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Peace is for pussies

TOOL- Lacerazioni psicosomatiche (Datchforum, Milano, 19-06-06)

tool-10000-days.jpgI Tool sono uno strumento di scorporazione dell’anima.
Il corpo si dissolve e si ricompone in forme incompiute e perdute.
Per accedere al mondo sottile, per aprire il terzo occhio, la chirurgia dello spirito deve lacerare la materia, che si apre in mille spiragli di carne attraverso cui far filtrare la luce e fare uscire i liquami di rifiuto, detriti psichici e putrefatti residui organici.
Eppure i Tool cantano proprio la sofferenza di questo processo, la sua pericolosità.
La difficoltà di intraprenderlo ed i continui fallimenti nel farlo.
Narrano la frustrazione e l’odio che si accumulano nei confronti del mondo quando vorresti cambiare te stesso e, non riuscendoci, vorresti solo distruggere ogni particella del tuo essere e vedere ogni cosa travolta da meteoriti e piogge incandescenti che inceneriscano tutto, che mettano al rogo tutta la fottuta umanità.


Col presupposto dell’ottima acustica del Datchforum il loro live-sabbath è stato preciso come un colpo di pistola e ha decuplicato la potenza sonora ed emotiva dei loro brani.
Dopo aver sentito vibrare il basso come fosse un piccolo tornado che ti intrappola al suo interno, la chitarra che distorce geometrie compatte di rumore industriale ed una batteria che spezza l’atmosfera con la furia di una macchina d’assalto, è quasi impossbile riascoltare i loro album senza avvertirne la differenza di impatto.

Niente gesti da saltimbanco.
Composti e quasi immobili come statuine, hanno portato avanti uno spettacolo in cui il pubblico non esisteva e non esisteva neanche la band.
Maynard, con l’alibi bizzarro dei problemi di epilessia e rischio di stroke (pur dimenandosi davanti a video e allucinazioni visive), ha voltato le spalle ai suoi adoratori e con voce suadente e bellissima non ha mai perso intensità, dall’iniziale e travolgente “Rosetta stoned” alla finale “Vicarious”, un inno al piacere della sofferenza, della tragedia, alla parassitosi del dolore dei media.
Lo spazio era tutto dedicato alla musica e alle immagini; non ci si poteva distrarre, ma solo concentrarsi, come se si stesse mettendo in atto una pratica di meditazione hardcore, come se ci si dovesse annullare in un magma di sangue ed amianto.
E per quasi due ore pezzi di metallo son stati sparati senza pietà sul pubblico.
E’ il curioso ossimoro tipico dei Tool: offrire spunti di elevazione spirituale immersi (e travolti) in un contesto di
morbosità e rabbia lucida che al contrario non sembra offrire speranza.
E l’elevazione a volte sembra diventare un viaggio senza sosta verso l’autodistruzione di massa.

“I live while the whole world dies…”

2 commenti su “TOOL- Lacerazioni psicosomatiche (Datchforum, Milano, 19-06-06)

  1. Marcio
    21/12/2009

    ciao Lenny!…volevo chiederti informazioni riguardo a “until the light take us” di Aaron Aites e Audrey Ewell, film documentario sulla scena black metal norvegese anni 90 (sarebbe bello leggere una tua recensione) e tutte le nefandezze che ne sono derivate, naturalmente nn se ne parla di un’uscita al cinema, e x il dvd con a stento sottotitoli in italiano aspetteremo un bel pò.
    grazie!

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  2. Marcio
    21/12/2009

    riguardo ai Tool li ho visti in concerto nello stesso tour di 10.000 days a roma, al palaghiaccio ma l’acustica di quel posto è davvero pessima.
    cmq loro un genere a parte.

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Questa voce è stata pubblicata il 25/06/2006 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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