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Peace is for pussies

Deus Irae

883470830x.jpgUn libro dall’iter creativo travagliato, lungo 12 anni, e scritto a 4 mani.
Le premesse sono quelle di un disastro.
Nonostante sia un libro assolutamente imperfetto, proprio in virtù della sua genesi, “Deus irae” risulta comunque estremamente interessante, sia per gli ammiratori di Dick, sia per chi può essere attratto da una trama caratterizzata da un curioso connubio tra fantascienza apocalittica ed una religiosità di tipo gnostico.

Il periodo è quello post-devastazione finale.
Un ufficiale del governo americano, Carlton Lufteufel, in preda ad un delirio di onnipotenza distruttiva, durante l’ultimo conflitto bellico mondiale fa partire un bombardamento indiscriminato che causa un vero e proprio armageddon globale.
Intere città distrutte, centinaia di milioni di morti e soprattutto la mutazione della specie umana in nuove specie nelle quali si fondono a volte aspetti da rettile, a volte da insetto.
E poi ci sono gli Inc, gli incompleti, focomelici da radiazioni.
Ad essi appartiene Tibor McMasters, il più grande pittore vivente, privo di braccia e gambe, dotato di estensori robotici e di un carretto trainato da una mucca.
Il dio cristiano è stato sostituito dalla figura dell’ufficiale distruttore, chiamato Deus Irae e venerato come un vero e proprio dio.
La chiesa dell’Ira chiederà a Tibor di realizzare un dipinto del loro dio, per realizzare un oggetto di culto per i propri adepti.
Per far cio’ dovrà intraprendere un pellegrinaggio alla ricerca del dio dell’Ira per poterne fotografare il volto.

Il viaggio di Tibor ricorda una classica traversata epica costellata da incontri curiosi e pericolosi, spesso per la presenza di grandi macchine robotiche folli o addirittura cannibali (la visione della tecnologia come pericolo qui viene portata, seppur con grande ironia, alle sue estreme conseguenze) o specie viventi di nuova generazione che in qualche occasione aiuteranno il pittore nel suo percorso.
Geniale l’idea dell’uccello gesuita!

Il libro è ricco di discussioni a carattere religioso fra i vari personaggi,  alcuni appartenenti alla chiesa dell’Ira, altri ultimi adoratori cristiani convinti della verità della loro fede e della bontà del loro dio.

Dick e Zelazny dipingono un’umanità allo sbando, aggrappata ad una fede così coriacea, nell’uno o nell’altro dio, che riesce a bilanciare le sofferenze di una terribile esistenza post-atomica.

E’ con compassione e partecipazione che vengono descritti certi dubbi, certe domande, che gli uomini si pongono per dare una spiegazione al nulla devastante in cui si sono ritrovati, illustrando precisamente i meccanismi psicologici alla base dei culti religiosi.

Il libro purtroppo è un po’ ripetitivo nella sua struttura ed il protagonista troppo scontroso e privo di idee o ideali per potersi identificare in lui, essendo semplicemente un uomo che sa dipingere, ma non sa assolutamente secondo quali prospettive guardare alla propria vita.

Tuttavia alcuni episodi sono di notevole impatto (per esempio l’epifania  del Deus Irae che per qualche minuto restituirà crudelmente a Tibor gli arti mancanti) e la figura ambigua (difficile pensare che sia davvero umano) di Carlton Lufteufel crea enorme fascino intorno alla reale natura e ai reali scopi di questo malvagio personaggio.

Mi sono appassionato molto di più ai brevi episodi in cui Carlton va a caccia di ratti da rivendere alle lucertole o in cui si estirpa dalla testa schegge di metallo che ogni tanto riemergono dopo che tempo prima si conficcarono nel suo cranio in seguito ad una forte esplosione.
E soprattutto è ricco di mistero il rapporto che lo lega ad Alice, bambina mentalmente ritardata e molto ingenua, che ha adottato come figlia e che rivestirà un ruolo principe nel finale, che ricalca gli eventi della morte e della resurrezione di Cristo.

Perchè di fatto il Deus Irae non è un nuovo Jahvè, ma un dio gnostico che agisce attraverso il male per creare il bene.
E di lui assisteremo al sacrificio e alla resurrezione che si fa annunciatrice di rinascita per il mondo.

Non credo sia uno dei migliori libri di Dick, ma alcuni discorsi teologici, i paralleli evangelici e il capovolgimento progressivo della complessa figura di Carlton Lufteufel, che maschererà la sua identità per poter morire e ricomparire sotto altre spoglie, ingannando tutto il mondo (Tibor dipingerà il volto di un ubriaco morente credendo sia il dio dell’Ira, e con lui tutti gli adepti al culto, che bruceranno pure tutte le prove che dimostrano la falsità dell’icona!) costituiscono sufficienti elementi di interesse per un libro curioso e ambizioso nei suoi obiettivi, seppur incompleto per assurgere al rango di capolavoro come praticamente qualsiasi altro libro di Dick.

2 commenti su “Deus Irae

  1. Pingback: Discarica

  2. Phil
    27/06/2009

    Ottima recensione.
    In effetti Dick ha scritto di molto meglio, ma questa epopea postmoderna ha un suo fascino (anche se a volte risulta stucchevole).
    I gustosismi spinti si sprecano tuttavia anche qua.

    Lo certificano i MisantroPoP! Deusporce!

    (questa bestemmia rispetta le norme UNI en ISO 9001:2009)

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 21/05/2007 da in Religione con tag , , , .

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