+LoveIsTheDevil+

Peace is for pussies

The fountain (“L’albero della vita”)

albero-della-vita.jpgDopo 6 anni di attesa gli estimatori (e sono tantissimi) di Darren Aronofsky hanno finalmente potuto assistere, oserei direi quasi ammirare, l’ultima opera di uno registi più interessanti degli ultimi anni.

Pi greco – Il teorema del delirio“, la sua primapigreco.jpg opera, rimane tutt’ora un esempio di cinema davvero alternativo, intelligente, profondo e che sfida il pubblico conducendolo in zone tematiche difficoltose, quali il senso della vita e la
mistica ebraica, la freddezza analitica della scienza contrapposta all’irrazionalità del vivere le emozioni scevri da rigidi schemi mentali, incorniciando discorsi intriganti in un bianco e nero che ricorda esplicitamente “Tetsuo” di Tsukamoto e sottolineandoli con una colonna sonora elettronica ed allucinata.

requiem-for-a-dream-poster-0.jpgA questo fulminante esordio seguì l’emotivamente asettico, ma pur splendidamente diretto “Requiem for a dream”, tratto dal romanzo omonimo di Selby Jr., in cui un montaggio definito dal ritmo hip-hop e le meravigliose musiche di Clint Mansell scandivano l’inesorabile discesa verso l’autodistruzione dei tre personaggi simbolo della storia.

In seguito nacque il progetto “The fountain”.
Alto budget, Brad Pitt e Cate Blanchett protagonisti, un blockbuster in piena regola.
Qualcosa nel meccanismo si inceppa, Pitt si ritira dal progetto, i finanziamenti vengono decurtati di ben 2/3, scendendo da 100 milioni di dollari a 25!

Eppure Darren non si arrende, riscrive la sceneggiatura, coinvolge nel progetto la moglie Rachel Weisz ed un entusiasta Hugh Jackman (che in quest’occasione recita in modo intenso ed accorato) e dopo ben 6 anni il film viene presentato addirittura al Festival del cinema di Venezia.

Fischi assordanti dei critici, entusiasmo alla proiezione per il pubblico.

Chi aveva ragione?

Senza alcun dubbio il pubblico.
Mai come in questo caso i critici hanno avuto torto schifosamente marcio.

Ormai i critici scrivono per partito preso, senza aver visto i film, senza averli compresi, a volte giudicandoli secondo parametri morali o peggio ancora politici.

Ricordo ancora le invettive bigotte di Irene Bignardi contro Oliver Stone o David “santo subito” Cronenberg, le parole insensate di Mereghetti sul suo famoso dizionario a proposito di Greenaway o le sue accuse di fascismo rivolte a “Fight Club”, le recensioni povere di linguaggio e contenuti e a senso politico unico scritte su Il Giornale, quelle blande, e a volte in odore di marchetta, di Ciak e riesco ad apprezzare solo quelle di Nocturno, molto dirette, pur non condividendole sempre, ma di sicuro non miopi.

Insomma, ormai per me la critica cinematografica è morta da un bel pezzo, essendo gestita da persone che interpretano le recensioni come un assemblaggio accademico di luoghi comuni.

Paolo Mereghetti qualche mese fa ha pure attaccato le minori riviste cinematografiche in quanto troppo elitarie, a suo dire.

Facile sparare cannonate da una corazzata come Ciak su pubblicazioni che cercano di parlare di cinema in modo serio ed articolato, e non come se redigessero l’ultima pubblicità di offerte dell’Ipercoop.

La storia, che in questa sede è opportuno semplificare, narra del dottor Tomas Creo, disperato per la moglie Isabel, affetta da tumore cerebrale.
L’unica speranza per lei risiede in un farmaco derivato da una misteriosa corteccia del Sud America.
E proprio di un albero dalla linfa vitale narra il libro scritto da Isabel e donato al marito, al quale affiderà il compito di scrivere l’ultimo capitolo dopo la sua morte.

Le vicende sono articolate su tre epoche differenti: il 1500, in cui si svolge la storia del libro di Izzi (la regina Isabella di Spagna, minacciata dal temibile grande inquisitore, affida al suo più amato conquistador una spedizione alla ricerca dell’albero della vita custodito dai Maya), il 2000 ed il 2500, una proiezione futuristica della ricerca tormentata di Tomas della formula dell’immortalità, in cui il protagonista viaggia attraverso l’universo insieme all’albero della vita, (diretto nel regno dei morti delle leggende Maya) per poterlo salvare e farlo rinascere.

L’accusa principale rivolta al film è che sia incomprensibile ed ostico, invece è impossibile perdersi tra i pur continui passaggi da un’epoca all’altra grazie alle efficaci idee di sovrapposizione fra i diversi piani che trovano una comune conclusione nel finale.

Sicuramente il film richiede attenzione, ma è costruito con logica rigorosa; frasi ed immagini compongono un mosaico complesso in cui nessun pezzo va perduto, incastrati in un’architettura giocata sui rimandi paralleli.

Da un punto di vista prettamente visivo è incredibile come Aronofsky, non usando quasi mai la CGI, ma solo un microscopio ed effetti liquidi ottenuti grazie al supporto di un chimico, sia riuscito a creare cascate luminose e vortici che si aprono verso il mondo dei morti ipnotizzando lo spettatore con uno spettacolo psichedelico e potente.

D’altronde era difficile dubitare che questo regista ci deludesse sotto l’aspetto visivo, e se gli si può imputare il difetto di essere troppo legato ad una costruzione da storyboard delle inquadrature, comunque il risultato affascina, grazie alle numerose invenzioni e alla ricerca di un’estetica sognante e surreale.

Tuttavia è il tema ambizioso che più colpisce e si insinua sotto la pelle dello spettatore: la difficoltà per l’uomo di accettare la morte, propria e dei propri cari.

Se da una parte Izzi raggiunge uno stato di riconciliazione con la vita, pur essendo prossima a morire, Tomas dall’altra sarà distrutto dalla disperazione.

I dialoghi, per quanto romantici all’ennesima potenza, non scadono mai nella retorica, hanno un tono quasi fiabesco ed almeno uno in particolare è di una semplicità poetica disarmante.

L’albero della vita” è un viaggio, il viaggio di Tomas, che rappresenta chiunque di noi, alle prese in quanto esseri umani con questa terribile crepa nella nostra vita che è la morte.

Il film, pur nella positività illusoria del suo messaggio (la possibilità di riconciliarsi con la nostra mortalità, di riuscire a sentirsi completi anche nella morte) descrive in modo sofferto questo percorso, dati i continui fallimenti e le frustrazioni del protagonista.

Nel complesso, “L’albero della vita” è uno spettacolo per gli occhi, cibo per la mente e stringe il cuore, ed è un’opera coraggiosa per la sua complessità e per quanto il regista l’ha evidentemente amata pur di portarla a termine.

Se questo amore non è da salvare, possiamo chiudere i cinema e licenziare i critici già da domani.

2 commenti su “The fountain (“L’albero della vita”)

  1. Peter
    20/03/2007

    sono d’accordo con te. grande film.

    Mi piace

  2. Magnificat
    25/01/2010

    Penso che Aronofsky sia uno dei migliori registi in circolazione. Ho amato da impazzire “Requiem for a dream”, un film in cui il contenuto è davvero perfettamente inscritto nelle immagini e ritenuto molto interessante (anche se più cerebrale che emozionale) Pi greco.
    Invece, non so perché, non sono riuscita a “sentire” “The fountain”. E quando dico “sentire” intendo che l’ho compreso ed apprezzato a livello razionale – specialmente per il significato della storia che racconta – ma non sono riuscita a viverlo a livello di immagini. Il cinema deve raccontare per immagini ciò che è scritto sulla carta e devo farlo riuscendo magicamente a trasformare la sceneggiatura in qualche cosa che esula dalle parole. E per me Aronofsky qui non ci riesce fino in fondo. Il film resta troppo raccontato e le immagini che usa le trovo di un’ingenuità disarmante. Probabilmente la colpa sarà da imputare anche al budget improvvisamente ridotto, ai ritardi nella realizzazione ecc. . Può essere che parte dell’ispirazione iniziale sia andata perduta. Non mi ha convinta insomma, nonostante, ripeto, il soggetto sia bellissimo.

    ciao

    Magnificat

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Cookies

Informativa breve

Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Proseguendo con la navigazione si presta il consenso al loro utilizzo. Per un maggiore approfondimento: Privacy Policy

My Art Gallery

Follow +LoveIsTheDevil+ on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: