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Peace is for pussies

Profumo – Storia di un assassino

profumo.jpgPremetto che non ho letto il libro di Suskind da cui è stato tratto questo film, e forse questo scarto di partenza mi permette di esprimere un giudizio piu’ obiettivo e meno condizionato di quanto avvenga quando assistiamo a film ispirati a libri da noi letti: immancabilmente la nostra visione risulta discrepante con quella del regista e questo ci lascia un senso di insoddisfazione.
Protagonista è Jean-Baptiste Grenouille, partorito dalla madre sotto il bancone dei mercato dei pesci e nascosto in attesa di gettarlo via con le frattaglie.
Siamo nel XVIII secolo, a Parigi, gli odori sono insopportabili, permeano l’aria e le persone sferzandole violentemente, e forse proprio questo stimolo tiene in vita Jean-Baptiste fin da neonato, dotato di una congenita volontà di sopravvivenza fuori dal comune e strappato a morte certa dalla stimolazione olfattiva del suo putrescente luogo di nascita.
Un grido di rabbia e di vita e tutti gli avventori si accorgono della sua presenza, e con quel grido consegnerà all’impiccagione sua madre.
Affidato ad un orfanotrofio fino all’adolescenza, costruisce il suo immaginario, i suoi schemi mentali, la percezione del mondo e delle persone intorno al senso piu’ primitivo di cui siamo dotati: l’olfatto.
Senza aver mai ricevuto un gesto d’affetto, temuto dai suoi compagni di sventura, isolato e considerato eccentrico, Jean-Baptiste crea nella sua mente un rifugio, costruito con tutti gli odori dell’ambiente circostante, un registratore di sensazioni che diventa col tempo sempre piu’ raffinato e da queste sensazioni se ne fa avvolgere per sublimare la sofferenza e per inebriarsi.

Venduto ad una conceria di pelli, entrerà finalmente in contatto con la città, e la miriade di nuovi odori che potrà conoscere faranno nascere in lui un’ossessione per la ricerca di nuovi profumi e soprattutto del profumo piu’ intenso.
Incidente, disgrazia e tappa fondamentale nella sua esistenza sarà l’incontro nei sobborghi di Parigi con una bellissima ragazza dai capelli rossi e la pelle diafana.
Incantato dal suo profumo, come un bambino inebetito dal pifferaio di Hamelin, la segue, ma la soffocherà accidentalmente per mettere a tacere le sue urla di timore.
Odorerà intensamente il suo corpo nudo e ormai morto, ricevendone la frustrazione di non poter catturare quell’odore soave, di non poterlo conservare e portare via per sempre con sé.
Dopo aver stupito con le sue facoltà il maestro Baldini, profumiere caduto in disgrazia cui regalerà una seconda ondata di successo grazie alle sue creazioni, derivate dal puro talento e affinate dagli insegnamenti accademici del maestro, svilupperà sempre piu’ forte il desiderio di imparare a imprigionare e materializzare in essenza gli odori.
Viaggerà fino a Grasse per apprendere una particolare tecnica di lavorazione delle basi dei profumi ed il suo progetto delirante troverà modo di esplicarsi in ogni aspetto piu’ atroce.
Durante il suo pellegrinaggio solitario attraverso monti e campagne, sosterà una notte dentro una grotta, dove gli odori non esistono, dove solo l’odore spento della pietra morta e fredda lo circonda.
Non piu’ stordito e distratto dagli effluvii esterni, Jean-Baptiste riesce per la prima volta nella sua vita a godere di alcuni giorni di pace interiore, e facili sono le rimembranze psicanalitiche ad un ritorno all’utero materno; tuttavia il risveglio e l’uscita della grotta saranno i momenti salienti di una seconda nascita, dolorosa e solitaria quanto la prima.
Egli scoprirà infatti di non avere nessun odore e dedurrà quindi di non essere mai esistito per gli altri, di essere un triste fantasma senza scopo.
Spogliatosi di ogni vestito, si agiterà sulla roccia nuda, tormentato dalla pioggia, sperando di riuscire a percepire la sua essenza, ma proverà solo il triste vuoto sensoriale, una seconda e piu’ devastante sensazione di abbandono.
A Grasse, ormai completamente ossessionato dalle sue ricerche, darà avvio ad una serie di omicidi a danno di fanciulle graziose e dagli odori per lui stimolanti, per creare il profumo perfetto, il profumo che secondo una leggenda avrebbe fatto sentire chiunque in paradiso, anche se l’avesse odorato solo per un secondo.
E culmine di questo piano avrebbe dovuto essere l’imprigionamento dell’odore di Laura, figlia del Marchese Richis, ragazza dalla bellezza ammagliante e che tanto gli ricordava la sua prima ed accidentale vittima.
Non vorrei svelare troppo del finale soprendente, corale, drammatico di questo commovente ed elegante film.
Vi accenno solo che in esso ritroviamo la piu’ spettacolare e degna conclusione della ricerca disperata di un’identità e dell’amore che si è protratta per una vita, una vita che si schianta nel piu’ solenne e crudele dei modi, in un vero e proprio rito di teofagia pagana, che porterà Jean-Baptiste al suo annullamento, come presa d’atto di un fallimento esistenziale, e le baccanti dei sobborghi piu’ vicine a Dio, seppure solo per qualche minuto.
Vorrei in ultimo mettere in evidenza la fantastica ricostruzione della periferia di Parigi del 1700, la fotografia che sottolinea i ricercati contrasti di colore (sia sufficiente pensare a Jean-Baptiste che come un Pierrot ante-litteram, vestito di un blu cangiante, in piedi sul patibolo dove avrebbe dovuto essere massacrato diffonde con gesti teatrali il profumo leggendario, acclamato da una folla monocorde e dai lividi colori autunnali che si abbandonerà in estasi ad un’orgia per tutta la piazza) e l’oculata ricerca di estetizzazione persino nei momenti piu’ crudi di manipolazione delle vittime per estrapolarne il loro suadente profumo.
E’ un film in cui nonostante la lunghezza la tensione, soprattutto emotiva, ma anche di piacere estetico, non accenna mai a diminuire, anzi procede diretta senza indugio verso un climax che porterà in alto Jean-Baptiste, sul podio dell’acclamazione collettiva, ma proprio’ lassu’ comprenderà la sua misera condizione di persona che dotata del poter di scatenare l’amore, non ha mai potuto provarlo e riceverlo.
E le lacrime scorreranno a fiumi fino a condurlo alla piu’ estrema delle decisioni, ad un’autodistruzione cosciente scaturita proprio dal suo magico e paradisiaco profumo.
Un’ultima nota dovuta alla recitazione sommessa e pure intensissima di Ben Whishaw: poche parole, quasi assenti, eppure quegli occhi lasciano trasparire un dolore che forse neppure le parole potrebbero descrivere.

Un commento su “Profumo – Storia di un assassino

  1. Marcio
    24/11/2009

    gran bella recensione, un bellissimo film dalla fotografia incantevole!

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Questa voce è stata pubblicata il 22/10/2006 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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