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Peace is for pussies

Le particelle elementari: il dolore di Houellebecq

houellebecq-m_particelle0.gifE’ davvero arduo fissare con parole i sentimenti contrastanti che due romanzi di Houellebecq mi hanno provocato.
Mi riferisco a “Estensione del dominio della lotta” e “Le particelle elementari” , romanzi che dolosamente ti violentano, ti torturano, ti afferrano per i capelli e ti sbattono la faccia contro lo specchio.
Houellebecq inchioda al tavolo chirurgico l’esistenza moderna e le sue radici e con essa disseziona, senza anestesia, pure il lettore.

Ho deciso di raccomandarvi insieme questi due libri per le tematiche comuni trattate, sebbene “Le particelle elementari” abbia un’ambiziosa ricchezza di contenuti e registri linguistici da far impallidire uno scribacchino da best seller qualunque.

I due testi affrontano le esistenze di persone che, pur perfettamente inserite nella società (quindi non si tratta di derelitti, anarchici, sovversivi, disadattati, ma di persone comuni), perdono progressivamente il senso della loro esistenza, all’interno di un sistema in cui le ideologie e le religioni sono solo residuati preistorici, distrutti dall’intrinseco bisogno europeo di razionalità, sostituiti dal cosiddetto liberalismo, che enfatizza individualismo e meccanismi di lotta.
Lotta per l’amore, il sesso, il lavoro.
L’uomo occidentale ha intrapreso la strada radicale indicata da Nietzsche del nichilismo come sistema di pensiero, trovandosi così solo e senza punti di riferimenti esistenziali.
Proprio perché da umano, troppo umano, sempre per citare Nietzsche, è privo del coraggio di accettare un’esistenza priva di significato, non addobbata dal successo professionale o dall’illusione dell’amore o da un sogno di libertà estrema o da una fede che davvero lo renda felice: che si tratti di un ebreo paganizzato o dell’ayurveda, la morte e il disfacimento del corpo comunque tendono l’agguato.

“Estensione del dominio della lotta” è incentrato su un solo personaggio, che progressivamente scivola nell’apatia piu’ pericolosa, quella che ti rende rabbioso e autodistruttivo, come un animale in gabbia.

“Sono al centro del baratro. Sento la mia pelle come una frontiera, e il mondo esterno come uno schiacciamento. L’impressione di scissione è totale; ormai sono prigioniero in me stesso. La fusione sublime non avverrà; lo scopo della vita è mancato.”

“Le particelle elementari” narra, invece, le parallele vicende di due fratellastri,un sessuomane insegnante, Bruno, e un genio della fisica, Michel, che si svolgono nell’arco di quasi mezzo secolo di storia occidentale moderna, seguite da un epilogo surreale ed agghiacciante ambientato nei primi decenni dopo il duemila.
Simboli, uno degli effetti del liberalismo sessuale, l’altro dell’ossessione del progresso scientifico (liberatosi finalmente di Gesù e Marx, all’uomo moderno sono rimasti il miraggio della felicità attraverso il sesso o la scienza o qualche fede alternativa), condurranno loro malgrado una vita spregevole e mediocre, priva di sentimenti forti e duraturi, pervasa di insoddisfazione e incapacità di riuscire a godere anche solo per un momento di un po’ di serenità.
Michel inseguirà per tutta la vita il sogno di creare una nuova specie umana priva della possibilità di errori genetici e di ogni fonte di infelicità; raggiungerà il suo scopo lasciandosi alle spalle una donna distrutta dall’amore per lui e non imparando mai a liberarsi della sua anaffettività.
Bruno affonderà la sua vita precipitando nella spirale della sessualità compulsiva, vittima del mito del sesso libero e facile; quando incontrerà una donna disposta ad amarlo purtroppo sarà la vita stessa a sdradicare la possibilità di un amore duraturo, conducendolo alla pazzia.
L’autore alterna la sua prosa ricca e fluente a interi paragrafi in stile saggistico, tra digressioni filosofiche, scientifiche o costernanti analisi sociologiche, tanto provocatorie, lucide, ciniche, disperate, da farti in alcuni momenti attorcigliare lo stomaco o farti anche desiderare di prenderlo a pugni.
Perchè il suo modo schietto e pieno di furore di spiegare il suo punto di vista è come una fiamma ossidrica puntata verso gli occhi.
Houellebecq vuole sicuramente provocare e ne “Le particelle elementari”, proponendosi il fine di demolire la cultura hippie e new age (così come qualsiasi altro epifenomeno culturale moderno!), si avvale come armi sia del sarcasmo sia della narrazione di aneddoti così atroci da farti raggelare (un esempio è la storia del figlio del guru della madre dei due fratelli, che in pieni anni ’80 inseguirà il sogno, fallendo, di diventare una rockstar per poi finire nella rete del satanismo, delle orge dopate e di un proficuo mercato di snuff movie oltre ogni limite di crudeltà; d’altronde Charles Manson si prestò facilmente come icona nel permettere alle autorità americane di affondare il movimento hippie, non essendone altro che un epigono estremo).

[…]Questo libro è innanzitutto la storia di un uomo, di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in Europa occidentale nella seconda metà del Ventesimo Secolo. Perlopiù solo, egli intrattenne tuttavia saltuari rapporti con altri uomini. Visse in un’epoca infelice e travagliata. La nazione che gli aveva dato i natali scivolava lentamente ma inesorabilmente verso la fascia economica delle nazioni di media povertà; sovente incalzati dalla miseria, gli uomini della sua generazione pativano comunque un’esistenza solitaria e astiosa. I sentimenti d’amore, di tenerezza e di umana fratellanza erano in gran parte scomparsi; nei loro mutui rapporti, i suoi contemporanei davano assai spesso prova di indifferenza e di crudeltà.[…]

E’ una lettura dolorosa, eppure avvincente.
E’ come se qualcuno arrogantemente, ma a ragione, ti legasse alla sedia e ti raccontasse senza scrupoli le assurdità del sistema in cui vivi o demolisse la speranza in qualsiasi fonte di felicità elaborata dall’uomo.
La storia umana viene rappresentata come un continuo esperimento culturale che è destinato sempre e comunque ad estremizzarsi e a fallire, come in un impetuoso e incessante atto di ricerca di una felicità tanto agognata, quanto lontana, soprattutto in un mondo dove l’ossessione del corpo, del suo disfacimento, del dolore, rendono l’inevitabile decadere della vita un pensiero fisso intollerabile, cui cercare di sfuggire nei modi piu’ disparati e disperati.

Da “Estensione del dominio della lotta” (Prologo) :

[…]In verità non c’è nulla che riesca a impedire il sempre più ravvicinato ritorno di quei momenti in cui la tua solitudine assoluta, la percezione della vacuità universale, il presentimento che la tua esistenza stia approssimandosi a un disastro doloroso e definitivo, si combinano per sprofondarti in uno stato di vera e propria sofferenza.
E tuttavia continui a non aver voglia di morire.

Hai avuto una vita. Ci son stati momenti in cui avevi una vita. Certo, non te ne ricordi più benissimo; ma ad attestarlo restano varie fotografie. Questo succedeva, probabilmente, all’epoca della tua adolescenza, o poco più tardi. Quant’era grande, allora, la tua smania di vivere! L’esistenza ti sembrava ricca di possibilità inedite. Ti vedevi potenziale cantante di musica leggera, ti vedevi in viaggio per il Venezuela.
Ancor più sorprendente, hai avuto un’infanzía. Allora: osserva un bambino di sette anni che gioca coi soldatini sul tappeto del salotto. Ti chiedo di osservarlo attentamente. Dopo a divorzio dei genitori, quel bambino non ha più padre. Vede pochissimo la madre, che occupa una posizione importante in un’azienda di cosmetici. Eppure si balocca coi soldatini, e l’interesse che mostra per queste rappresentazioni del mondo e della guerra sembra molto intenso. Questo bambino, non c’è alcun dubbio, già soffre un po’ di mancanza d’affetto; e tuttavia: quanto sembra interessargli il mondo!

Voi pure, vi siete interessati al mondo. Parlo di tanto tempo fa; però vi prego di provare a ricordare. Il dominio della norma non vi era più sufficiente; non potevate più viverci, nel dominio della norma; e così vi trovaste a dover entrare nel dominio della lotta. Vi chiedo di riandare a quel momento preciso. Risale a molto tempo fa, vero? Rammentate: l’acqua era fredda.
Ecco: siete lontani dalla riva, oh si! come siete lontani dalla riva! A lungo vi siete illusi dell’esistenza di un’altra riva; sbagliando, com’è ormai evidente. Tuttavia continuate a nuotare, e ogni movimento che fate vi avvicina al collasso. Tossite, i vostri polmoni bruciano. l’acqua vi sembra sempre più fredda, e soprattutto sempre più amara. Non siete più tanto giovani. E adesso state per morire. Non è niente. Ci sono qua io. Non vi lascerò cadere. Continuate a leggere.
Ricordatevi, ancora una volta, del vostro ingresso nel dominio della lotta.[…]

Un commento su “Le particelle elementari: il dolore di Houellebecq

  1. Luca.Sempre
    12/11/2013

    L’infinita tristezza, la desolante e desolata disperazione, il nichilismo e la fredda follia de “Le particelle Elementari” ne fanno per me uno dei capolavori massimi della letteratura contemporanea.
    Una fucilata al cuore, alla testa, alla ragione.

    Mi piace

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