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Peace is for pussies

“Brokeback mountain” – A. Proulx

oscars2.jpgAnnie Proulx, premio Pulitzer, è l’autrice del racconto “Brokeback mountain“, pubblicato nel 1998 sul The New Yorker, un breve testo, di sole 50 pagine, da cui è stato tratto il film “Brokeback mountain”.
Ho avuto modo di comprendere come quello scellerato di Ang Lee abbia potuto devastare, con tempi inutilmente dilatati, la storia di un amore che nella trasposizione cinematografica risulta praticamente inespresso ed ingabbiato nello schema di un rapporto colposamente ridotto a mera relazione sessuale, quando questa novella, narrata con sublime sintesi, eppure ricchissima di vividi dettagli e di emozioni, la si consuma in un paio d’ore e regala un ritratto piu’ vitale e dialettico del rapporto tra i due protagonisti.
Ho letto il testo in inglese per apprezzarlo fino in fondo, dato che l’autrice colora i dialoghi fra i due protagonisti di espressioni particolarissime e ormai desuete, tipiche dell’epoca e dello slang della zona, e la lingua originale permette di godersi una serie di sfumature non puramente semantiche, ma anche psicologiche.
Il lavoro linguistico è un valore aggiunto che si perde nella traduzione in italiano, inoltre nel film i dialoghi sono anche stati edulcorati.
La storia narra dell’incontro tra Ennis Del Mar e Jack Twist sui monti del Wyoming nel 1963.
Diciottenni, senza né arte né parte, di aspetto non aggraziato (i due cowboy sono descritti come ragazzi dai tratti rozzi e disarmonci, non come due rampolli di Hollywood), poveri e in cerca di lavoro, vengono assunti per pascolare un gregge di pecore durante l’estate.
Ennis è un ragazzo introverso, a tratti rude, mentre Jack è esuberante e riesce a penetrare facilmente la corazza apparente di Ennis durante i lunghi periodi di isolamento.
Una sera vengono costretti da un temporale ad una situazione di particolare vicinanza ed intimità e la loro omosessualità repressa, e sepolta sotto mille paure, esplode.
Il rapporto tra Ennis e Jack durerà vent’anni, costellato da sporadici incontri, pensieri continui durante la reciproca lontananza, e discussioni sul loro futuro: se da una parte Jack insiste per costruirsi una vita insieme con Ennis, assolutamente scevro da timori, dall’altra Ennis, come il piu’ tipico ed odioso dei repressi, adduce mille giustificazioni e paure esasperate per non rendere concreto un sentimento che, al di là del sesso, è maturato in loro, per quanto non sappiano gestirlo.
Il potenziale emotivo di questa storia risiede soprattutto nei registri linguistici di cui si avvale Annie Proulx, che adotta uno stile incalzante, sincopato, senza per questo rinunciare, con pochi aggettivi o metafore riuscitissime, a farci sentire i moti interiori dei due protagonisti.
Ennis e Jack, a modo loro, ragionano su quello che è accaduto e non negano un sentimento che esiste e sentono profondamente, e tentano di esprimerlo, per quanto non usino mai la parola “amore”.

I discorsi di Jack, nella loro schiettezza ed ingenuità, commuovono, come le preghiere di un innamorato che non comprende perché non possa amare liberamente; a lui sembra così naturale il loro amore che non si pone nessun dubbio e quando Ennis proclama l’ennesima apologia di una doppia vita, gli rinfaccia che a Brokeback Mountain erano stati visti e spiati.
Vivere nell’ombra è come imporsi una gabbia di sofferenza e rinunciare alla felicità, per accontentarsi e crogiolarsi nel rimpianto.
Ennis è meno taciturno rispetto al film, ma è descritto con maggior chiarezza come un triste pusillanime, sconvolto dal terrore di essere ucciso, tanto da voler credere ad ogni costo che la morte di Jack sia l’ennesimo caso di omofobia, piuttosto che un banale, quanto tragico incidente.
Cio’ che differenzia profondamente questo testo dal film, è il fatto che quest’ultimo dedica un’ora di tempo ad episodi inesistenti, quanto noiosi (il tentativo di Ennis di avere una relazione con una ragazza conosciuta in un pub; l’incontro fra Jack e sua moglie con un’altra coppia dal marito sessualmente ambiguo; il patetico dialogo tra Ennis e la figlia che gli comunica che si sposerà), spazio che avrebbe potuto essere dedicato a far comprendere meglio come un sentimento simile abbia potuto resistere e sopravvivere per vent’anni, come Jack in realtà abbia tentato continuamente, e sognato ogni giorno della sua vita, di vivere con Ennis, tanto da parlarne persino ai retrogradi genitori con inusuale coraggio; nel film sembra quasi tollerare la situazione per un ventennio (fuori tempo massimo per i parametri di sopportazione di chiunque), per infine esplodere in una scenata isterica.
Per rubare un’espressione letta sul web, a differenza del film (candidato a diversi Oscar, indice di quanto sia un film innocuo che fa compiere diversi passi indietro alla cinematografia omosessuale; sia sufficiente pensare che in un recente passato abbiamo ammirato film di forte impatto emotivo, a volte politicanti e temerari, quali “Maurice“, “Edoardo II“, “Sebastian“, “Belli e dannati“, “Querelle de Brest“) il racconto di Annie Proulx non è una storia d’amore per deduzione, ma la storia di un amore che non riesce ad essere gestito ed espresso compiutamente, ma sotto le sovrastrutture mentali dei due protagonisti pulsa, forte, immaturo, culturalmente soffocato, ma presente.
E le ultime righe non sono conciliatorie, ma descrivono, realisticamente, la situazione di tormento infinito in cui Ennis continuerà a vivere, senza amore, senza alcun romanticismo del rimpianto.

E senza il suo Jack, ferito dalla sua fottuta paura, ma ostinato nell’unico sentimento umano che insieme all’odio puo’ spazzare via ogni ostacolo.

And he would wake sometimes in grief, sometimes with the old sense of joy and release; the pillow sometimes wet, sometimes the sheets.
There was some open space between what he knew and what he tried to believe, but nothing could be done about it, and if you can’t fix it you’ve got to stand it
“.

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Questa voce è stata pubblicata il 02/02/2006 da in Senza categoria con tag , , .

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