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I distruttori (Donnie Darko e l’illegalità del gesto artistico)

donnie-darko-directors-cut1.jpg“L’arte è sovversiva perché fa appello all’inconscio. Non sono un freudiano, ma credo nell’equazione -civiltà uguale repressione-. L’arte è a favore di tutto ciò che viene represso. Quindi è contro la civiltà, contro la società con le sue norme stabilite. Più un film è collegato con l’inconscio, più è sovversivo. Come lo sono i sogni”.
D. Cronenberg

“Se si crea un universo tangente, questo sarà altamente instabile; alla fine collasserà su se stesso formando un buco nero all’interno dell’universo primario capace di distruggere tutto l’esistente
The philosophy of time travel

Mi chiamo Donnie Darko.
Tempo fa incontrai un coniglio alto due metri, di nome Frank.
Mi annunciò la fine del mondo.
Eravamo precipitati tutti in universo tangente, metafora di un sistema che soffoca ogni gesto di ribellione.
Era necessario ricreare il mondo e per fare questo bisognava distruggerlo violando le sue regole.
La distruzione è una forma di creatività.
Da una parte esistono gli artisti mainstream (modaioli, commerciali, infine sempre innocui), dall’altra esiste il gesto artistico che ridisegna e partorisce mondi, quello compiuto dai Distruttori.
Quando uscì un film sulla storia del mio immaginario amico Frank chi era in grado di scorgere la fine del mondo scelse un modo peculiare di esprimersi: l’atto vandalico.
Palazzi ed altri elementi urbani vennero stigmatizzati (con stikers, maschere, adesivi, graffiti…) dall’effigie del coniglio che mi guidò attraverso lo spazio-tempo.
L’atto illegale della deturpazione è un modo per destituire della sua funzione primaria l’oggetto colpito, per aprire una falla nel sistema, affinchè venga inondato.
Il gesto sovversivo e provocatorio non è fine a se stesso, ma esprime l’istanza di vedere che cosa accade quando fai il mondo a pezzi.
I Distruttori vogliono cambiare le cose, vogliono destabilizzare le menti e offrire prospettive differenti, prima di tutto a se stessi.
L’arte è il riflesso di proiezioni che provengono da dimensioni interiori personali ed inesplorate.
E non comprende l’entertainment, non comprende il prodotto.
La distruzione apre worm-holes attraverso cui spiare il nostro futuro e avere il coraggio di seguirlo per non morire.
“Se il cielo si aprisse all’improvviso non ci sarebbero più nè legge nè regole.
Ci saresti solo tu e i tuoi ricordi.
Le scelte che hai fatto e le persone che hai toccato”.

Il vero gesto creativo contiene elementi di impeto primordiale.
Puo’ anche non generare arte nell’immediato, ma può aprire strade concettuali radicali.
Un cesso in un museo, gli schizzi di Pollock, gli impachettamenti di Christo, i simbolismi primitivi di Miro’, assumono valore nel momento in cui sovvertono valori, estetici e morali, precedentemente standardizzati.
Lo scandalo è la chiave di volta della trasformazione.
Ultimo tango a Parigi” e “Salò” furono sottoposti a processo; ora sono considerati film profetici.
Così come il crollo delle Twin Towers ridisegnò lo skyline di Manhattan, la distruzione di schemi espressivi e la diffusione di simboli di sovversione (Frank è l’ombra junghiana del coniglio di Alice), attraverso affissioni e disegni clandestini, introduce il germe della metamorfosi nel mondo dell’arte ridefinendone i contorni e facendo nascere correnti artistiche, nuovi stili.
L’arte pura è illegale nella misura in cui per essere tale deve distruggere materia, simboli, stili, moralismi.
Esprimere quello che non si potrebbe esprimere.
Il vilipendio è il primum movens dell’Artista.
Per fare tutto questo ho seguito l’ordine di Frank: “Burn it to the ground”.
Ed ora mi trovo in una dimensione parallela.
Dopo aver salvato dalla fine il vostro mondo.

“Donnie Darko” venne proiettato per la prima volta nel 2001, in periodo post 9/11.
Inadatto per il pubblico medio, che in quel periodo necessitava di uomini forti e non di sovversivi, e riteneva offensivo vedere sullo schermo aerei che si schiantano, divenne un paradigmatico caso di flop commerciale che si trasforma in cult grazie ad un passaparola incessante sul web, sostenuto da tutti coloro che si appassionarono ad un racconto surreale, complesso, eppure struggente.
Il sito del film, complemento all’opera, contribuì a costruire l’aura di mistero in merito alle vicende di Donnie Darko, e finalmente nel 2004 tutto il mondo potè vederlo nei cinema, in alcuni paesi in versione director’s cut, offrendo così una seconda occasione per conoscere un oggetto di amore-odio e di dibattiti estenuanti sugli infiniti dettagli sparsi tra le trame di una narrazione pluristratificata.
Ambientato nel 1988, all’epoca dello scontro elettorale, che cambiò le sorti del mondo, tra Dukakis e Bush senior, il film segue le vicende di Donnie Darko, un ragazzo psicotico salvato, durante un misterioso incidente (il motore di un aereo, non segnalato su alcun radar, e proveniente da un futuro prossimo, precipita sulla sua casa) da un coniglio gigante, di nome Frank, che comunica con lui da un’altra dimensione spazio-temporale e gli annuncia che la fine del mondo avverrà entro 28 giorni.
Donnie darà libero sfogo ai suoi impulsi distruttivi scoprendo che per lui è stato riservato un ruolo di primo piano durante il collasso di un universo tangente, che si è creato proprio a causa dell’incidente aereo, un mondo parallelo e transitorio in cui l’umanità si è ritrovata a vivere e che va chiuso: se non seguirà la strada suggeritagli da Frank l’apocalisse travolgerà anche l’universo primario e tutto l’esistente.
Seguire il proprio destino di (auto)distruzione costituirà una scelta obbligata.

Pubblicato su http://www.pizzalossa.com

9 commenti su “I distruttori (Donnie Darko e l’illegalità del gesto artistico)

  1. Federico
    10/11/2008

    Andai a vedere Donnie Darko al cinema. Ho dormito. Tempo dopo, visto che ne parlavano come di un capolavoro, e visto che era diventato un cult movie, mi convinsi a rivederlo. Ho dormito ancora. Che dire? Soporifero.

    La ribellione, il lato oscuro della luna, l’atmosfera maledetta, la malinconia del vivere, il fascino tetro dell’autodistruzione, la nostalgia di qualcosa che non si è mai vissuto, l’alienazione struggente del sognatore, l’inafferrabilità dell’amore vero, la folle consapevolezza che quando arrivi alla fine tutta la tua vita è passata in un solo secondo.
    Ecco, se come me cercate tutto questo, NON cercatelo in questo film.

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  2. Federico
    10/11/2008

    Per spiegare meglio cosa intendevo dire nel secondo paragrafo, aggiungo due righe: Donnie Darko è un film che vorrebbe essere tramite di tali sfuggevoli sensazioni , ma nei pochi momenti migliori del film riesce appena appena a sfiorarle. Per il resto ne parla in modo superficiale, con la goffaggine di un adolescente che scrive la sua prima poesia. Una occasione mancata, secondo me.

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  3. Lady Dark
    12/08/2009

    Io Donnie Darko l’ho visto, è stato bellissimo xd. Cmq penso che Donnie Darko è stato il film più bello per me ed ora dovrà uscire S.darko…sarà stupendo, io ci scommetto la mia reputazione da emo xd

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  4. Lenny Nero
    12/08/2009

    @Lady Dark: non so che reputazione abbiate voi emo, ma la prossima volta almeno dedica un po’ di attenzione all’italiano (ti ho corretto per il minimo sindacale il tuo commento!).
    Complimenti per la fiducia in S. Darko, su “Nocturno” non ne parlano malissimo.
    Io non ho il coraggio di vederlo!

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  5. Dastan666
    21/09/2009

    @ Lady Dark: come si poteva avere fiducia in S.Darko quando si sapeva da eoni che Richard Kelly si era completamente distaccato dal progetto e che si era incavolato bestemmiando in birmano per l’ uscita di questo film?

    Sarebbe stato più plausibile avere fiducia in The Box, scritto e diretto da Richard Kelly.

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  6. Magnificat
    25/01/2010

    Così pochi commenti su questo splendido film?
    Lenny, interessante la tua lettura lineare e conforme alla vicenda di D.D..
    A me piace leggere la sua storia come la metafora di un tentativo di questo ragazzo di dare un senso alla propria morte (e, in definitiva, alla morte intesa proprio come evento cardine intorno a cui ruota l’intera esistenza di tutti) e di spiegare le interconnessioni destiniche con gli altri.
    Il sorriso che appare sul suo volto alla fine è il sorrido di chi finalmente ha compreso ed è riuscito ad accettare. La sua morte ora ha un senso perché è servita a tenere in piedi il mondo così come lui lo conosceva, quel mondo di affetti da cui si era tuttavia sempre sentito un po’ estraneo e che ora riesce a vedere finalmente nella sua interezza, in una sorta di disegno armonico e complessivo in cui ogni elemento torna al proprio posto.
    D.D. riesce a dare un senso a ciò che normalmente senso non ha: la morte. E per di più la sua. E questo fa tornare i conti, alla fine. Il suo sorriso è catartico e liberatorio.
    S.Darko mi rifiuto di vederlo😉

    Magnificat

    P.S.
    Mi fa morire il modo in cui bacchetti queste povere ragazzine che non riescono ad esprimersi in italiano.
    Giorni fa pensavo che stiamo per regredire al volgare umbro-toscano, con tutti questi “Ke” al posto di “che”.
    Eppure la lingua scritta prima o poi soccomberà al parlato, com’è sempre stato. La lingua è come un organismo vivente, mutevole.
    Non si possono cristallizzare per sempre delle norme linguistiche. E te lo dice una che in questo è conservatrice al massimo. Per esempio ho notato che ormai sempre più persone scrivono “un pò” con l’accento anziché “un po’” con l’apostrofo, come giustamente andrebbe scritto. E lo fanno anche persone di buona cultura, persone che sanno esprimersi, che hanno studiato, che leggono ecc. Sai cosa significa questo? Che prima poi passerà questa norma, per cui “un po’” si potrà scrivere anche con l’accento. E lo stesso dicasi per l’uso dei congiuntivi che sta sparendo e che è soppiantato dall’imperfetto indicativo. Tempi usati in funzione modale. E prima o poi anche la lingua scritta cederà. Io lo trovo triste ma è così che sono sempre andate le cose. Il nostro italiano del resto non è altro che il volgare (latino parlato, anteposto al latino scritto che si è conservato nei documenti ufficiali e letterari) che si è modificato nel tempo.
    Prima o poi il linguaggio internettiamo soppianterà il nostro amato italiano così come ce lo hanno insegnato a scuola. Del resto, caro Lenny, in una società in cui tutti hanno poco da dire e in cui basta apparire ed urlare non servono costruzioni lingiustiche tanto arzigogolate. Linguaggio e pensiero sono interconnessi (cosa è nato prima?). Le ultime generazioni non sanno più esprimersi perché sostanzialmente non hanno più nulla da dire. Hai presente la scena in “2001:odissea nello spazio” in cui le scimmie urlano e mugolano e comunicano con versi gutturali e con gesti del corpo? Quello è un linguaggio primordiale. Ante-civiltà. Lo stesso cui stiamo regredendo, a quanto pare ;-)))

    Ciao ciao

    Magnificat

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  7. Magnificat
    25/01/2010

    P.S.: non far caso ovviamente alle mie piccole “imperfezioni” linguistiche causa fretta nel digitare e fretta nel rileggermi ;-)))

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  8. mrsingramrockband
    04/02/2010

    Non puoi vederlo dopo i 15 anni, perdi la poesia del film…

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  9. happy_becchino
    08/03/2010

    euhm… per me… il film donnie darko.. è una cagata pazzesca peggiore della corazzata potiomnkin di fantozzi

    è come per quei quadri che vengono esposti da intellettuali da “salotto” in cui viene schiaffato una targhetta dal prezzo esorbitante e… oplà 2 villici bifolchi si avvicinano e tanto per darsi un tono: “oh che figo, questa è arte, esprime appieno il disagio interiore psicologico, le turbe adolescenziali, i brufoli che scoppiano! plosh! ma è dipinto col pus questo punto di quadro?” no! non vale nulla, poi dico: tra i 100 migliori film.. forse della yugoslavia?

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Questa voce è stata pubblicata il 21/05/2006 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , , .

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