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Peace is for pussies

IRONIC: appunti di fine anno

2.jpgQuante persone ricordano con allegria una canzone di Alanis “una volta ero una cantante seria” Morissette dedicata alle situazioni tragicomiche che possono costellare la nostra vita di risate, più o meno amare?
Fu uno dei brani di maggior successo di Alanis, nonostante fosse il più musicalmente insignificante dell’album che lo conteneva, forse proprio per quel testo che ritrovava nell’autoironia una chiave per sopportare la propria esistenza.
Ispirato da una frase di quella canzone (…It’s meeting the man of my dreams and then meeting his beautiful wife…) ho deciso di ridere un po’ sopra la mia vita recente.

Difficile stabilire da dove iniziare quando si vogliono tirare le somme di fine anno.
Non ho propositi per il 2007, non ho più illusioni, penso solo che l’anno prossimo non potrà essere peggiore di questo, almeno che non avvenga un attentato dei Neotemplari contro il mio orribile condominio, popolato di una fauna letteralmente troppo colorita e troppo islamica per i miei pruriti antireligiosi, non mi ammali di un cancro letale in poche settimane (già vivo da tempo con la convinzione di averne sviluppato uno, il cui tipo istologico cambia di sei mesi in sei mesi) o che disgraziatamente diventi eterosessuale.
Ah, dimenticavo la visita di Josephine Nazinger a Genova, ma sopravviverò anche a quella pensando che esiste qualcuno più gay di me, anche se mi irrita il fatto che pure lui abbia un fidanzato e io no.
Caro Padre George, che cos’ha quell’ex-nazista che io non ho?

Superata la premessa, metto per iscritto alcune delle mie vicende surreali e frustranti che hanno punteggiato quest’anno degno di essere ricordato come una punizione karmica.

I miei pensieri sarcastici sono iniziati questa sera sotto le docce della palestra.
Sono a dir poco infatuato di un ragazzo per il quale sono più invisibile e fastidioso di un fantasma.
Non è obiettivamente un bello da copertina, ma ha un fisico da falegname canadese, capello finto-spettinato alla Casanova e un volto da soldato della falange macedone che mi turbano i neuroni deputati all’(auto)erotismo.
Sto dietro di lui durante il corso di Fitboxe, lo inseguo sotto le docce, lancio sguardi da Bambi impaurito e seduttivo, ma è come guardare speranzoso un muro di gomma pensando che sia lo specchio di Grimilde.
Prima o poi invece di tirare un gancio sinistro contro il punch-ball prenderà di mira il mio volto sbavante.
Soprattutto, e purtroppo per me, l’adone di cui sopra è maschio, virile, un manzo outlet, un metro e 90 di testosterone, 20 chili di pelo compresi (e solo Dio sa quanto vorrei affondare il mio naso fra quei bellissimi e riccioluti peli pubici! Dio, mi ascolti ogni tanto? Non ho mica chiesto di nuovo la testa di quell’esaltato di tuo figlio!).
Sono veramente esasperato da gay repressi che mi accusano di essere troppo esposto, e poi sono insospettabili solo di essere eterosessuali, con le loro dolcegabbanate e le sopracciglia rifatte come quelle di Moira Orfei, e pretendono anche di considerarsi più maschi di me, solo perché sono dichiarato, quando io rutto come un animale, parlo come un camionista ciociaro, adoro gli horror, vomito solo a sentire i nomi di Julia Roberts o Britney Spears, ascolto metal e se c’è un colore che mi fa venire crisi di panico è il rosa!
Per non parlare del mio feticismo per le divise naziste!
Ovviamente non sono così ingenuo da pensare che tutte le persone che desidero mi ricambieranno, anzi, in 30 anni è accaduto raramente, ma in questo particolare periodo di assenza di qualcuno di affettivamente importante nella mia vita mi interrogo: perché? Perché lui non mi degna di un sorriso o almeno di un “Vaffanculo, frocio di merda”?
Invece il nulla.

Volto lo sguardo e il mio occhio cade sulla dotazione di un tizio orribile: mezzo metro di pene. A riposo.
E penso: dovrei giusto comprarmi una sciarpa visto il gelo che si è abbattuto su questa città innominabile.
I miei amanti non si sono mai lamentati della mia dotazione, tutt’altro, e qualche patetico ha pure finto di provar dolore (salvo poi ululare 5 minuti dopo cantando tutti i Carmina Burana a squarciagola e concludendo con l’Allelujah di Haendel), ma un armamentario simile scatenerebbe una crisi esistenziale pure a Rocco Siffredi.

Avvilito, esco dalla palestra, e mi accendo grottescamente una sigaretta.
Eh sì, perché come ormai sapete tutti, da tre mesi fumo.
Per l’esattezza dal 24 Settembre, giorno di depressione globale e non sto a riscoperchiare una tomba che piano piano sto sigillando con l’amianto.
Certo, guarire un cuore spezzato preventivandosi una chemioterapia non è saggio, e non è molto logico massacrarsi di palestra per aumentare il proprio tasso di scopabilità per poi infilarsi in bocca una Camel, non potendo solleticare le proprie papille gustative con ben altri solidi turgidi, ma di fatto alla veneranda età di 30 anni mi sono dedicato al tabagismo più sfrenato.
E questo dopo aver superato l’alcolismo alle porte, anche per perdere l’ignobile pancetta alla Homer Simpson (almeno ora ho l’addome piatto, esattamente come un malato terminale, faccio le prove generali, o Pier Silvio su Men’s Health, e per questo dovrei sottopormi ad un pesante esame di coscienza) e lo sconforto per una vita affettiva degna di Fantozzi ed un conto in banca che sembra quello dichiarato ufficialmente dal mio dentista.

Lungo la strada del ritorno rifletto che in settimana mi attende una serata “all-gay” organizzata da un ragazzo per il quale ho un debole abissale.
Avete presente quando incontrate una persona che esteticamente magari non è un meteorite sul Vaticano (traduzione: orgasmo visivo multiplo seguito da duplice infarto e morte serena), ma ti uccide con un sorriso, la battuta giusta al momento giusto, ti tiene testa intellettualmente, sfoggia una cultura da inchino e rivela affinità elettive insperate con te?
L’ho incontrato proprio il giorno dopo a quella fatidica domenica in cui mi ponevo il dubbio se impiccarmi alla doccia fosse meno dignitoso di soffocarmi con un dildo, lasciando un biglietto d’addio al mondo arrotolato nel mio pertugio posteriore.
Se avete presente il tipo di persona, la domanda di corollario deve sempre essere la seguente: dove sta l’inganno? Che difetti ha?
Ecco, l’intoppo risiede nel fatto che è fidanzato e, mirabile visu et incredibile dictu per un gay, innamorato.
Come al solito sono l’uomo giusto nel momento più sbagliato.
Certo, confesso che il desiderio era così tanto che una sera gli ho strappato un bacio; ma un bacio rubato, seppur dato con piacere reciproco, non è l’amore.
E quindi trascorrero’ questa serata particolare immaginando di avere una motosega in mano con cui praticare delicatamente lo scalpo al suo fidanzato (…It’s meeting the man of my dreams and then meeting his beautiful wife…), mentre fingero’ di reputarlo simpatico, pur sognando di usarlo come pasto principale al cenone di capodanno.
Nel frattempo trascorro le mie tediose serate chiedendomi che cosa potrò mai inventarmi di nuovo per riempirle, visto che a Genova metà dei gay sono fascisti e cristiani, due categorie di persone che vorrei vedere sterminate (chiedo scusa a chi si ritenesse ascritto a queste due sottospecie umane, ma son sicuro che tra i miei conoscenti non esistano persone che soddisfino entrambi i criteri sopraesposti!), l’unica persona per cui ho pianto stupidissime lacrime mi vede come un amico-complice, e ho deciso di limitare i contatti con lui, e che non è il massimo della gioia scopare con cercopitechi anaffettivi, eccitanti come un cadavere decomposto o che si dileguano dopo averti bevuto anche l’anima, o che ti implorano di sodomizzarli dentro a una Vergine di Norimberga dopo che ci siamo vestiti da Hannibal Lecter e Clarice Sterling.
Magari dopo che gli hai salutato la prostata con un braccio, sperando di non cadere tutto dentro al loro sconfinato deretano.

E’ giusto, infine, rimarcare per completezza che la polizia del karma, che evidentemente vuole farmi arrestare per bancarotta fraudolenta, questa mattina mi ha ulteriormente castigato: gli idraulici mi hanno estirpato per la seconda volta 180 euro che, sommati a quelli precedentemente dati a questi succhiasangue, ammontano a quasi un mese del mio affitto per un bilocale che mi ricorda la villa che cade pezzo dopo pezzo nel film “Casa, dolce casa” con un Tom Hanks sempre più isterico per tetti che crollano e vasche da bagno che precipitano al piano di sotto.
Obelix temeva solo che il cielo gli crollasse sulla testa.
Io temo che mi piombino addosso tutte insieme le dieci ecuadoriane da una tonnellata l’una dell’appartamento di sopra.
Dopo la pioggia di rane, finalmente qualcuno potrebbe descrivere una pioggia di otarie.

Insomma, ecco tutto per voi, ma prima di tutto per me, un brainstorming fatto di aneddoti recenti che in realtà rappresentano episodi analoghi che si sono succeduti in modo grottesco come tanti episodi di Tom e Jerry nel corso di quest’ anno, di cui ricordero’ solo dolorose delusioni, sulle quali i miei fantastici amici mi fanno ridere, frustranti aspettative ed un rifugiarsi in soluzioni sbagliate come il fumo, l’insonnia e la musica dei Neurosis!

Dimenticavo.
Stasera durante la lezione di Fitboxe ho sfogato tutta la mia rabbia repressa così violentemente che mi sono procurato dei lividi e quasi spaccato le mani.
Mi sono sentito un eroe.
Dell’esaurimento nervoso!

Un bacio dal vostro ometto sull’orlo di una crisi di nervi.

“Well, life has a funny way of sneaking up on you
When you think everything’s okay and everything’s going right
And life has a funny way of helping you out when
You think everything’s gone wrong and everything blows up
In your face”

Un commento su “IRONIC: appunti di fine anno

  1. Carlo
    14/01/2010

    Dio santo…

    Avere la metà del cervello e della sensibilità che hai tu farebbe sì che ogni volta che mi trovo in mezzo a una folla non mi venga una crisi da rigetto sociale…

    Sei stupendo… ma troppo cinico e disilluso…

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 19/12/2006 da in Flussi di incoscienza con tag .

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