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Peace is for pussies

Morte a Breslavia di M. Krajewski

breslavia.jpg1950. Manicomio di Dresda. Le urla di un paziente lacerano il silenzio notturno. Minacciosi scorpioni si stanno avventando contro di lui, consapevole della sua morte imminente.

1933. I corpi violentati e orrendamente mutilati della Baronessa Marietta von der Malten, figlia di un nobile tedesco dai compromettenti segreti, e della governante vengono ritrovati dalla polizia all’interno del loro vagone sul treno Berlino-Breslavia.

Il ventre delle vittime è squarciato e ha svolto la funzione di covo per scorpioni.

Sulla parete della carrozza una misterioso messaggio scritto col sangue in una lingua ormai dimenticata.

Si è trattato di un antico rituale o della messa in scena simbolica di una vendetta che ritrova le sue radici in un passato lontanissimo?

L’epoca è quella del Terzo Reich.

I nazisti, attraverso un massiccio sistema di spoiling system, stanno prendendo possesso delle forze di polizia, fino ai livelli locali, avidi di informazioni utili per eliminare i propri nemici, ebrei, massoni o traditori che siano.

Ma qualche margine nella libertà di azione è rimasta e su di essa farà leva il vicecapo della sezione criminale della polizia di Breslavia, Eberhard Mock.

Dal fisico pingue, cinico, arrivista, lussurioso, con un debole per le prostitute giocatrici di scacchi da lui pagate presso il lussuoso bordello di M.me Le Goef, Mock, adottando ogni possibile mezzo per concludere l’indagine con successo e diventare il nuovo Kriminaldirector, grazie agli appoggi di ambigui agenti legati alle SS causerà, senza particolari scrupoli o rimorsi, la condanna capitale di un vecchio epilettico le cui frasi in ebraico,  pronunciate tra convulsioni e deliri, sembrano, ad orecchio esperto, prevedere la morte delle persone.

Tuttavia la verità è ben lontana dall’essere scoperta e il barone von der Malten, angosciato da un indecifrabile terrore e da messaggi di minaccia, affiancherà a Mock Herbert Anwaldt, poliziotto berlinese con la propensione all’alcolismo, tormentato dai ricordi di un’infanzia infelice e dagli aspetti nebulosi e spesso in preda ad una confusione mentale e ad una pena interiore tale che è maggiore sicuramente l’empatia che si prova con lui che con il commissario, che solo con lo scorrere delle pagine rivelerà sotto l’apparenza disgustosamente coriacea profonde debolezze ed umanità.

Il romanzo procede dipanando una trama intricata, e ricca di sottoepisodi, con stile forbito, ma affilato come una baionetta, attraverso le giornate afose di una città in agonia, in un periodo in cui mentre le oscure trame dei nazisti stanno per far precipitare la storia, una borghesia perversa e decadente in puro stile Luchino Visconti si dedica ad orge in maschera, soddisfacimento di fantasie sessuali pederaste e pedofile e intrighi, colorati di sangue omicida, per mantere il proprio status quo.

Il clima descritto è quello di una situazione di lotta per la sopravvivenza e di ultimi giorni di un edonismo kitsch in vista del futuro regime, che potrebbe far cadere molte teste e porre fine e freno a tutto cio’ che non è in linea con una certa concezione dell’uomo ariano.

Con le dovute eccezioni per chi, ai massimi livelli di potere, puo’ concedersi qualsiasi lusso e lussuria (salvo essere travolto dai propri vizi a causa di cambiamenti nei giochi di potere).

In realtà il Terzo Reich è solo sullo sfondo e il romanzo avrebbe potuto essere ambientato ai giorni nostri, sostituendo alla Gestapo, alle SS e alle polizie locali F.B.I., C.I.A. e sceriffi di contea, dato che l’autore si concentra sull’intreccio e tutto il resto è solo scenografia per aggiungere un po’ di fascino (torbido) ad una vicenda che in ultimo risulta essere un po’ forzata e piuttosto amena (per quanto originale), ma costruita abilmente e senza mai consistenti cali di tensione (se avete letto “Il circolo Dante“, altro thriller in costume, sapete bene che cosa significhi addirittura imbattersi in veri e proprio collassi!).

Se il nazifetish vi titilla, se i flashback storici e l’esoterismo sono il contorno che cercate in un thriller (anche se in questo senso il romanzo si colloca in un filone ormai ben collaudato, per non scrivere logoro, ma almeno la soluzione del mistero non affonda in qualche colpo di scena sulla discendena di Cristo!), non vi turbano momenti decisamente pulp (che stridono non poco con i toni rarefatti e con le zaffate di “stream-of-consciousness” della seconda metà del libro, in cui prende il sopravvento il malessere esistenziale di Anwaldt), preferite personaggi complessi e sociopatici ad eroi senza macchia e non disdegnate un’affabulazione curata, allora questo libro potrebbe divertirvi e non poco.

In attesa degli altri tre episodi con protagonista il machiavellico Mock.

Per rispondere  a distanza alla recensione di S., è un prodotto di marketing, ma di lusso.

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Questa voce è stata pubblicata il 19/08/2007 da in Senza categoria con tag , , , , .

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