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“Lo stagno di fuoco” – D. Nadir

stagnodifuoco.jpgE la fine del mondo finalmente arrivo’ e con essa il giudizio finale.
Dio esiste?
Certo e non mentiva quando tramite i suoi rappresentanti terreni prometteva salvezza per i buoni e atroci torture per i peccatori.
E così, in una magica Torino, come sempre è Torino, alcuni dei personaggi attendono questo momento annunciato direttamente dalla voce dell’Altissimo in persona.
Dio si ritirerà nella Luce e con Lui i salvati, mentre all’inferno precipiteranno tutti gli altri, con grande giubilo dei demoni che, grazie alla resurrezione dei morti, potranno tormentare non solo la loro anima, ma anche le loro carni.
Con alcune eccezioni, pochi uomini non meritevoli né dell’una né dell’altra destinazione e alcuni arcangeli, la cui colpa risiede nell’aver condannato alle fiamme infernali degli innocenti.
Radunato un piccolo gruppo di umani, tra i quali anche Giuda, sfuggito alla morsa di Lucifero al momento dell’apocalisse, gli arcangeli organizzano un’avventurosa spedizione ai piani inferiori alla ricerca di queste anime innocenti da salvare, al fine di essere ammessi pure loro nella Luce.
Tuttavia l’inferno che si trovano davanti è molto diverso da quello dantesco che si aspettavano di osservare, non solo per la sua complessità e per la varietà delle creature diaboliche esistenti, ma perché è in corso la piu’ grande rivoluzione della storia dell’umanità: miliardi di persone, guidate da un carismatico e misterioso Messia, stanno distruggendo gli inferi combattendo in scontri di dimensioni epiche le orde demoniache, con lo scopo di abbattere questo gigantesto sistema di punizione, pezzo per pezzo, fino ad arrivare allo stagno di fuoco, il luogo in cui precipito’ Lucifero.
E proprio Lucifero è in procinto di essere liberato dai suoi vincoli di ghiaccio e scatenare la sua furia vendicativa, tutto l’odio accumulato in migliaia di anni, un’immensa bomba ad orologeria pronta ad esplodere…

E’ un romanzo ambizioso a dir poco “Lo stagno di fuoco” e questo è sicuramente un pregio che cela forse l’unico difetto del libro, se tale puo’ essere definito: le storie dei dannati e dei vari personaggi incontrati da Joe Gould, il vero protagonista del libro e scrittore delle cronache infernali, sono tante, troppe, sempre avvincenti o curiose, e ad un certo punto si crea un fenomeno di addiction narrativa che trasforma il lettore in un vorace divoratore di aneddoti, nuovi dolori e amori.
Il romanzo e’ così ricco di episodi sorprendenti e di grande di inventiva che lo si sfoglia avidi per scoprire le cronache successive.
Il tutto è inserito in una grande cornice strutturale che con mio immenso piacere è risultata visionaria, potente, coerente nonostante il pericolo di non trovare una soluzione adeguata per il finale, e il potere immaginifico dei racconti di guerra, dei mostri, dell’immensità degli Squartatoi, dell’orgia tra i dannati o di Lucifero è come una cura Ludovico per le nostre retine che il Sistema tende ad abituare a film e libri visivamente piatti e noiosi.
Lo stagno di fuoco è invece una convulsa terapia a base di immagini e logorrea intossicante.
Se non bastasse la narrazione, di per sé sempre sorprendente, con miliardi di idee e sottostorie, illustrazioni realizzate da Mattia Ottolini appositamente, in cui si mescola il gusto allegorico di Durer a quello della descrizione tecnica tipico del codice Hammer di Da Vinci, rendono piu’ concrete le visioni di Nadir ed impreziosiscono questo testo.
Nadir si definisce ateo e solo un ateo infatti avrebbe potuto concepire un libro simile, scevro da dogmatismi e moralismi, anzi, cio’ che piu’ pervade il libro è un sentimento di pietà, di comprensione; il sistema infernale appare semplicemente orribile, sproporzionato rispetto alle colpe, in cui tutti vengono puniti secondo modalità terribili e classificati da un vero e proprio sistema di contabilità per meglio gestire morti e pranzi luculliani a base di carne umana per demoni maggiori e minori.
Il Messia ribelle è un uomo di una profondità morale e un carisma notevoli, disposto a rinunciare alla salvezza eterna pur di offrire una speranza a tutti gli umani condannati, senza abbandonarne uno, gettando nella disperazione l’arcangelo Gabriele, suo colposo carnefice destinato così a non tornare a Dio, rigido nel suo modo di concepire bene e male, ma dotato di una fierezza bellica e di un fascino quasi tangibile e fisico, tanto da risultare uno dei personaggi meglio costruiti da un punto di vista psicologico, seppur si tratti di un’entità di origine divina!
Questa prospettiva di profonda umanità attraverso cui personaggi e vicende sono filtrati conferisce alla storia una notevole portata emotiva, senza scadere mai nell’enfasi, nella retorica, nell’epicità tronfia di un qualsiasi libro fantasy da “Il signore degli Anelli” in poi, risultando quindi non una creazione narrativa astratta, ma legata a sensazioni ed emozioni molto concrete e reali; le vicende amorose che intercorrono tra Sara e Joe Gould sono intrise di tutti quei momenti di timidezza, scontro e tenerezza che possono caratterizzare una storia d’amore, ma con tocchi delicati di realismo.
Lode poi ai numerosi riferimenti storici e religiosi presenti nel libro, che lo portano su un livello di fruizione sicuramente piu’ difficile per il lettore comune, ma piu’ alto qualitativamente.
E’ curioso che, ironicamente, Daniele Nadir tenga a sottolineare che non è un satanista e neanche un fanatico islamico (dato le caratteristiche del Messia qualche ottuso potrebbe pensarlo seriamente!).
Mi vengono in mente i commenti da cerebrolesi che ho ricevuto per qualche mia immagine, dovuti alla superficialità nel leggere i simboli e al dover per forza etichettare l’opera creativa; ma soprattutto all’incapacità dei credenti di accettare ed ammettere che il loro sistema religioso non venga condiviso o addirittura messo in discussione da alcuni facinorosi, pertanto chi fa cio’ è sicuramente un avversario o addirittura un perverso adoratore di demoni e dintorni.
Terribili e funeste sciocchezze di chi per leggere le cose del mondo deve filtrare tutto attraverso i dogmi del suo credo, dall’alto del suo bene assoluto.
La comprensione dell’uomo deriva dalla capacità di essere umano fino in fondo, coi suoi alti e i suoi precipizi, anche morali.
Chi è in grado di aprirsi alla propria umana imperfezione, forse potrà raccontare con passione e compassione storie emozionanti, briose o crude che siano, come ne troverete tante in questo libro.
In fondo “Lo stagno di fuoco” è anche una celebrazione del potere dell’inventiva e del piacere della narrazione, in questo caso lasciato a briglie sciolte.
Vi suggerisco per concludere una visita al sito ufficiale http://www.stagnodifuoco.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 21/11/2005 da in Senza categoria con tag , , .

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