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Mystic Fistfucker – Considerazioni sull’arte digitale

010.jpgA me non interessa e credo mai mi interesserà rappresentare una situazione di gioia.
La gioia non mi ispira nulla, non mi ispira immagini.

E’ qualcosa che vivo raramente e quando si verifica voglio appunto viverla.
Adopero il mezzo digitale come una via per esprimere concetti ed attuare un processo di catarsi.
Per ripulirmi da un eccesso di aggressività interiore, dal mio vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto, dal mio interpretare il mondo come carne marcescente senza nè capo nè coda, frutto del caso o di giochi crudeli perpetrati da qualche folletto del male che ora si è trasferito nell’iperspazio.
Le immagini gioiose mi comunicano emozioni superficiali, sono come carezze, non come ferite: quelle fanno male, lasciano segni e cicatrici e te le ricordi per sempre.
Non mi interessa l’arte che scorre, mi interessano un concetto od un’immagine che resta.
E qualcosa su cui meditare.
Un sorriso voglio godermelo sul volto di chi amo e nessuna immagine potrà mai eguagliarne la realtà.
Morte, dolore, sangue incutono sempre paura.
A me no.
Li vedo ovunque e mi sembrano parte naturale delle cose.
Quello che a molti procura spiacevole impressione per me è componente di quella splendida e crudele macchina da guerra che è la natura,  che è imbastita di istinti, aborti, umori, distruzioni e nessun riguardo per le individualità.
Di fronte a tale potenza malefica un’immagine violenta ne puo’ costituire una sorta di santino, un modo per coglierne e fissarne l’essenza.
Un volto inferocito percorso da sangue rende molto meglio la mia personale idea della vita, che non un sorriso.
Un bambino col volto contuso od un cristo sanguinante si avvicinano molto di piu’ a quello che è il mondo reale.
Cio’ è negativo o diseducativo o malato?
Non credo che l’arte debba occuparsi di educazione (anche se Picasso sosteneva che solo dopo lo shock l’uomo vede per la prima volta) e credo che quando vuole veicolare un messaggio debba compiere la sua funzione come se sparasse su una folla di civili inermi, inetti e ignavi.
E’ una prospettiva morbosa?
A me la violenza fa scorrere a fiumi l’adrenalina, mi eccita, mi turba piacevolmente e ne ho bisogno come dell’aria.
Giudichereste un Caravaggio o un’Artemisia Gentileschi due malati di mente?
E’ plausibile che lo fossero, ma non per questo non sono artisti immensi?
Quando mi guardo allo specchio non voglio vedere la mia faccia e il mondo che apparentemente mi circonda, voglio osservare con la metodicità di un entomologo 
i miei muscoli che si tendono, i liquidi che scorrono e le nebbie popolate di mostri che mi avvolgono le spalle.
Non ho paura di vedere e rappresentare le cose come stanno secondo le mie percezioni.
Quello che tutti banalmente chiamano il lato oscuro delle cose è solo lo strato piu’ profondo e non lustrato che a molti artisti piace esplorare ed apprendere a non temere.
Sporcarsi le mani in quel pozzo senza fondo per realizzare un’immagine comporta anche costringere le persone ad immergere la faccia nel mare degli archetipi.

E’ un battesimo primigenio che ti purifica o ti sconvolge.
E se il vostro occhio vi da scandalo, potete sempre strapparvelo…

4 commenti su “Mystic Fistfucker – Considerazioni sull’arte digitale

  1. Jack
    01/08/2007

    Un mezzo d’arte.
    L’arte non è plastificato mondo dorato.

    Quella è una conseguenza sottintesa

    L’arte colpisce.
    L’arte è a prescindere dal gusto.

    L’arte è pura e prende vita tra vene sangue muscoli e carne.

    L’arte nel dolore, colpisce…si..,può terrificare…

    Ma mi son ritrovato a piangere guardando l’orrore espresso in arte.

    In primis una lacrima (dall’occhio destro per esser pignoli) è scesa innanzi “Joie de vivre”.

    E lacrime non di dolore ma dinnanzi al piacere che hanno gli occhi nella visione..nell’impatto…le lacrime diventan solo un altro modo per esprimer.

    Inconsapevolmente in una galleria d’arte un uomo che piange innanzi a ciò che il perbenismo classifica come OPERA IMMORALE o ORRIFICANTE, diventa parte dell’opera stessa.

    I tuoi occhi sono spechci di realtà.
    Fanali critici su un mondo che marcisce ogni giorno di più e ogni giorno di più mostra lo specchio di canditi e clown.

    Il mondo è un clown. Ride e piange.

    L’arte è un clown.
    Ride e piange dentro di te..risate sadiche e pinati d’emozione.

    Continua con la tua stramaledetta e meravigliosa arte.

    Sono seduto in prima fila ad osservare.
    Sei capace di dispensar emozioni.
    Forti.
    Continua.

    *M*

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  2. sergio
    01/08/2007

    Arte per l’arte. La domanda di fondo alla fine è sempre la stessa. Ed ogni artista trova sempre la risposta. Giusta? Sbagliata? Che importanza ha… ogni artista risponde in quanto ha trovato la propria intima risposta ad una domanda profondamente complessa nella sua banalità: cosa è per me bello?

    Quello che tutti banalmente chiamano il lato oscuro delle cose è solo lo strato piu’ profondo e non lustrato che a molti artisti piace esplorare ed apprendere a non temere.
    Del resto, scopo di ogni artista non è rappresentare la realtà. a qual scopo rappresentar ciò che già esiste? (…) e noi dobbiam portare alle scoperto le nature innate e nascoste di ogni cosa. Ecco quindi che forse ciò che chiami lato oscuro, non è nient altro che quella “intima agonia” delle cose che l’Arte del Bello vuol comunque far conoscere. Un Bello che non c’entra niente col “bello” unificante dell’estetica di massa, ma un Bello che vuol dire rappresentazione Viva, ed affermare, al tempo stesso che io (artista) sono Vivo!
    … comporta anche costringere le persone ad immergere la faccia nel mare degli archetipi ed infatti la violenza, il sangue, non sono forse l’archetipo più antico dell’arte? Non dimentichiamoci che le prime rappresentazioni dell’uomo sono state addirittura disegnate col sangue. Che rappresentavano scene di caccia, di uccisioni, di violenze. Perché non c’è del resto nulla di più purificante nella nostra isteria collettiva umana, del rappresentare la Morte e/o il Dolore. 2000 anni di storia di rappresentazioni cristiane dovrebbero dirla lunga su ciò che intendo.
    Eppure, se posso, di rado i grandi artisti sono stati ricordati per un’immagine di gioia. E anche chi fa una vita di rappresentazioni ironiche, spesso raggiunge la massima espressività nelle rappresentazioni più violente, come nella mostra di Botero di cui ci hai detto.
    Ed infine il fatto più importante: non è forse attraverso il sangue, che cerchiamo di ricongiungerci con l’essenza stessa della Vita? Ecco, ed è qui che sta la radice della Bellezza. La gioia, infatti, non è che un sentimento negativo, di assenza di dolore. Sentimento che ogni persona prova in modo diverso e variegato.

    Nessuno scandalo in ciò che dici. Certo, non è banale riconoscere la potenza e la forza di questa spinta estetica. Il punto forte è che infine, è proprio sul significato stesso dell’arte che si parla. Dici che l’arte non è educazione. Non è vero, l’arte è e sempre sarà educazione. Forse non nelle intenzioni dell’artista, ma in quanto spinge alla riflessione ed al pensiero, l’arte insegna ad apprendere. E ora dimmi, si apprende più dal dolore, o dalla gioia?

    Un’artista non è che un impostore, che tende a rappresentare le mie emozioni su un quadro. Un impostore necessario, perché senza di lui, quelle emozioni non risalirebbero mai la china per aprirsi all’esistenza

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  3. Lenny Nero
    02/08/2007

    Sweet Sergio,

    comprendo a fondo il tuo discorso, così ben ponderato e illustrato.

    Quando mi hai scritto sul cellulare che in fondo non sono rivoluzionario, ma “allineato”, mi sono quasi mortificato!

    Forse il mio post, per quanto comunque lo consideri valido nei suoi estremi generali, andrebbe inserito in un contesto preciso, che piu’ sotto cerco di sintetizzare.

    Di fatto, come tu precisamente sostieni, difendo il mio modo di fare creatività ricollocandolo in una precisa linea artistica.

    Eppure, sarà per le mie immagini spesso ambigue o anticristiane, ho ricevuto nel corso del tempo reazioni che mi hanno sempre lasciato perplesso.

    Offese, e quindi a prescindere dall’effettivo valore dell’opera.

    Turbate, con tanto di proiezioni su di me di un’immagine che, per quel poco che mi conosci anche dal vivo, corrisponde a me solo in parte; secondo me, se qualcuno si turba per le mie immagini, è perchè ha avvertito che qualcosa di recondito dentro di lui si è smosso oppure trova intollerabile che qualcuno osi varcare certi limiti.

    Quali limiti?

    Il limite del “sacro”, dell’intoccabile, il limite dell’ambiguità (su un sito sono stato censurato dopo che mi hanno accusato di aver realizzato un’immagine antisemita, che in realtà a tutti i miei conoscenti ebrei è risultata lapalissiana nel suo contenuto provocatorio e nei suoi riferimenti storici alle basi dell’antisemitismo; l’accusa di anticristianesimo è invece assolutamente giusta e corretta, io per primo mi definisco anticristiano: e allora? A quel punto si trascende in volgarissima censura che induce quelli come me persino ad alzare il tiro, anche solo per mostrare come sia facile distruggere le icone religiose svelandone il segreto: sono puro prodotto di manipolazione visiva e a decostruirle e infangarle ci si impiegano solo poche ore di lavoro in photoshop!).

    Inoltre limiti moderni.

    Queste mie parole sono nate in parte durante una discussione su un forum creativo, che ho visto nascere e a cui tutt’ora collaboro, nel quale nel corso del tempo si è ingrandita una fronda, specie di giovani velleitari convinti di essere i grafici del futuro, che ha affermato uno strano concetto di bello, standardizzato e che lima ogni angolo.
    Quindi tecnica pulita, fredda, impersonale, ma soprattutto contenutisticamente VUOTA.

    Il fatto che qualcuno come il sottoscritto, nel mio infimo (dato che nella vita di tutti i giorni sono un medico, ma adoro praticare “terrorismo artistico”), osi inserire dei contenuti, spesso di non facile lettura, ha destato in piu’ persone reazioni per lo meno dubbiose.

    Sia per l’utilizzo di una violenza cruda, sporca, realistica e poco “graphic”, sia per l’uso di simboli che andrebbero letti (ma pare che saper leggere un’opera creativa non sia piu’ skill sentito come necessario da molti grafici, persino di moda) e che richiederebbero documentazione e impegno (tanto che spesso ho allegato lunghi di testi critici per guidare l’osservatore nella comprensione degli elementi; certo, non posso pretendere che tutti conoscano l’antroposofia o la mitologia, ma i simboli hanno una loro valenza archetipica, per cui basterebbe sforzarsi, a volte, di guardare dentro se stessi; ma fa paura scoprire di aver capito un’immagine che in ultimo disorienta o disgusta), sia per aver urtato afflati bigotti e moralisti che, se da una parte mi fanno ridere come un bambino monello che si gode i risultati della sua marachella, dall’altra mi porta a chiedermi: ma una persona che si definisce presuntuosamente artista, come puo’ sputare su un lavoro solo perchè il contenuto della stessa è per lui immorale o blasfemo?

    A quel punto, candidatevi come sindaco di Milano!

    E se per me, come tu spieghi, è naturale che l’arte si esprima anche attraverso il dolore (e son sempre stato piu’ creativo in periodi nebbiosi e rabbiosi della mia esistenza), qualcuno prova quasi spavento.

    Mi domando quale fosse all’epoca la reazione di fronte a certi dipinti di Caravaggio.

    Temo che allora fosse di ammirata meraviglia anche di fronte a fiotti di sangue, mentre oggi la si vedrebbe come arte non “cool” in quanto molto emotiva, prima che “bella” e conosco troppi grafici che pensano che fare arte consista nel realizzare un bel manifesto con Illustrator.

    E’ un concetto di arte che non mi appartiene.
    Per non parlare del fatto che ho sempre pensato di non aver mai fatto arte, ma psico-politica!
    Ho sempre visto le mie immagini come una pistola puntata alla tempia degli altri o alla mia.
    Quindi, parlando di me, il discorso devia già su altri binari.

    Infine, all’epoca mi irritai parecchio di fronte a certi commenti sulla troppa violenza di alcune delle immagini pubblicate sul forum ,perchè per me la violenza è solo un mezzo, semplice, diretto e brutale, per esprimere un’emozione e/o un messaggio.

    E ritengo che uno che sa guardare all’arte sempre e comunque con curiosità, dovrebbe comprenderlo al volo, non fermarsi alla quantità di sangue utilizzata.

    In questo sono allineatissimo ad un concetto di arte come veicolo comunicativo, narratore ed emozionale.

    Quando scrivo che l’arte non deve educare, mi riferisco a concetti oggigiorno abusati (ormai si è arrivato persino al ridicolo di bandire un videogioco violento, come se gli assassini diventassero tali per psicopatia indotta da abuso di console! Surreale! Ma tralascio ora una discussione sui veri motivi alla base di questo tipo di censura) che mi disgustano profondamente.

    L’arte non deve insegnare secondo canoni ufficiali di buon gusto e di morale comune.

    In questo senso puo’ essere profondamente diseducativa perchè apre nella mente di chi osserva porte che il Sistema teneva ben chiuse.

    L’educazione che l’arte puo’ svolgere è di tipo umano e usa mezzi emotivi ed estetici, non l’indottrinamento.

    L’arte mostra prospettive differenti e soprattutto muove pensieri e tocca corde sensibili.

    Per tanto puo’ essere molto pericolosa, tanto che accade che qualcuno si senta inscatolare nella categoria “cattivi maestri”.

    L’arte non è nè buona nè cattiva insegnate, è un punto di vista sulla realtà filtrata dalla mente dell’artista.

    In fondo esprimiamo lo stesso concetto; penso sia chiaro che con “educativo” intendevo “strumento di indottrinamento ufficiale”.

    Per come lo intendi tu, l’arte è educativa proprio perchè ti fa conoscere anche sensazioni o visioni in cui il tuo mondo ancora non si era imbattuto.

    E se scardina qualche serratura arrugginita, liberando o suscitando riflessioni, allora ha ottenuto un risultato che io ricerco sempre nelle opere altrui, ma purtoppo attualmente il potere dell’arte non è sempre utilizzato o viene, appena possibile, schiacciato.

    Credo di essere già stato infinitamente prolisso, per cui mi fermo.

    Piu’ che allineato, nonostante il contenuto delle mie immagini, mi reputo quasi un reazionario, in quanto vorrei che il mondo artistico si riprendesse il suo ruolo di cane sciolto, e non di mero prodotto vendibile o emotivamente defraudato di ogni vibrazione, fosse anche solo estetica.

    L’impressione che frequentemente ricevo è che oggi interessi a pochi usare l’arte come un bisturi che scava dentro di me, ma solo come via per ottenere ruffiani applausi.

    E per far cio’ deve essere accomodante e neutra.

    Ecco, io, Vostro Onore, mi oppongo!

    Un bacio!

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  4. sergio
    02/08/2007

    Chiaramente l'”allineato” era una provocazione. Ed ha colpito nel segno vedo 😉
    Non era certo un allineamento sul gusto o un allineamento su concetti estetici di massa, medi e pertanto mediocri, di cui tu stesso parli.
    E’ semplicemente allineamento su un intendere l’Arte ad un livello superiore. Vedi, con l’avvento delle nuove tecnologie, chiunque in dieci minuti può produrre un’opera grafica, spesso anche gradevole. Ma è arte? No! Perché per fare Arte ci vuole intenzione.
    Ti chiedi se al tempo Caravaggio fu più o meno accettato. La storia ci dice che non lo fu da subito. Ma la storia ci consegna anche aneddoti ancora più gustosi, come quello sulla statua di Laoconte e i suoi Figli di Polidoro. Oggi la consideriamo uno dei capolavori del periodo ellenistico, ma allora fu criticata da molti per il suo contenuto violento e quasi “terroristico” . Ma il tempo disinfetta tutto (tant’è che oggi sta nei musei vaticani….) ed è proprio il tempo che ci dirà se i messaggi artistici rimarranno.
    In fondo, se la storia ci insegna qualcosa… il gusto medio non è mai sopravvissuto alla generazione che lo ha creato. La vera arte (sia figurativa che letteraria) sopravvive solo se “ha fatto la rivoluzione”.
    Quindi, artista allineato nelle intenzioni, rivoluzionario nell’espressione estetica, suona meglio? 🙂

    Ciao!

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 01/08/2007 da in Flussi di incoscienza con tag , , , .

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