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Peace is for pussies

“Lunar Park” – B. E. Ellis

ellis.jpg E’ difficile recensire il libro di un autore che hai amato e seguito negli anni leggendo ogni sua opera in modo assolutamente vorace.
Nel valutarlo rischi di essere eccessivamente entusiasta a priori o rimanere deluso perchè non ritrovi le emozioni che ti aveva comunicato con le opere precedenti.
Lunar park” è un libro che spacca, in ogni senso.
Un libro che dividerà sicuramente i fans storici di Easton Ellis: qualcuno lo riterrà lontano dal freddo e sarcastico cinismo che caratterizzava ancora il precedente “Glamorama” (forse il suo capolavoro), altri apprezzeranno, come me, la perfezione della costruzi
one della trama, il disorientare il lettore precipitandolo da un genere letterario all’altro (dal dramma famigliare alla finta autobiografia all’horror puro) e il modo originale di affrontare temi delicati come il rapporto tra padre e figli.
Chi lo avrebbe mai supposto che il temibile autore di libri come “Meno di zero” o il famigerato “American Psycho” (e scriviamolo una volta per tutte, AP è il suo libro piu’ brutto ed è l’ora di smetterla di ricordarlo prima di tutto per quello o perchè in MDZ si descriveva per la prima volta uno shoccante snuff movie; Ellis è molto di piu’ che un banale shock per lettori non svezzati), avrebbe raccontato con toni lirici e delicati quanto sia difficile instaurare un rapporto equilibrato coi propri figli?

Ellis all’inizio racconta apparentemente di se stesso, ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera, usando una prosa brillante e ai limiti del comico, in cui inizia il gioco tipico di tutti i suoi libri, del confondere realtà e finzione.
Sta parlando davvero di se stesso quando racconta del suo abuso di alcool, droghe, della sua sessualità ondivaga?
Ad un certo punto i toni diventano così esasperati e ironici che sembra davvero volersi rifare delle etichette che in tutti questi anni gli hanno affibbiato (tossico-gay represso-psicopatico).
In seguito racconta non piu’ di Ellis-scrittore, ma di Ellis-padre, che prova a vivere con un’attrice famosa dopo anni di litigi e separazioni, e madre di un figlio da lui non voluto e visto come un temibile piccolo alieno per il quale pero’ vorrebbe provare affetto.
E mentre Ellis-padre prova tra mille difficoltà e psicofarmaci a essere una persona “regolare”, strani avvenimenti iniziano ad accadere durante una festa di Halloween organizzata nella propria villa di Elsinore Lane e la storia prende una piega surreale con forti venature horror, metaforico modo di rappresentare la lacerazione interiore di un uomo che ha avuto un rapporto disastroso col proprio padre (simboleggiato ed esorcizzato proprio con la creazione di Patrick Bateman, il protagonista di AP) e ora non sa assolutamente come gestire la propria paternità.
Così si procede tra scene di dramma psicologico ed altre in cui eventi soprannaturali scardinano completamente qualsiasi percezione della realtà, fino al punto in cui Ellis si sdoppia ancora e parla col proprio alter-ego scrittore che sta creando la storia che sta vivendo, esattamente come il regista di “Glamorama” guidava e commentava la stupida esistenza di Victor Ward.
Quello che sorprende di questo libro è proprio il modo apparentemente naturale e spontaneo di scrivere di Ellis, che in questo libro ha voluto provare ad essere meno logorroico e drogato del solito, con un controllo fermo su storia e scrittura, riuscendo ad intessere una trama complicata in cui si mischiano tutti i generi possibili, e pur rimanendo avvincente (vi assicuro che l’ho divorato) riesce a trasmettere sensazioni di profondo disagio, l’ansia per il proprio figlio (i bambini del ricco quartiere in cui abita con la famiglia spariscono misteriosamente, forse per scelta loro) o il dolore per un’inadeguatezza psicologica che anche da adulto non riesce a superare.
Il finale è costituito da due pagine di pura poesia, sicuramente sorprendente soprattutto per i fans di Ellis che, se non hanno dormito pensando al risveglio di Bateman dovuto all’odore del sangue delle teste bollite, scopriranno come il loro amato Bret sappia toccare davvero qualsiasi corda emotiva e condurci a visitare quel paesaggio lunare fatto di solitudine e fredda disperazione in cui ci si puo’ trovare a vivere quasi spinti a forza da eventi che non siamo in grado di gestire.
Il parco lunare in cui i bambini, annichiliti da una società e da una famiglia drogata e superficiale che li vuole efficienti e nello stesso tempo equilibrati grazie al Ritalin e ad altre droghe ufficiali, fuggono, perchè non hanno altra via da percorrere se vogliono davvero sopravvivere.
In definitiva un libro consigliato in primis a chi ha letto gli altri libri di Ellis (apprezzeranno sicuramente di piu’ le battute delle prime 50 pagine, fulminanti come al solito) e poi a chi cerca un testo originale e mai scontato che andrebbe studiato come saggio di scrittura creativa.

2 commenti su ““Lunar Park” – B. E. Ellis

  1. williamdollace
    22/11/2008

    Ellis Genio. E ora voliamo indisturbati verso Imperial Bedrooms

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  2. goldstyles
    06/07/2010

    Questo è assolutamente un libro stupendo!

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 19/12/2005 da in Senza categoria con tag , , .

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