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“L’angelo delle ossa” – J. Connolly

410888i.jpgLa differenza fra un giornalista e uno scrittore fondamentalmente è una: la capacità di far volare alto la fantasia (escludendo da questa principio i prezzolati sul libro paga di oscuri cavalieri).

Connolly è un giornalista e tale rimane nonostante gli ottimi spunti offerti dalla trama del suo ultimo libro e altri 4 romanzi alle spalle.

A cavallo tra i giorni attuali e la fine dell’ ‘800, il romanzo narra della crudele setta dei Credenti che procede senza scrupoli nella ricerca del luogo in cui monaci cistercensi nascosero l’Angelo Nero, uno dei piu’ importanti angeli ribelli che si allontanarono dalla grazia di Dio nel corso dell’arcinota ribellione luciferina.
Una mappa rivela la posizione della temibile creatura, intrappolata in una colata d’argento in uno stato di trasformazione tra sembianze demoniache e umane, e frammenti di essa sono stati sparsi per il mondo dai monaci che nascosero l’angelo.
E per poter risvegliare il loro capo ribelle i Credenti sono disposti a uccidere chiunque, solo con il fine di ripagare Dio della punizione loro inflitta e portare nel mondo un regno di odio e terrore.
L’incipit del libro è a dir poco suggestivo, di chiara ispirazione biblica e miltoniana, e i flashback storici non sono di minor potenza visionaria; l’unico problema è che il resto del libro non ne è all’altezza.
Protagonista è un detective privato, rude e tormentato come nella migliore tradizione dei polizieschi, accompagnato da una balzana coppia di colleghi d’azione, coppia omosessuale nella vita (dettaglio per altro gratuito ai fini della storia, fa giusto colore, non aggiungendo per altro molto a personalità poco approfondite e sbiadite).
Indagheranno sulla scomparsa di una loro amica, sfortunatamente entrata in possesso di uno dei frammenti della mappa, senza conoscere l’importanza vitale data ad essa dai Credenti.
Chi sono questi ultimi?
Angeli caduti o credono di esserlo?
E su questa ambiguità il libro avrebbe dovuto giocare, creando maggiore suspense; il problema è che per aggiungere un po’ di carne succulenta ad una trama di per sé semplice e piena di troppi buchi o personaggi secondari che scompaiono alla stessa velocità con cui sono comparsi (come Kittim, l’angelo morente, figura comprensibile solo per i fanatici della mitologia angelica) Connolly cosparge i dialoghi di riferimenti al Libro di Enoch, con tanto di interpretazione eretica (per quanto proprio per questo intrigante) o alle ricerche occulte dei nazisti, come uno scrittore di libri di quarta categoria su argomenti mistici che lancia strizzatine d’occhio ammiccanti senza mai tirarne le fila in modo solido, e offre troppi indizi, anzi prove eclatanti, della natura demoniaca dei Credenti, rendendo il finale, tagliato con l’accetta, ambiguo e con un colpo di scena da sbadiglio, assolutamente poco credibile e debole.
E’ come se Connolly seminasse indizi che fanno ansimare per un finale epico degno dei preliminari mitologici, per infine indurci a concludere che ha solo operato un taglia e incolla alla Dan Brown da altri testi (per altro citati in appendice), ma che non ha le capacità per ricavarne una storia di forte impatto, come la guerra tra angeli ribelli e Dio avrebbe meritato.
Insomma, vola troppo alto per metà del libro per poi precipitare miseramente in soluzioni di terza scelta.
A voler essere maligni, si nota anche una discrepanza notevole tra lo stile medio del testo e gli eccitanti flashback storici, e visto che Connolly sta diventanto uno degli autori piu’ venduti e apprezzati nel genere thriller sorge il sospetto che abbia già un gruppo di ghost-writers a supportarlo.
Avrete notato che non ho rivelato troppo della trama, questo perché se avete 19 euro da buttare qualche ora piacevole il libro la regala comunque, per lo meno per gli stimoli immaginifici che offre, per le ambientazioni originali (una su tutte la chiesa costruita con osse umane di Sedlec, che potete anche visitare virtualmente al sito http://www.johnconnolly.co.uk), qualche brivido da gore autocompiaciuto (che cosa si potrebbe chiedere di meglio?), le scene d’azione, tesissime e molto cinematografiche, e il rivoltante personaggio di Brightwell, angelo oscuro che viaggia attraverso i secoli, carico di anime imprigionate nel suo corpo deforme, e ammetto affascinante per quanto genera inquietudine.
Non capisco, in qualsiasi modo lo si voglia valutare, i commenti entusiasti che ho letto in rete: il finale è veramente deludente, i personaggi troppo stereotipati, con l’eccezione di Parker, e se metafore universali sono presenti, io le ho appena subodorate, o almeno ho letto libri ben piu’ profondi.
Potrei definire “L’angelo delle ossa” come un gustoso pastiche ottimo per regalarsi qualche brivido invernale, senza aspettarsi di rimanere pienamente soddisfatti.
Quando poi leggo che qualcuno definisce certi romanzi “letteratura”, francamente mi sorge spontaneo il dubbio che un fan di Connolly legga giusto tre libri all’anno.
La letteratura ha una sua compiutezza, questo romanzo, invece, a un certo punto deraglia perché l’autore non ha saputo condurlo in nessuna direzione efficace.

3 commenti su ““L’angelo delle ossa” – J. Connolly

  1. D'Alco
    07/06/2007

    Io adoro John Connolly. Non discuto la tua recensione, può piacere o non piacere… quello che ti segnalo è che questo romanzo è il QUINTO di una saga, e per questo motivo i personaggi come Angel e Louis non sono molto delineati qui: lo sono AMPIAMENTE nelle “puntate” precedenti.
    In ogni caso, io preferisco i primi tre romanzi di questa saga. il Quarto, PALUDE, mi ha deluso un po’… questo ANGELO si rialza ma non è ai livelli dei primi
    Ciao

    Mi piace

  2. D'Alco
    07/06/2007

    PS lo stesso discorso vale ad esempio per Kittim, semi-protagonista del romanzo precedente… qui fa solo una comparsata, ma i lettori affezionati lo conoscono benissimo

    Mi piace

  3. grazia
    12/08/2009

    Ciao, concordo con la tua recensione, dopo aver letto in meno di 20 gg gli ultimi 4 libri di Brown, questo è stata una vera delusione. Direi che l’autore ha molto astutamente inserito un incipit affascinante, soprattutto per gli amanti della Divina Commedia; ho comprato il testo proprio per esso! Le prime 150 pagine sono state una vera sofferenza, per l’intricato plot e per i molteplici personaggi sbiaditi, macabri e poco interessanti. Dopo, da quando si parla del monastero di Sedlec la storia è diventata più piacevole. Condivido quello che dici sui suoi aiutanti, appaiono privi di personalità, irrazionali, rudi e poco attraenti. Alice, inoltre, rimane una chimera, non la si conosce realmente, non la si incontra, è solo un fantasma ricordato. Vorrei, inoltre, sconsigliarlo ai giovanissimi sia per la realtà squallida presentata all’inizio (troppi drogati, prostitute e papponi!) sia per il lessico gergale spesso volgare e colorito. Dopo, nella parte centrale, diventa più aulico sia lessicalmente che contenutisticamente.
    Il deragliamento finale è tutta una delusione! E’ la mia opinione. De gustibus non disputandum est!
    Ciao Grazia

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Questa voce è stata pubblicata il 23/12/2006 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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