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Il veleno del ragno: la trilogia del male, parte III

9788845413452g.jpgEd eccoci alla conclusione di questa sorprendente trilogia, un finale davvero entusiasmante e divertente che, pur non avendo il fascino morboso ed esoterico dei primi due capitoli, è per certi versi il capolavoro di Chattam fino ad adesso (in attesa che arrivino in Italia i suoi nuovi tre libri dai titoli a dir poco inquietanti).

Annabel O’ Donnel e Joshua Brolin affrontano nuovamente insieme un’indagine, la piu’ complicata della loro vita.

Cadaveri di mogli scomparse all’improvviso dal letto nuziale, senza che i loro coniugi se ne accorgano, ricompaiono svuotati dei loro organi interni e avvolti in giganteschi bozzoli di tela di ragno nelle foreste di Portland.

Assunto iniziale che si dipana in una trama estremamente complessa e condotta in porto magistralmente da Chattam che dirige la sua partitura orchestrale senza esitazioni e con un turbinio di colpi di scena e di twist rivelatori; l’autore è così bravo a confondere il lettore sulle intenzioni e l’identità del serial-killer che la confusione degli investigatori, anch’essi dispersi in svariati filoni di inchiesta fino in fondo, diventa la stessa del lettore, la cui frenesia nel scoprire il prossimo tassello del malato progetto dell’assassino viene portata al parossismo.

Chattam depura finalmente la sua scrittura di svarioni lirici, anzi, alcune pagine ne fanno autoironia di questa sua tendenza ai leopardismi (senza che comunque se li neghi a tratti) usando uno stile affilato, ma mai banale, che conferisce alla trama un ritmo da montagna russa, sempre piu’ travolgente verso il letteralmente esplosivo finale.

Ingredienti di questo nuovo delirio letterario sono l’ambientazione nelle foreste di Portland, una misteriosa base militare abbandonata, l’invasione persino della città stessa da parte di ragni velenosi ed un ingegnoso progetto di distruzione del mondo derivato da un dolore profondo che sfocia nell’odio psicopatico.

Perfette le ricostruzioni medico-legali, come sempre (o almeno quel tanto che basta per rendere raccapricciante il risveglio di un uomo ad autopsia già ampiamente avviata) , notevole e finalmente coerente il profilo psicologico del serial-killer (la sua storia è molto articolata, splendidamente narrata pur nella sua intricata strutturazione), che nei primi due testi risultava un poco sfuggente (in particolare ne “L’anima del male”; invece le motivazioni del cannibale Caliban risultavano forzate, per quanto non si possa pretendere razionalità da un uomo che vive il suo delirio affondando i denti, e non solo, nelle carni altrui) e nonostante la storia abbia alcuni risvolti assurdi e apparentemente fantascientifici (la produzione in copiose quantità di tela di ragno), cattura il lettore sempre di piu’ grazie ad uno svolgimento a scatole cinesi che tiene il fiato non sospeso, ma proprio interrotto!

L’autore ci regala, come era facile attendersi, anche un discreto barnum di gore (per esempio, la preparazione in vivo dei futuri cadaveri grazie ad un processo di mummificazione egiziana crudelmente migliorato e coadiuvato dall’introduzione di particolari sostanze nel corpo della vittima servendosi di un trapano affilato e riscaldato sul fuoco e di genitali opportunamente dilatati: il resto alla vostra fervida immaginazione!) che alza il tasso di adrenalina e malessere, procurando quell’angoscia, pur piacevole, che si prova ad ogni libro di Chattam, un vero esibizionista dell’orrore compiaciuto, specie se inferto sulle donne (qualche problema col sesso femminile lo si sospettava già!), pertanto se qualcuno ha letto “In tenebris” e il suo stomaco si è attorcigliato (e se non vi si attorciglia non siete umani), non si aspetti di ricevere miglior trattamento con “Il veleno del ragno“.

E’ un testo che consiglio spassionatamente.

Se il gotico moderno dei primi due episodi non solletica la vostra sensibilità, provate questo terzo, dall’ambientazione completamente differente e che ricorda spesso certi episodi di X-files, e vedrete che avrete di nuovo fame di brividi ed azione e andrete a ripescarli di corsa.

Neanche da dire, aracnofobici ed insonni (come il sottoscritto per altro!) dovrebbero accuratamente astenersi da questa lettura: difficile dormire la notte non pensando che qualcuno potrebbe introdursi in casa vostra per immobilizzarvi per chissà quanto con la tetrodotossina, magari mentre infila tra le vostre labbra una nervosa Vedova Nera.

E voi siete assolutamente coscienti.

Chattam è un sadico e quanto è dolce farsi torturare dalle sue storie di follia e dolore.

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Questa voce è stata pubblicata il 15/05/2007 da in Flussi di incoscienza con tag , , , .

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