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Peace is for pussies

Edward II di Derek Jarman

Un film sull’amore puo’ essere anche un film politico e DEVE essere un film politico quando l’amore che si mostra appartiene a quel genere di relazione che la società e la sua morale comune osteggiano; tuttavia solo le persone ideologicamente rigide e aliene dal concepire arte possono pensare che un’opera politica debba essere coercitivamente neorealista e documentaristica.

Non fu di questo avviso il geniale Derek Jarman quando decise di trasformare in celluloide il virulento dramma “Edoardo II” scritto da Marlowe, che leggenda narra essere Shakespeare in tarda età.

Jarman fuse il suo sperimentalismo visivo (ne è testimonianza la serie “Super 8“) con l’ammirazione per la tecnica pittorica di Caravaggio, in particolare per l’uso personale dei chiaroscuri e della saturazione cromatica, per allestire un tragedia d’amore omosessuale che trasuda da ogni fotogramma dolore, sangue e desiderio di rivalsa violenta.

I dialoghi cinquecenteschi tra re Edoardo e l’amato Gaveston vengono mantenuti inalterati e diventanto essi stessi elementi di decoro di una scenografia costituita solo da pareti di cemento che delimitano labirinti e prigioni, cunicoli mentali in cui i personaggi, ostacolati nei loro sentimenti da nobili, prelati e militari, sono costretti ad aggirarsi furtivi, nascondersi, intessere dolci verbosità e progetti di vendetta.

E’ un’opera estrema e surreale, formalmente perfetta, progettualmente provocatoria.

I baci sono come colpi di pistola sparati in primo piano; il sesso fra uomini è rappresentato in modo coreografico, ma senza taboo; gli attacchi contro le lobbies politico-religiose intrise di toni da manifestazione di piazza; l’uso degli anacronismi sfacciato fino al dadaismo cinematografico ed i sentimenti espressi in modo barocco e senza pudore.

La struttura del film è quella di un dittico, con una prima parte in cui l’amore lotta per sopravvivere ed una seconda in cui l’amore, ormai distrutto, innesca un’ondata rancorosa di morte.

Edoardo II” è un film che fa comprendere fino in fondo quanto un amore omosessuale si appoggi anche su un fondo di rabbia e frustrazione, dovuto alla discriminazione, pronto ad esplodere in modo devastante quando il sentimento è deciso a resistere senza compromessi, quando la paura si dissolve (il piu’ recente “Brokeback mountain” descrive al contrario l’avvilente conseguenza di un amore potenziale, e mai compiutamente espresso, che soccombe al terrore ed alla repressione).

Punto di passaggio tra le due parti la sequenza struggente dell’addio tra Gaveston ed Edoardo.

Nude pareti di grigio asfalto proteggono i due amanti, costretti a lasciarsi a causa della pusillanimità del re, che cede alle minacce dei religiosi e dei nobili, pronti a distruggerlo per il suo colpevole sentimento perverso.

Sono in piedi, abbracciati e danzano insieme lentamente mentre una luminosa Annie Lennox canta, con incredibile passione, “Everytime we say goodbye” di Cole Porter.

La scena, stranamente lontana dal risultare kitsch, riesce ad essere struggente grazie all’intensità degli sguardi dei due attori, al bacio che arriva improvviso, forte, deciso.

Questa scena è l’apripista romantico per una discesa verso la morte.

L’omicidio di Gaveston, massacrato dalle manganellate della polizia durante un agguato, scatena una reazione rabbiosa in Edoardo che giustizierà di proprio pugno i nemici e contro di loro trascinerà il popolo inglese (una fantasia ottimistica e militante di Jarman).

All’amore si sostituiscono definitivamente il tormento ed il vuoto dell’odio.

In una scena, dai toni particolarmente cupi, un traditore verrà appeso per le braccia come un vitello squartato di Rembrandt prima di subire lo stesso destino per mano di Edoardo, vestito con un grembiule da macellaio, armato di coltello ed odio e compiaciuto nel ricoprire il proprio corpo del sangue dei suoi persecutori.

La pietà non è piu’ contemplabile.

La furia del re è accettata, compresa, giustificata.

La ribellione è l’unica via per poter difendere i propri sentimenti.

Edoardo si sente già morto e, derubato dell’amore, diventa una macchina di distruzione che farà crollare pezzo per pezzo il Sistema.

Perché quando la nostra esistenza è privata della libertà di amare, solo nella morte, propria e degli altri, potrà ancora ritrovare un senso.

“Now, sweet God of Heaven, make me despise this transitory pomp and sit for aye enthronized in Heaven!Come, death, and with thy fingers close my eyes,Or if I live, let me forget myself.”

(“Edward II”, V act, I scene)

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