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Peace is for pussies

L’apocalisse di Nazimel

poster.jpgNazimel non è il nome né di una divinità Maya né tantomeno di qualche demone fuoriuscito da un gioco fantasy, ma il nuovo marchio di fabbrica dei film di Mel Gibson, il cui alcolismo deve avergli spianato definitivamente la corteccia cerebrale.
In questi giorni, volenti o nolenti, avrete letto le notizie sulle polemiche per il mancato divieto ai minori del film “Apocalypto”.
Tagliamo subito corto con queste polemiche idiote, che solo un venduto al clero come Rutelli avrebbe potuto scatenare o poveri bigotti come quelli dell’Agesc e del Codacons possono addirittura portare sui banchi processuali del TAR.
Un film è comunque fiction e mi chiedo come si possa sostenere proteste simili dopo che le immagini della morte di Saddam ci hanno riempito gli occhi per una settimana.
Quell’evento è stato una pietra miliare non della democrazia, ma della violenza visiva di un evento reale.
E un film di questo nazistoide trapiantato fra i canguri desta scandalo?
Cavatevi gli occhi e pure la lingua, già che ci siete.
Oltretutto non ho mai visto tanti minorenni al cinema, grazie alla pubblicità gratuita ottenuta dal film.

Arrivando all’oggetto del post, ero molto ansioso di vedere questo film in parte per il fascino che ho sempre nutrito per la civiltà Maya ed in parte ben confidando in un eccesso di violenza.
Pago il biglietto per un film violento?
E violenza sia e nessuno venga a darmi del pervertito perché i veri malati di mente sono quegli onanisti morbosi che trascorrono ore davanti ai reality show o ai programmi di passivismo gay della De Filippi.
The passion” mi aveva regalato tonnellate di divertimento, godendomi il massacro del mio oggetto di odio preferito: meglio di un porno della Falcon studios!
E’ evidente che quello spettacolo di serie C fu generato dalla mente di un bambino mai cresciuto, probabilmente sculacciato dalla madre vestita da Kapo prima di essere abbandonato quaranta giorni nel deserto australiano, senza essere sottoposto ad alcuna tentazione cui cedere!
Durante la visione si avverte tutto il dolore di una persona che coi suoi sentimenti religiosi esacerbati ha dei rapporti conflittuali, e il sottoscritto non poteva che goderne.
Nel frattempo la persona di Mel Gibson si è delineata sempre meglio: fanatico cristiano, figlio di un filonazista dichiarato, si rese già noto in passato per le sue dichiarazioni omofobe o contro i preservativi, per non citare il grottesco episodio degli insulti antisemiti rivolti ai poliziotti che lo hanno arrestato per guida in stato di ebbrezza.
Per mia forma mentale cerco di scindere l’uomo dall’artista, se no, per fare un esempio lampante, dovrei bruciare uno per uno tutti i quadri di Salvador Dalì.
Pertanto sperando di assistere ad un bel po’ di grand-guignol mi son precipitato al cinema.
Ebbene, non solo “Apocalytpo” non è violento, ma è l’ennesimo manifesto di militanza cristiana, camuffato da film d’azione e con una dose finale di nazisarcasmo raccapricciante.
Sono veramente sconvolto che un’opera così mediocre (non è particolarmente bello da vedere, la fuga finale si protrae troppo a lungo e sembra di assistere a un videogioco, la colonna sonora inadeguata e si vede troppo spesso che è girato in digitale e montato in modo grezzo) venga acclamato da qualche cieco come un capolavoro.
L’unico appunto che si potrebbe fare in merito alla violenza del film è che è gratuita e inutile: la scena in cui una scimmia ragno viene massacrata (dopo che abbiamo già assistito a un tapiro smembrato e ad una pantera spacciata per giaguaro presa a bastonate: leggersi prima un trattato di zoologia avrebbe aiutato la corretta resa dell’animale!) fa ridere, esattamente come metà delle scene di “The Passion”, inserite giusto per aumentare il volume di sangue o del dolby.
La ricostruzione storica è inesistente: i Maya sono semplicemente rappresentati come un branco di trogloditi e le meravigliose produzioni artistiche di quella civiltà, dai monili alle piramidi, sembra che le abbiano ereditate dagli alieni millenni prima.
I sacrifici umani inoltre avvenivano dopo che il prigioniero era stato drogato e quanto è ipocrita Gibson a far vorticare la telecamera per non mostrare il torace aperto, per poi inquadrare cuori bruciati o esposti alla folla invasata ed urlante.
I primi dubbi sulla progettualità dietro a questo film mi sorgono quando si ascolta il sacerdote enunciare discorsi tipici di un ebreo anticotestamentario in fissa con l’idea del popolo eletto.
Qualcuno vi ha visto una brillante rappresentazione delle manipolazioni delle masse.
Io inizio invece a sovrapporre la figura dell’uomo a quello dell’artista, ma proseguo nella visione del film concedendo al finale di offrirmi prospettive interpretative differenti.
Invece la scena conclusiva mi ha gelato il sangue.
Il film è preceduto da una frase dello storico Durant secondo cui una civiltà viene conquista dall’esterno quando la sua distruzione è iniziata dall’interno.
Ebbene, indovinate chi arriva nel finale a portare l’inevitabile fine di una civiltà rappresentata come crudele, folle e primitiva?
Arrivano i nostri!
Un bel manipolo di conquistadores con al seguito un missionario che solleva un crocifisso inquadrato in evidenza.
A quel punto tutte le lotte interne fra i Maya diventano ridicole, come faticosi tentativi di mantenersi in vita, quando ormai erano allo sfacelo, ed i predatori spagnoli in fondo non sono stati dei massacratori ignobili, ma solo l’inevitabile conseguenza.
Di cosa, Mr. Gibson?
Gli spagnoli hanno distrutto intere civiltà e ora ridimensioniamo pure il loro ruolo solo perché si rendevano responsabili di olocausti trucidando accompagnati da qualche prete che imbracciava una croce?
A quel punto nella mia mente l’uomo si è fuso definitivamente con l’artista e ho concluso che Mel Gibson ce l’ha fatta sotto il naso un’altra volta.
I Maya come stupidi farisei, i conquistatori spagnoli come portatori della quasi meritata apocalisse cristiana e il gioco nazisarcastico è servito a tavola, sotto il trucco pesante fatto di sangue e viscere (per lo piu’ di animali, dato che il tutto è deludente pure sotto il lato sadomasochistico).
Sono sconvolto dal fatto che le polemiche non abbiano colto questo aspetto di “Apocalypto”, ma d’altronde sono state prodotte da gente che fa la ruffiana per i preti.

Ora riguardo “The passion” e mi masturbo alla faccia di tutti questi nazisti ignoranti.

Questo non è un film.
Per citare il mio amico Metatron, è un cartone animato della Disney in versione splatter.
Per esprimermi con le mie parole, è una merda cagata da un nazista e mi stupisco che gli attori, tutti non professionisti e ufficialmente discendenti dei Maya, dopo la visione del risultato non abbiano sacrificato Gibson al sacro giaguaro!

This is the new shit..do you want it?
Yeah!

(M.Manson)

Un commento su “L’apocalisse di Nazimel

  1. Alessandro
    16/12/2009

    sacrosanto!

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 06/01/2007 da in Cinema, recensione con tag , , , .

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