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Peace is for pussies

Hard candy: castrazione per pedofili (e spettatori)

-Questo è quello che dicono tutti-

-Chi?-

-Chi? I pedofili. Lei era così sexy, lo voleva. Tecnicamente era una ragazzina, ma si comportava come una donna. E’ così facile incolpare un bambino. Solo perchè una ragazzina sa come imitare una donna, non implica che lei sia pronta a fare quello che fa una donna. Tu sei quello cresciuto qui. Se un bambino dice qualcosa di malizioso, lo ignori. Non lo incoraggi. Se un bambino dice “Prepariamoci uno screwdriver“, tu porti via l’alcool, non lo trascini a farsi il prossimo drink.-

-Sono stato solo e questo mi fa fare cose stupide, ma non sono un pedofilo. Questo è un terribile errore-

Teatrale, provocatorio, fascista, disgustoso, pretenzioso, morboso e crudele.

In una parola: brillante.

Il titolo stesso sintetizza le qualità principali dell’opera.

Delizioso e duro.

Una cornice formale ricercata, stylish ed efficace (la valenza emotiva dei cromatisimi è usata in modo superlativo) ed un soggetto del quadro hard-boiled.

La storia del cinema underground è costellata di film exploitation o dedicati alla vendetta di stampo femminile (e femminista).

Oggigiorno la visione di un film brutale ed iperrealistico come “Non violentate Jennifer” o di una pussy-vengeance qualsiasi di Tarantino non desta scalpore.

La storia di una donna che ha subito violenza e si vendica è diventata ormai un topos cinematografico che non solleva più dibattiti o controversie; quasi come fosse diventata una grottesca tematica per feticisti.

Ed in fondo la reazione della donna è pienamente giustificata da un punto di vista morale, anche se estrema.

Il piccolo colpo di genio dello sceneggiatore di Hard Candy consiste nell’ aver trasposto in una storia di sexploitation un’adolescente carnefice ed aver introdotto nel genere un tema che immediatamente scatena dibattiti e polemiche, fino all’esasperazione, vista quanta carica emotiva trascinano con sè certi delitti: la pedofilia.

Aggiornare significa anche recuperare gli elementi destabilizzanti di un certo tipo di cinema e questo obiettivo “Hard Candy” lo centra appieno, abbandonando lo spettatore in uno stato di completa confusione, morale e mentale.

La parola chiave di “Hard Candy” è sovversione.

Prima di tutto sovversione dei ruoli.

Jeff è un trentenne oltremodo affascinante, con il sorriso lucente del bel Patrick Wilson.

E’ un fotografo professionista, ma i suoi soggetti preferiti sono le ragazze adolescenti.

Fino a che punto ha valicato il confine del lecito?

Hailey, se così davvero si chiama, è una 14enne impavida interpretata da una sorprendente ed inquietante Ellen Page.

E’ sexy, intelligente. Troppo dell’una e dell’altra caratteristica.

Ed il suo volto innocente è una dolce trappola cui è impossibile non abboccare.

Hailey si lascia sedurre in chat da Jeff ed organizza un incontro, accettando persino di farsi ospitare a casa sua.

Quello che attende Jeff, dopo essere stato drogato, sarà solo l’inizio di una discesa vorticosa verso la morte, che Hailey orchestrerà in modo magistrale.

Ed il potenziale carnefice si fece disintegrare dalla potenziale vittima.

Tuttavia “Hard Candy” non è solo questo sovvertimento di tipo classico e cui abbiamo già assistito in film quali “La morte e la fanciulla” diretto da Polanski (per altro citato in una feroce battuta, che fa riferimento al processo per violenza su minore a carico del famoso regista, quando Hailey commenta sarcasticamente con Jeff le possibili conseguenze di una condanna di quest’ultimo: “Forse che ha impedito a Polanski di vincere un Oscar?“).

Hailey è palesemente sociopatica e bugiarda, ed in chat ha ingannato Jeff conoscendo bene le dinamiche del dating online (per esempio, effettuo una piccola ricerca su Google ed in 30 secondi ottengo tutte le informazioni sul gruppo musicale preferito dell’altra persona, potendo così fingere di conoscerlo).

E’ davvero figlia di un medico?

Come mai possiede il video di un intervento chirurgico di castrazione?

Come ha potuto avere accesso al profilo psichiatrico dell’aggressore di una delle vittime di Jeff?

Perchè è in possesso di un taser?

E’ un’esca della polizia superbamente addestrata?

O è solo una vendicatrice perfettamente organizzata?

E’ impossibile identificarsi e parteggiare per l’uno o l’altro dei protagonisti.

Nei loro dialoghi serrati e teatrali, la vittima appare essere chiaramente Jeff, ma come piccole bombe ad orologeria ci esplodono in faccia, una dopo l’altra, verità sempre più sconvolgenti ed amare sulla sua personalità, facendoci quasi sentire in colpa per aver pensato che fosse un innocente torturato da un’adolescente resa folle da una furia cieca.

Dall’altra la crudeltà di Hailey è così sistematica, incessante, chirurgica (anche nel senso letterale della parola: i maschietti si preparino a sudare freddo), da rendere il contrasto col suo aspetto angelico assolutamente disturbante.

Perchè Hailey è animata da un odio così intenso e machiavellico da rasentare il malvagio, per infine superarlo.

Jeff ci viene presentato come un uomo ferito nei sentimenti, ancora lacerato dalla conclusione di una storia d’amore “adulta”.

E proprio facendo leva su questi sentimenti, senza nessuna remora, Hailey getterà nel panico e nello sconforto il ragazzo inducendolo al più estremo dei gesti.

E se da una parte dovremmo provare pietà, dall’altra sarà impossibile perchè proprio un minuto prima Jeff avrà confessato di essere anche un omicida.

E pochi secondi dopo Hailey tradirà, sprezzante, la solenne promessa di non rivelare all’ex-ragazza di Jeff la sua doppia vita, come un ultimo sputo sul volto di un cadavere.

“Hard Candy” è strutturato come un continuo gioco di ribaltamento di prospettive, di sovversioni, appunto, che sbattono i pensieri dello spettatore da una posizione all’altra impedendogli di costruirsi un’opinione univoca sugli eventi del film.

Qualche critico ha accusato “Hard Candy” di essere solo un vuoto e sofisticato giocattolone intellettualoide, ed in ultimo solo una versione fascio-femminista (e pensare che è diretto e scritto da maschi!) di un torture-film che in realtà non comunica alcun messaggio, ed al massimo può giustificare ogni tipo di crudeltà verso i pedofili.

Questo tipo di commento, molto ricorrente, è semplicistico.

Se si fosse voluto giustificare atti come la castrazione od un suicidio memore di parole evangeliche (Mt 23, 13), Hailey sarebbe apparsa come un angelo vendicatore, ma comunque un angelo.

Invece, vestita come una moderna Cappuccetto Rosso, si allontanerà nel bosco verso una nuova meta, forse a stanare un altro lupo cattivo, tra le malinconiche note dei Blonde Redhead.

Quando ormai ogni certezza sulla sua identità si è dissolta.

Se il personaggio di Jeff viene composto pezzo per pezzo ad ogni battuta, quello di Hailey sfuma progressivamente fino a diventare un’incognita, una sedicente metafora di ogni vittima che si è arrogata il ruolo di punitrice indefessa.

Ed in questo suo agire, perde personalità ed umanità, riducendosi, pur nella sua genialità nel manipolare la psiche altrui, ad un’arma di distruzione programmata per un solo ed unico scopo.

E la sua freddezza atterrisce, perchè non è quella comprensibile di una vittima che brucia di rancore, ma quella di un folle che brama sangue, non prima di aver martoriato la sua preda mostrandole tutto l’orrore che nasconde dietro una ammaliante facciata.

“Hard Candy” descrive in modo compiuto proprio l’impossibilità di trovare una soluzione equilibrata, civile, sensata e scevra di emotività al problema della pedofilia.

Ma soprattutto lo strascico di dolore che lasciano certi atti, che neppure la punizione peggiore riuscirà a lavare via.

Non propone soluzioni, le presenta tutte, in modo cinico e dissacrante.

E così sovverte pure l’elemento principale delle favole dei fratelli Grimm: la morale.

A casa con voi non porterete una chiara percezione del bene o del male, ma tutto il malessere che uno spettacolo di tortura mentale vi puo’ procurare.

Quel senso di disagio che si prova quando si assiste alla lotta tra diverse forme di malvagità, quando si entra in una galleria buia e a metà strada scopriamo che non esiste via d’uscita e non rivedremo mai più la luce.

Il lieto fine in questo caso è il trionfo della cattiveria più pura.

Vi segnalo questa intervista agli autori ed attori del film.

http://theeveningclass.blogspot.com/2006/04/hard-candy.html

“So chiefly the text becomes about responsibility and how much responsibility does each person take and how much responsibility do you take as an audience and how do you assess your values having gone through the film, having rooted for one character and then maybe perhaps change your mind and had to root for another character because at the end things turn out a different way. There are people who would love to have people like Hayley go out and become vigilante-type people, but, here we show that it’s actually quite a complex, very very complex thing to do.”

Slade concludes: “You can see at the end of the film that she takes the weight of the whole day on her face, that she’s taken on the responsibility that Jeff refused to take. He would rather die than accept the responsibility for what he’d done. For me that’s one of the chief things about Western society is that we don’t like responsibility because it’s scary and it’s full of danger. To me, more than the text which is very current right now, the film is about responsibilities.”

“La sceneggiatura si sviluppa intorno al tema della responsabilità e su quanta responsabilità ogni persona si assume e su quanta responsabilità venga assunta in qualità di pubblico e come vengono modulati i propri valori al termine del film, dopo aver parteggiato per uno dei protagonisti, e poi è possibile che cambi il tuo punto di vista e pensi che avresti dovuto parteggiare per l’altro protagonista dato che alla fine la situazione prende una piega differente. Alcune persone vorrebbero che esistessero persone come Hailey che diventino dei vigilanti, ma noi mostriamo che è una cosa davvero complicata da mettere in pratica.

Voi potete vedere al termine del film che lei porta sul suo viso tutto il peso della giornata, che lei si è assunta la responsabilità che Jeff ha rifiutato di prendersi. Jeff avrebbe preferito morire, piuttosto che accettare la responsabilità di quello che ha fatto. Per me questa è una delle caratteristiche principali della società occidentale: noi non amiamo la responsabilità, perchè ci fa paura ed ha conseguenze pericolose.”

19 commenti su “Hard candy: castrazione per pedofili (e spettatori)

  1. Matt
    04/10/2007

    L’ho visto e non me ne sono pentito nemmeno per un attimo.
    Ammaliante…la tensione che s’instaura..quel filo teso e pronto a spezzarsi da un momento all’altro.

    Superba la tua recensione..come sempre Dear.

    One Kiss…

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  2. sgrezzeria
    07/11/2007

    Veramente un bel film.
    ti ringrazio per avermelo fatto scoprire!
    (in effetti dopo una recensione così era impossibile non guardarlo…anche per un anglofono fallito come me!)

    tnx!

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  3. irvine
    28/01/2008

    Sembra una premeditata macchina da polemiche pubblicitarie per il film stesso. Le dichiarazioni del regista sono le classiche frasi finto intellettuali senza un chiaro significato fatte per confondere la massa di semianalfabeti inconsapevoli di essere tali.
    Mi sta già sul cazzo e ancora non l’ho visto.
    Dubito che sia un capolavoro

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  4. Lenny Nero
    28/01/2008

    @irvine:
    guardalo e poi liberissimo di stroncarlo.
    Se non l’hai visto, parli a vuoto, don’t u think?
    Mi pare un po’ esagerato il tuo tono infastidito e se avessi sentito quei meravigliosi dialoghi capiresti perfettamente il senso delle dichiarazioni del regista.

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  5. axo
    02/01/2009

    si ma perchè spoilerate i finali???

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  6. Giulio
    21/04/2009

    Film femminista, e contradditorio..che dire, se non che ripagare con una moneta molto più crudele, è assai triste..Lei è una ragazzina con ideali puramente femministi, come estirpare le palle ad un uomo sia cosa buona e giusta, come se le donne pure e caste non siano anche loro carnefici…film decisamente macabro, e un po deludente

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  7. Lenny Nero
    21/04/2009

    @Giulio: penso che la tua sia una prospettiva sbagliata attraverso cui guardare il film, una prospettiva che si ferma alla superficie.
    Non è il gesto che conta in “Hard Candy”, ma le motivazioni del gesto.
    La ragazzina si comporta così perchè sa già che lui è colpevole (noi lo scopriremo solo negli ultimi secondi), è arrivata dal nulla come un angelo sterminatore-redentore, vuole una confessione, vuole che lui ammetta la sua colpa, ma lui non lo fa e per questo, giustamente, paga e non solo, paga per mano proprio, ipocrita e vigliacco fino in fondo. La castrazione, finta, è sicuramente tortura psicologica e lui non cede neanche di fronte a quella.
    E’ la quintessenza dell’uomo occidentale che pur di ammettere le proprie colpe in mancanza di un confessore innocuo, e non certo minaccioso, preferisce negare e negare ancora. La scena in cui la ragazzina gli chiede se non c’è mai stato un momento in cui si è detto che si sarebbe potuto fermare, in cui gli ripete lentamente “stop…stop…stop…” è il momento clou del film. Lui non è in grado di fermarsi eppure ha davanti una persona che, se solo lo capisse, gli sta solo offrendo la possibilità di bloccarsi, di svelarsi, di prendere coscienza. Invece preferisce accartocciarsi su se stesso, fisicamente e psicologicamente.

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  8. area
    29/05/2009

    L’improbabile quattordicenne del film riesce a combinarne di tutti i colori ad un non troppo credibile “feroce pedofilo”, fino a spingerlo al suicidio. Applausi?
    La fama del film è dovuta, quasi di sicuro, al fatto che pochissimi Italiani sono davvero in grado di capire l’inglese parlato. La versione italiana, infine comprensibile, ha sfatato tanti miti.

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  9. Lenny Nero
    30/05/2009

    @area: per me i dialoghi sono strepitosi e sono il vero punto di forza del film.
    A cominciare dal momento in cui lei domanda a lui se non c’è mai stato un istante in cui ha pensato di fermarsi.

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  10. area
    30/05/2009

    Il film è realizzato con mestiere. Non c’è dubbio.
    La fotografia è strepitosa. I due attori sono molto bravi.
    Tanto mestiere viene, purtroppo, messo al servizio di una serie di luoghi comuni, triti e ritriti, sopra un problema che meriterebbe ben altri approfondimenti.
    Il film si basa, in fondo, soltanto sulla più grande paura dell’universo maschile. Deve la sua fama a questo.
    I colloqui sono da brivido, se si pensa a cosa sta facendo la disumana ragazzina nel frattempo.
    La presunta vendicatrice finisce per incarnare l’apparente innocenza del male assoluto.
    Il presunto colpevole si guadagna tutta la nostra comprensione.

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  11. Lenny Nero
    30/05/2009

    @area: tuttavia all’ultima abbiamo una rivelazione fondamentale. Quello che lei fa è cercare di farlo confessare, ammettere la colpa, pentirsi. Lei conosce già la verità e recita divinamente. Il film in fondo non prende posizione. Da una parte mette in pratica ciò che alcuni propongono come punizione per i pedofili. Dall’altra evidenzia l’ossessione pedofila. Non offre soluzioni, descrive uno stato di cose. E il lato tragico della figura di lei sta proprio nel fatto che il nodo gordiano della questione non si può sciogliere. Poteva essere un film garantista come un film fascista. Riesce intelligentemente a sfuggire ad ogni etichetta e ogni moralismo.

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  12. area
    30/05/2009

    Il dubbio resta. La confessione viene resa da un uomo drogato e sottoposto ad una tremenda tortura (psicologica).
    La presunta colpa dell’uomo resta appena accennata, quasi irreale.
    D’altra parte, un’ipotetica quattordicenne tanto determinata, spietata ed efficiente potrebbe benissimo essere considerata in grado di sedurre un adulto e portarlo alla perdizione.
    Un alibi per la pedofilia ?

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  13. Lenny Nero
    30/05/2009

    @area: lei gli pone una domanda a trabocchetto. Lui risponde. E ti ricordi che cosa replica lei?
    Lui non confessa MAI, mente fino all’ultimo e preferisce compiere un atto estremo pur di non farsi scoprire, proprio mentre sta arrivando la sua ragazza. Se mai la pedofilia viene dipinta come assolutamente incurabile!

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  14. area
    31/05/2009

    La pedofilia non è una novità; ha accompagnato tutta la storia dell’uomo, fino dall’antichità più remota. “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da un asino e fosse gettato negli abissi del mare”, tanto per citare il Vangelo.
    La pedofilia non è neanche più frequente oggi di quanto lo fosse, poniamo, cento anni fa. Da atti di archivio posso garantirti che all’epoca l’arresto di pedofili “in flagranza di reato” era molto frequente.
    Le famiglie e la cultura di allora tendevano però a tenere fuori dalla scena pubblica qualsiasi fatto riguardante la sessualità, che veniva ritenuta, appunto, “oscena”.
    La cultura odierna è permeata di sesso mediatico, più immaginato che vissuto. Ama, inoltre, sbattere il mostro in prima pagina, senza curarsi troppo delle conseguenze.
    La minaccia pedofila sembra quindi molto più incombente di quanto in realtà è.
    Rimedi ? La castrazione, naturalmente. Cura bene anche l’acne e la caduta dei capelli. Nei casi più fortunati può creare ottimi cantanti.
    Qualche casalinga, dalle perverse fantasie, ama immaginarsi quale esecutrice della sentenza, in pubblica piazza ed armata di forbicione.
    La testimonianza storica dei numerosi delitti a sfondo sessuale compiuti in passato da eunuchi non scoraggia i fans della “cura”.
    Nel caso del film la “cura” viene posta al centro della scena. La dottoressa si rappresenta in modo tanto professionale da munirsi anche di camice da sala chirurgica. Non mancano i consigli su come vivere “l’esperienza” della castrazione, documentandosi su internet. Da brividi, per noi maschietti.
    Veniamo castrati, unitamente al presunto pedofilo, per buona parte del film. L’angelica ed inquietante carnefice resterà nei nostri incubi.
    Quando scopriamo che tutto era finto, e messo in scena (ma come?) dalla diabolica ninfetta, tiriamo un sospiro di sollievo insieme al protagonista.
    In qualche modo siamo arrivati alla piena empatia con il poveraccio. L’ingiusta accusa di pedofilia pesa anche su tutti noi spettatori maschi. La similconfessione sul terrazzo non ci convincerà mai, perché noi sappiamo benissimo di non essere colpevoli.
    L’inquietante bamboletta di porcellana (bravissima l’attrice) è invece un alieno venuto dallo spazio: una forma di vita ostile e sconosciuta.

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  15. spike
    26/02/2011

    Tecnicamente molto bello, girato con la mano giusta… però il film è stiracchiato, lungo, prolisso, palloso… ho visto “torture-movies” migliori e decisamente più avvincenti…
    Ellen Paige ottima cmq… inquietante🙂

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  16. Antoine
    16/01/2013

    NOTE: rivelo il finale!
    Bah, a me la scelta Ellen Page non mi ha soddisfatto. Non sono convinto che dimostri 14 anni nel film, se non forse per l’altezza. Direi che siamo piu tra i 16 – 18 anni, non proprio la fascia d’età relativa alla pedofilia. Per quale motivo quindi il protagonista avrebbe accettato di portarla a casa?Sul fatto che il protagonista preferisse la morte piuttosto alla la scoperta del suo segreto….boh, non credo proprio, in luce con quanto dalla regia ci è stato descritto: una mente deviata, ma molto molto razionale. Avrebbe potuto nei suoi 2 tentativi di fuga sistemare casa occultare le prove ecc… ..se non confessi mentre ti tagliano i gioielli di famiglia, poi confessi per evitare una magra figura con una donna?Da castrato invece? Scherziamo?

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  17. nadia
    07/10/2014

    Hard Candy mi è interessato subito dopo aver letto la trama, in un paio di righe. di tutti i film che ho visto è uno di quelli che mi ha colpito di più, e tra i tanti thriller psicologici è sicuramente uno dei migliori

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  18. Domenico
    19/01/2016

    Il film mi è piaciuto ma la troppa nebbia che si crea nel distiguere il buono dal cattivo non l’ho apprezzata molto. Inizialmente non risulta chiaro se il maschio ha effettivamente commesso quello per cui viene accusato, e questo è un pregio ma alla fine, quando tutto si scopre, mi rimane un vago sentore in cui avrei preferito che fosse la ragazzina ad avere la peggio (dovuta anche dall’ottima interpretazione di Ellen Page), e questo rende la cosa sbagliata a mio avviso.

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  19. Lenny Nero
    19/01/2016

    non concordo o meglio, il film è incentrato sull’ammissione di colpa e l’assunzione di responsabilità contrastate dall’autoindulgenza del colpevole. Un tema che trovi pure in Niente da nascondere di Haneke. Il ribaltamento di prospettiva consiste nel fatto che la protagonista non vuole una confessione per una sua convinzione personale. Per qualche ragione lei già sa, vuole solo capire (la scena del no ripetuto), portare lui a tirare fuori il mostro mentre per tutto il film il mostro sembra lei (e in parte lo è, fa molto angelo vendicatore, qualcuno ha accusato pure il film di fascismo). Le intenzioni di lei non sono banalmente punitive, ma maieutiche. E quello cui si assiste è la storia di un fallimento molto amaro. Trovo che la conclusione sia logica e inevitabile.

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Questa voce è stata pubblicata il 26/09/2007 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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