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In tenebris: la trilogia del male, parte II

in_tenebris_chattam_m__688156-1.jpgE così il detective Brolin, devastato ed affranto per la sanguinolenta perdita di Juliette, vago’ per mari e monti alla ricerca di se stesso, abbandono’ la polizia di Portland, per diventare un detective privato esperto in sparizioni di persone, ed ovviamente si ritrovo’ di nuovo impigliato in un caso di omicidi perpetrati da un gruppo di serial-killers.

E poi qualcuno non crede al karma.

Non ponendo troppo attenzione all’enfasi esagerata che Chattam riversa sull’aura tenebrosa e seducente di Brolin, con i suoi ciuffi che cadono sul volto “come lacrime di inchiostro” (ebbene, c’è scritto proprio così; o l’autore idealizza per sè un uomo di tal fatta o ci si identifica ritenendo di essere il piu’ bel tenebroso del millennio, ma a guardare la sua foto opterei per la prima ipotesi), non posso che applaudire a questo thriller.

Come alcuni di voi sanno, sono refrattario al genere, esattamente come alle opere comiche: non mi sale l’adrenalina coi romanzi polizieschi e non rido una volta alle battute degli altri, con rare eccezioni quando iniettate di intelligenza e acido sarcasmo.

Questo libro, se non fosse per le derive sporadiche verso la magniloquenza e frasi pseudoliriche che avrebbero indotto subito al suicidio il giovane Werther, sarebbe un capolavoro.

Per un semplice motivo: attaccatevi all’elettrocardiogramma e vi verrà segnalata piu’ di una volta una fibrillazione pre-infarto!

Ho già esaminato in un post precedente dedicato a “L’anima del male” i pregi della scrittura di Chattam.

Al secondo volume lo scrittore affina ancora meglio le sue armi crudeli contro il lettore e riesce con sapienza a guidarlo attraverso una trama piuttosto complessa, come se lo conducesse in un labirinto di perversioni (alcuni dettagli o sequenze fanno impallidire) con mano sicura, ben conscio della destinazione, senza scarti di ritmo, sempre in crescendo, e senza buchi nel plot generale.

Costruisce un magnifico mosaico di gotico moderno, pur basato, almeno in parte, su leggende metropolitane e immaginario fetish estremo (oltrepassando anche l’estremo), immergendo l’impavido e improvvido lettore in un mondo che si preferirebbe non conoscere, ma che purtroppo sappiamo tutti essere plausibile.

Non voglio ovviamente svelare nulla della trama, vi accenno soltanto che scopo del libro è quello di creare il palco per l’azione di un serial killer che non è altro che il punto di non ritorno del consumismo di massa, una persona che si pone sopra tutti gli uomini, visti solo, letteralmente, come carne da macello.

La storia inizia con un incidente provocato dalla comparsa inaspettata in mezzo ad una strada di una ragazza dal cranio scoperto, in preda a terribili incubi, in grado solo di raccontare di essere stata all’Inferno e con un sibillino codice numerico tatuato sulle spalle.

Nella sua mano lo scalpo di un’altra vittima.

Se pensate che un cervello scoperchiato sia già troppo per il vostro stomaco, passate pure all’ultimo libro di Susanna Tamaro, perchè non è neanche l’antipasto (chi leggerà o ha letto il libro coglierà l’ironia nelle mie parole!).

Quante sono le vittime?

Il serial-killer è solo uno o ha creato una setta di adepti?

Brolin, sulle tracce di una ragazza, collaborerà clandestinamente con una poliziotta di New York, dipinta come un mix tra Angela Basset e Angelina Jolie (Chattam organizza pure i casting in vista di una improbabile trasposizione cinematografica?), la cui emotività è infranta dalla misteriosa sparizione del marito.

Inutile dire che sarà il nostro eroe, grazie al suo talento da profiler e al suo coraggio, ad arrivare dritto al cuore del male che si nasconde nei sotterranei di New York.

Il testo è una sequela di colpi di scena e momenti adrenalici senza sosta ed a un certo punto Chattam riesce persino a tenere le fila di tre situazioni in parallelo; è come osservare il restauro di un dipinto a sfondo demoniaco per vederne piano piano svelati i terribili soggetti senza poter voltare lo sguardo.

Dalle montagne nevose del New Jersey ai bassifondi della Grande Mela, si assiste alla rivelazione di un grande mercimonio di massa; e la merce, oltre che pregiata e particolare, costerà la vita a decine e decine di persone.

In quanto ad atrocità Chattam non si risparmia: corpi spolpati in vita, scheletri ammassati in un vagone, bambini mutilati, torture psicologiche e fisiche incredibili (con l’idea della fiamma ossidrica per fondere i genitali è riuscito a battere Patrick Bateman).

Immaginate di essere intrappolati, magari con tutta la vostra famiglia, in una stanza buia.

Il demonio che vi custodisce vi ingiunge di accendere una candela e scoprite che vi trovate immersi tra pareti ricoperte di pelle umana e volti strappati.

E d’un tratto uno di questi volti apre gli occhi e vi rivolge uno sguardo pieno di terrore!

Semplicemente perchè in un buco apposito è stata incastrata un’altra vittima risvegliata al momento opportuno per spaventarvi; risvegliata con un bisturi piantato nei genitali.

Giusto per citarvi una delle idee del serial-killer per condurvi alla pazzia nel corso di lunghi mesi di prigionia tra macabre mura e torce incastrate in ossa umane.
L’atmosfera generale è malsana e si respira una costante sensazione di pericolo imminente; la caratterizzazione dei personaggi secondari, inoltre, è impeccabile, ad iniziare da Annabelle, e si simpatizza in breve tempo con loro, vivi davanti ai vostri occhi.

Perchè esattamente, ed anche con maggior forza, come con “L’anima del male” una volta sprofondati in questo orrore continuo sembra di assistere ad un film dal montaggio perfetto e dalla lugubre fotografia.

Nonostante gli eccessi di violenza e nonostante i dettagli fuorvianti (per buona parte del libro si crede che esista un culto dedicato a Caliban, in realtà gioco di parole di pessimo gusto, e le vetrate grondanti sangue di una chiesa inducono a pensare a fenomeni paranormali; quando si scopre la realtà, si rimpiangono i demoni), creati ad hoc per disorientare e sbattere in faccia una soluzione a cui nessuno avrebbe osato pensare, è impossibile non divorare il libro, gustarselo libbra di carne per libbra di carne e alla fine sentirsi quasi esausti e sazi.

Se sentirvi scorrere l’adrenalina in corpo vi da piacere, leggete questo libro, possibilmente a lume di candela.

Se a metà ve ne pentirete per l’inevitabile sensazione di disagio, allora saprete anche voi perchè Chattam è un maledetto burattinaio che gioca al gatto col topo col lettore; e non sarete voi ad averla vinta.

2 commenti su “In tenebris: la trilogia del male, parte II

  1. Giulia
    07/01/2013

    Questo libro è introvabile!

    Mi piace

  2. Rosy Volta
    26/05/2013

    Eccezionale ed azzeccatissimo commento! non avrei potuto leggere di meglio. Complimenti. Rosy
    P.S. io ho trovato il libro in versione e-book, non cartaceo.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 03/05/2007 da in Flussi di incoscienza con tag , , , .

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