tutta la storia della famiglia di Cristo trasformata nella versione antica della famiglia Bradford.

La morale?
La legge divina era superiore alla legge del legislatore per gli ebrei, ergo quel che i vangeli ci han raccontato è falso.
Forse il pastore tedesco dovrebbe leggere i suoi testi di riferimento prima di parlare ed imparare a tacere.

(P.S. la maggior parte di cio’ che ho scritto-corretto-manipolato deriva da http://ilpalo.com/storia/libri/Fricke%20W,%20Il%20caso%20Gesu.htm)

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Questa voce è stata pubblicata il 16/10/2005 da in Religione con tag , .

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