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Peace is for pussies

Ed infine Moltheni

 

moltheni_bio.jpgSplendido amore
splendido perchè
mi condanni a rimanere in vita, là dove vita non c’è
lascia le tracce in terra,
le riconoscerò
nel candore di un tuo sguardo e in un sonno perpetuo
mi addormenterò

Spendido amore
splendido perchè

hai dettato un programma geniale
solamente per me
lacrime d’oro e d’argento scorreranno e da cui
nascerà un nuovo mondo gentile e imperfetto
ma immune da tutto

Ed infine Moltheni davanti a me.

Da quanto tempo lo conosco, ascolto, inseguo e me lo inietto in modo costante come una dolceamara medicina?

E’ sempre ostico tramutare in parole le emozioni che ti comunica un cantautore, per quanto le sue creature siano fatte anche di parole e di “fiori di carne”.
Credo di aver tentato di far capire che cosa provassi al loro ascolto unicamente con i C.O.D. e i Tool, forse riuscendoci in modo adeguato solo con i secondi, visto quanto sono cervellotici, e quindi piu’ razionalmente affrontabili, e viste le implicazioni personali coi primi, ma è da molte settimane, dall’uscita dell’ultimo album di Moltheni, “Toilette memoria”, che sento l’impulso di parlarne.



Perché è davvero troppo tempo che questo artista mi emoziona, e con questo intendo che mi regala una gamma di sensazioni così ampia e variegata che ogni volta non c’è mai noia nel perdersi nelle sue canzoni e nei suoi testi, tante sono le sfumature che li caratterizzano.

Uno dei commenti più frequenti e più superficiali che si legge a proposito di Moltheni è che i suoi testi sono criptici.
E’ vero, sono criptici perché personali, perché traggono immagini dal (suo) quotidiano destrutturandole e rendendole metafore, eppure non ho mai avuto difficoltà a vivere su di me le parole di Moltheni.

Il concerto cui ho assistito è stato l’occasione per apprezzarlo ancora di più.
La voce piu’ vibrante e potente che in disco, con quella sgraziatezza aggraziata che la contraddistingue, quel modo così diretto di cantare come se ti parlasse senza pudore, quegli occhi da bambino malizioso e dolente.

Moltheni entra subito in sintonia con me dato che anche quando racconta di sentimenti contrastanti e contrastati infarcisce ogni discorso di autoironia e sarcasmo, anche inaspettato, e il suo lirismo è sempre così particolare che può solo divertire e stupire, con quelle parole che a volte sembrano inciampare le une nelle altre e a volte suonano dure come pugni nello stomaco.

Con lui “piango sangue e nel frattempo rido”.

E’ stato curioso vederlo bere fra il pubblico, nascosto nel buio e scrutarlo per capire quali pensieri si dondolassero nella sua mente.
E divertente, anche se imbarazzante, avvicinarsi a lui per domandargli come potergli scrivere, sperando di non essere sembrato il solito stalker con strane ossessioni.
Non so quanto interessi ad un artista sapere che cosa pensino i suoi ammiratori, specie quando questi sanno solo vomitare stronzate acritiche o peana di delusione.
Eppure volevo scrivergli qualche riga.
La leggerezza con cui mi teneva il braccio su cui ha scritto la sua e-mail con un pennarello rosso sangue è quasi un’immagine emblematica di quello che vedo in Moltheni: la leggerezza ironica di chi sa guardare, a volte con dolore, a volte con cinismo, ai fatti della carne.

Solo una mente così piacevolmente dualistica poteva partorire come titoli per i suoi album “Fiducia nel nulla migliore” o “Splendore Terrore”.

Da un punto di vista meramente musicale apprezzo la sua voglia di cambiare, di provare, gli arrangiamenti e le composizioni ricercate, senza perdere un briciolo di comunicatività.
E anche il suo desiderio di seguire maggiormente i nuovi percorsi, tanto da non inserire nella scaletta “Il circuito affascinante”, il brano da cui sicuramente la maggior parte di coloro che conoscono Moltheni furono delicatamente travolti ormai anni fa.

Ogni album è una scultura perfetta a sé stante, senza mai deragliare nella pesantezza di un concept, come una raccolta di fotografie e della propria sensibilità musicale del momento.

Qualcuno ha scritto che nell’ultimo album ha raggiunto la perfezione formale, perdendo in emotività.

Mi chiedo se l’abbiano ascoltato, cantato, se abbiano provato ad entrare nei suoi testi, se abbiano prestato attenzione ai toni usati con la sua voce.

Mi chiedo piu’ semplicemente se abbiano accettato l’invito ad entrare nel suo immaginario, di fronte ad un artista che a volte mi sembra che si offra nudo agli altri.

Io l’invito l’ho accettato già tempo fa e finchè a Moltheni farà piacere parteciperò discretamente in silenzio, con questa unica eccezione, alle sue pagine di diario che mette in musica.

Queste semplici parole sono per te, che “innocente ti amo e vivo”.

2 commenti su “Ed infine Moltheni

  1. eremicos
    19/01/2008

    anni fa, quando uscì natura in replay, rimasi affascinato dalle atmosfere che sapeva creare quest’artista, e dalla particolarità della sua voce. poi persi le sue tracce, me ne dimenticai, non so perché.

    poi, qualche giorno fa, ho letto questo tuo post. e sono andato di corsa a comprare gli ultimi lavori di questo artista, toilette memoria, ed io non sono come te. ho riscoperto un mondo che sentivo essere mancante in me. era ciò di cui avevo bisogno in questo momento. bravo, bravissimo. e grazie a te, lenny, per avermelo fatto riscoprire.

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  2. Marcio
    24/11/2009

    dopo il prog rock italiano anni 70 e Battiato, Moltheni è l’unico musicista degno di nota in mezzo alla feccia della musica italiana!

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 19/01/2007 da in Flussi di incoscienza con tag , .

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