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Peace is for pussies

Scoop

170778410_9e73e915da_o.jpgPer rifarmi del film più brutto del millennio (“Black Dhalia“), sono tornato a rispolverare un mio amore di ragazzino, Woody Allen.

Non ho mai amato particolarmente i suoi primi film, tipo “Tutto quello avreste voluto sapere sul sesso…”, per capirci (con l’eccezione di “Amore e Guerra” per il quale ho rischiato l’infarto dalle risate e per altro è un’opera dotata di diversi momenti visionari infarciti di un humour a dir poco strepitoso!) ed ho iniziato a seguirlo in un mio periodo di aristocratica cinefilia per cui consideravo vero cinema solo i film difficili e d’essai.
Così vidi “Interiors“, il suo film piu’ cupo e deprimente insieme a “Settembre“, e me ne innamorai, per via del suo pessimismo cosmico e nevrotico e per l’eleganza delle sue opere, la classe nella messinscena e gli straordinari attori con cui ha sempre lavorato.
Nel tempo pero’ ho scoperto ben altri aspetti di Allen, tra cui l’amore per il surreale (“Alice“), i film di Fellini (il magnifico ed espressionista “Ombre e nebbia“, un capolavoro), e l’autoironia (“Radio Days“, per altro film splendidamente girato e fotografato, come quasi sempre del resto).
Nel tempo il suo pessimismo è stato esorcizzato con l’ironia con risultati ottimi come “La dea dell’amore” o “Harry a pezzi“, anche se nelle ultime produzioni qualcosa della sua verve era andata persa.

Poi l’anno scorso (d’altronde gira due film all’anno, ha sempre tempo per rifarsi) sorprese tutti con un dramma classico impiantato nella società moderna, “Match Point“, di cui ho già scritto abbondantemente in un altro post.

Ora è tornato con una commedia
Ho riso di cuore, e non forzatamente, per due ore.
Non solo il film è ricco di finezze di fotografia, scenografia, sceneggiatura, ma è riuscitissimo nel mantenere il giusto ritmo da commedia “leggera”, regalandoci situazioni talmente ironiche che è impossibile non ridere neanche quando Woody buffoneggia.
Alcune battute sono a dir poco stupende, anche se invece di affidare l’effetto comico alla “classica” battuta alla Allen, l’effetto è dovuto a interi momenti costruiti per generare tonnellate di risate, tanto che tra una scena e l’altra avrei avuto bisogno di una pausa perchè mi tornavano subito in mente i dialoghi della scena appena precedente!
Gli attori tutti stupendamente in parte (e qui si vede il regista, dal tocco lieve, ma presente), da quella tonnellata di manzo e testosterone di Hugh Jackman (per i suoi pettorali deve avere il porto d’armi) che ecciterebbe persino quell’ultimo baluardo di eterosessualità totale che è mio padre e quella lolita di Scarlett “dacci una tregua e prenditi un anno di pausa” Johansson, assolutamente ideale per il suo ruolo, quella di una studentessa aspirante giornalista che indaga in modo adolescenziale e sprovveduto su un uomo sospettato di essere un serial killer.
Peccato che lui sia terribilmente affascinante e si sa come finiscono queste situazioni.
Il sottofinale cinefilo preso pari pari dai film di Vigo o da Monsieur Verdoux di Chaplin rende ancora più gradito questo lavoro di Allen, teso tra il volere essere “retro'”, ma divertente in senso moderno per tutti (dubito che i ragazzini di oggi conoscano il personaggio di Monsieur Verdoux; quel genio di Chaplin ci regalò un’interpretazione stupenda, intensa e uno dei finali più cupi e pieni di humour nero che si siano mai visti al cinema e per trattare un tema come la pena di morte! D’altronde Chaplin diresse “Il grande dittatore” nel 1940! Quando si dice che uno è profeta in patria).

Insomma, per una serata leggera, ma di gusto, specie se amate Allen, ve lo consiglio vivamente.
Non ci sono i discorsi esistenziali di “Match Point” (nonostante una spassosissima rappresentazione della nave della morte!), ma c’è un’ironia così genuina e un amore per il cinema che non possono che appagare.

“Io sono nato di confessione ebraica, poi diventando grande mi sono convertito al narcisismo”

“Sai, io suonavo solo lo schiacciapensieri. E’ un pezzo di metallo che si mette in bocca ed emette un suono nasale. Lo chiamavano anche l’arpa giudea, ma si sa come sono QUELLE persone: il minimo accenno di antisemitismo e subito scrivono migliaia di lettere!”

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Questa voce è stata pubblicata il 18/10/2006 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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