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Arte a Palazzo Reale (e non solo) – Milano

Nonostante la controversa cappa bigotta di Suor Letizia, Milano si rivela la città che in questi giorni (ed in gran parte fino a metà Settembre) ospita il maggior numero di mostre di tangibile spessore artistico.

Suona persino grottesco dover ringraziare per cotanta cornucopia estetica quell’assessore alla cultura che risponde al nome di Vittorio Sgarbi, eppure sprono chiunque a dedicare una giornata a questi allestimenti ed a verificarne l’alta qualità dei contenuti.

In compagnia dell’adorabile S., che ha redatto una recensione limpida e professionale sugli eventi, e alla quale vi rimando, mi sono addentrato a Palazzo Reale iniziando questo denso art-tour.

Le premesse, in realtà, non sono state delle migliori.

Di fronte alla richiesta del biglietto cumulativo per tutte le esposizioni (Botero, L’arte italiana dal 1968 al 2007, Ivan Theimer, Il quarto stato, Ferroni, Mario Cavaglieri, Gio’ Ponte, Julian Schnabel quelle da noi ammirate; tranquilli, spargerò logoi impazziti solo sulle piu’ significative per me) un’impiegata affranta, come se le avessimo ingiunto di indossare una tuta di amianto in mezzo all’incandescente Piazza del Duomo, ci avvisa con tono quasi minaccioso che saranno necessari venti minuti perchè dovrà elaborare un biglietto per ogni singolo evento.

La collega, invece, con un sorriso tra la sufficienza e il sarcastico, e dopo averci evidentemente inquadrato, traccia con soddisfazione una X, sull’elenco delle mostre che ci porge, alla voce “Vade Retro“, la ormai dolentemente famosa gallery di opere a tema omosessuale su cui si sono abbattuti gli strali della joint-venture petrolifera-vaticana.

Avrei volentieri eseguito della body art ispirato al film “Black Dhalia” sul suo sorrisetto.

botero.jpgSuperata l’empasse degna di un cartone della serie Asterix, finalmente ci immergiamo in un assalto di colori e forme grazie a Botero.

A tutti l’artista è noto per la rappresentazione corpulenta dei protagonisti delle sue opere, per la sottile ironia che ne pervade gli sguardi o le atmosfere in cui sono immersi, per quel modo sfacciato e spensierato di rappresentare come naturale e bello qualcosa che è difforme dal comune (e spesso obiettivo!) senso estetico.

Tuttavia non sono certo i quadri ispirati al mondo del circo o alla propria quotidianità che si incidono nella mente dei visitatori, ma quelli che denunciano, in una forma muta, ma fortemente espressiva, di urlo impellente le torture che sono state perpetrate nel carcere di Abu-Grahib.

I colori, con l’eccezione del rosso, sono spesso desaturati e cupi e non vengono risparmiati alcun dettaglio truculento, alcuna goccia di sangue, come a sbatterci in faccia un orrore grottesco quanto quei corpi seviziati e gettati sul pavimento.

Sono dipinti così duri, impietosi e soffocanti che riescono a farti provare quelle tonnellate di stupefatto dolore in misura piu’ forte rispetto alle foto da cui sono evidentemente tratti.

Di ben altro tenore le sculture tra l’orientale, l’onirico e il lovecraftiano di Ivan Theimer.theimer.jpg

Immersi in una luce spettrale spezzata da pochi faretti, oscuri obelischi di ispirazione egiziana, e poggianti su tartarughe di indiana memoria, costituiscono una via da scalare per lucertole, uomini nudi, elementi pagani e teschi che si affrastagliano a raccontarci una storia che ha molto di esoterico e ambiguo, l’esatto contrario di una colonna traianea.

Qui i simboli si rincorrono, si fondono, si disperdono in un messaggio ormai incomprensibile come i geroglifici sulle tombe degli ancients dei romanzi del solitario di Providence.

Sembra di assistere alla cristallizzazione di una fase storica dell’uomo in cui la sua forza era rappresentata da uno stretto connubio con gli dei e dal senso del mistero, una fase ormai raggelata nella pietra, perduta nel tempo, lontana dalla nostra comprensione e per tanto ci appare venata di sfumature pericolose e angoscianti.quartostato.png

Notevole l’impatto de Il quarto stato di Pellizza di Volpedo, che tutti conosciamo dai testi scolastici, e non solo, e che dal vivo dimostra di avere ancora una forza espressiva e dinamica davvero unica, forse anche perchè immersa nella Sala delle Cariatidi, che riporta ancora i segni dei bombardamenti conferendo all’opera un piu’ intenso significato di superamento della storia.

Personalmente sono rimasto entusiasta della retrospettiva su Ferroni, artista eclettico che in 40 anni ha attraversato stadi di evoluzione creativa stilisticamente marcati, eppure con un filo rosso intimista, evidente in particolare nell’ultima produzione.

Difficile trovare un’immagine che lo rappresenti in modo adeguato, vista l’ iniziale ispirazione a Francis Bacon (seppure con un gusto personalissimo in cui evanescenze bianche schizzano a ritrarre figure spettrali ed esplosioni di colori delineano le forme sbalzandole dal buio)ferroni.jpg seguita da una fase in cui elementi grafici, molti moderni tutt’ora, ed un’opera di decostruzione dell’immagine, con effetti collage, portano a risultati che grafici attuali e blasonati ci vendono come innovativi e geniali ottenendoli semplicemente cliccando su un filtro impostato, ma non de-materializzando il contenuto dell’immagine partendo da un preciso spunto teorico a monte.

Le opere piu’ recenti tendono invece ad un candido minimalismo fuso con una tecnica pittorica che raggiunge il fotorealismo, anche se il nucleo della rappresentazione piu’ che l’oggetto in sè è lo spazio che con le sue fredde geometrie lo circonda, riempite solo da un bianco accecante.

La porzione piu’ cospicua degli allestimenti a Palazzo Reale è costituita da “Arte italiana – 1968-2007 – Pittura”, talmente densa e variegata che ho faticato a trovare la logica dietro di essa, se non quella di selezionare poche opere rappresentative dei diversi movimenti artistici.

Quali?

Il comunicato stampa recita: “…dalla Pop Art, all’Anacronismo, alla Transavanguardia e ancora ai Nuovi Nuovi, ai Medialisti, all’Officina Milanese, alla scuola siciliana e torinese, fino alla rinascita della nuova pittura tra gli anni novanta e il nuovo millennio”.

tkgal_4381d4f2a0f4c.jpgRinunciando in partenza a collocare le pitture in quegli inscatolamenti critici, sono entrato in questo labirinto martoriando la retina con opere di alto valore e dal forte impatto.

E’ veramente arduo elencare quelle che mi hanno colpito maggiormente.

Potrei citare, facendo torto a decine di altre, la vocazione di San Matteo di Caravaggio, rivisitata in chiave moderna da Ferroni, “Il cane magenta” dell’impressionante Francesco De Grandi (aggiungerei: inquietante, “industriale” e orrorifico fino al disgusto) e quest’opera di Wainer Vaccari, in cui un’umanità tronfia, apatica e sottilmente morbosa, riveste di forme ricercate e plastificate una sostanza ed un’identità sull’orlo dello sfacelo, pronte a liquefarsi attraverso l’estetizzante gabbia che le contiene.

rev424041-ori.jpg

2 commenti su “Arte a Palazzo Reale (e non solo) – Milano

  1. sergio
    29/07/2007

    Bello, complimenti. Quando le sensazioni riescono ad attraversare la mente e a condensarsi in parole così, vuol dire davvero che è valsa la pensa di una visita a quelle mostre. 😉
    E grazie per la compagnia 😉

    Mi piace

  2. Pingback: Una giornata d’arte a Milano | EcletticaMente

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Questa voce è stata pubblicata il 29/07/2007 da in Flussi di incoscienza con tag , , , , , , , .

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