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Peace is for pussies

Super Cannes – J. G. Ballard

ballard_cannes0.gifIl problema più arduo da affrontare per gli scrittori profetici è riuscire nel tempo a tenere così tesa la corda della propria immaginazione da continuare ad anticipare le evoluzioni culturali, senza farsi superare dalle stesse.

J. G. Ballard, vero e proprio genio profetico, con questo romanzo di fantascienza sociale apre una finestra su un mondo che, tuttavia, ormai di futuro remoto ha ben poche caratteristiche, assomigliando di più ad uno specchio deforme e ingigantito che riflette una società attuale alla deriva sotto ogni punto di vista.

Microcosmo simbolico, Eden-Olympia si erge nelle vicinanze di Cannes in tutto il suo splendore di mastodontico complesso del marketing su larga scala.
All’interno di Super Cannes lavorano centinaia di dipendenti delle più grandi multinazionali, pronti a sacrificare la maggior parte della propria vita al dio profitto, al dio successo ed alla dea carriera.
Assistiti in ogni loro bisogno, non hanno nemmeno modo di dedicare tempo alle possibilità di svago offerte da questo paradiso tecnologico.
Perché il bisogno di divertirsi non è avvertito, perché la droga è il lavoro, perché la mente è annichilita dai tassi di borsa e dagli affari.
Per quanto una persona può resistere alla pressione dell’efficientismo prima che il suo sistema psico-fisico crolli?
E quali scappatoie psicologiche offre questo nuovo olimpo dei padroni del futuro ai propri schiavi per mantenerli sempre attivi, galvanizzati come rane di laboratorio?
E’ quello su cui indaga Paul Sinclair, marito di Jane, alla quale viene offerto un posto di lavoro da medico proprio ad Eden-Olympia, dopo che David Greenwood, il suo predecessore, in preda ad un apparente raptus di follia sequestrò ed uccise alcuni manager prima di venire ucciso a sua volta dagli spari delle guardie di sicurezza.
Paul è reduce da un intervento chirurgico cui si è sottoposto in seguito ad un incidente e, al contrario di tutti gli abitanti del complesso residenziale, ha molto tempo libero per pensare ed indagare su tutte le falle della versione ufficiale della pazzia temporanea del dottor Greenwood.
Perché l’assassino si stava dirigendo negli studi televisivi di Super Cannes?
Perché conservava numerose copie di “Alice nel paese delle meraviglie”?
Perchè gli abitanti di Eden-Olympia sono coinvolti in spedizioni punitive e razziste a danno di immigrati e prostitute?
E qual è il progetto dello psichiatra Penrose, teorico della pazzia progettuale come via di catarsi, per offrire ai suoi pazienti una terapia allo stress da efficientismo?
Sconvolto, ed affascinato allo stesso tempo, dai bizzarri personaggi che incontrerà nel corso delle sue indagini, Paul si farà intrappolare in un esperimento in cui lui stesso è la cavia, un topo in gabbia che assiste impotente al nascere di una forma moderna di fascismo in cui i padroni, per garantirsi potere e sanità mentale, si fingono pazzi sviluppando psicopatie liberatorie e organizzando un sistema ai danni degli emarginati in cui perversioni sessuali, violenza e pedofilia sono solo gli hobbies settimanali di persone che non vogliono perdere la loro lucidità mentale per poter continuare a essere perfette macchine da lavoro.

Adottando uno stile a metà tra il thriller e il saggio sociologico, infarcito di toni sarcastici e momenti visionari e grotteschi come di consueto, Ballard, pur non scrivendo la sua opera migliore, ci offre una proiezione lucida della classe dominante prossima ventura, costituita da alienati in giacca e cravatta che mandano avanti il mondo a colpi di affari miliardari e considerano il resto dell’umanità solo come carne da macello, nonchè pretesto (e vittima) per dare sfogo in modo inconsulto ad un’assenza totale di moralità ed inibizioni, concedendosi il lusso di non mettere freni a qualunque possibilità di evoluzione psicopatica della propria personalità.
Il tutto in nome della massima produttività e del disprezzo per l’umanità.

Ciò che rende debole il romanzo, pur avvincente nella sua trama a rivelazioni e colpi di scena continui, fino all’inevitabile conclusione implosiva, è lo strano senso di déjà-vu che si prova nella descrizione della vita degli abitanti di Eden-Olympia, non molto differente da quelle dei workaholic che infiltrano ormai ogni categoria professionale, dallo spettacolo al mondo degli affari, dalla ricerca medica alla politica; ma se l’addiction al lavoro si configura come un comportamento in ultimo esasperato ed esasperante, quello che prospetta cinicamente Ballard è che il Sistema troverà una soluzione non solo per garantire la massima efficienza dei dipendenti, ma per offrire loro un baluardo di salvaguardia mentale che li ricarichi di energie per evitare l’esaurimento.
La disumanizzazione per diventare perfetti professionisti.
La psicopatia come risposta allo stress lavorativo e per inebriarsi di un senso di onnipotenza.
La guida dell’economia mondiale in mano a persone che sfuggono all’autodistruzione da eccesso di lavoro giocando con la propria mente e con le nostre vite di pedine su uno scacchiere che non è già piu’ sotto il nostro controllo.

E quante volte ho pensato anche che l’uso ossessivo-compulsivo della pena di morte, il turismo sessuale garantito dagli stessi stati in cui avviene e le guerre non siano che l’avvisaglia di derive psicotiche dei nuovi ricchi e dei nuovi potenti.

Se questo sarà davvero (o è?) il nuovo Olimpo che ci comanda, il nostro Eden sarà un inferno già in partenza.

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Questa voce è stata pubblicata il 17/11/2006 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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