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Peace is for pussies

Juan Carlos Fresnadillo (“Intacto” – “28 settimane dopo”)

Nel 2003 vidi il bellissimo manifesto di “Intacto“.intacto.jpg

Soffermai lo sguardo e ne ammirai il forte impatto comunicativo pur nella sua costruzione complessa.

Era ipnotico, suggestivo, e la sua staticità era rotta dal fotogramma della sequenza più adrenalinica del film: un uomo bendato correva a perdifiato in mezzo a un bosco.

Il manifesto cristallizza in modo preciso le qualità e i contenuti del film: una cura estetica maniacale, pur nell’evidente povertà di mezzi, sostenuta da grande tecnica, ottima fotografia e una ricchezza di temi sopra la media.

A completare il quadro una coppia di attori quali l’affascinante Leonardo Sbaraglia ed l’immenso Max Von Sydow.

La trama di Intacto verte intorno all’esistenza di un gruppo di eletti che posseggono il dono di poter accumulare la fortuna a danno di altri cui viene sottratta con un semplice tocco o scattando loro una fotografia da conservare, creando una sorta di monte-gioco visivo da poter spendere contro altri eletti per accrescere la propria potenza.

Al vertice di questa casta di fortunati, un anziano ebreo, Samuel (Von Sydow), sopravvissuto ai campi di concentramento, lacerato dal rimorso di essere in vita a scapito delle vite altrui e nello stesso tempo reso crudele, cinico, quasi inebriato per l’accumulo pluriennale di buonasorte che l’ha ormai reso temibile.

La scalata lungo la gerarchia di questo mondo verrà condotta da Tomas, miracolosamente vivo dopo un disastro aereo, e introdotto in questa lotta per ingraziarsi la dea Fortuna da un ex-collega di Samuel, desideroso di vendetta per essere stato privato del dono.

Raccontare nei dettagli la trama sarebbe un delitto nei confronti del film che ha il pregio di vivere su pochi dialoghi (tra cui spiccano un paio di emozionanti monologhi di Samuel) e far scorrere sotto i nostri occhi la storia grazie soprattutto alle immagini, a volte surreali, in particolare nelle sequenze delle sfide che determinano il più fortunato tra i partecipanti (la scena della corsa tra minacciosi alberi contro cui ci si può schiantare vale da sola la visione).

E’ un’opera che richiede attenzione ed ipnotizza e che con ritmo lento, ma sostenuto, instilla una gamma di sensazioni vastissima grazie alle diverse pulsioni dietro le azioni dei personaggi: autodistruzione, onnipotenza, rancore.

E non solo.

Samuel, disgustato dal numero di persone che decidono di affrontarlo in decisive partite alla roulette russa, offrirà a Tomas, pur uscito sconfitto da una delle gare di selezione che ha dovuto affrontare, una possibilità di vittoria (e di liberazione per se stesso dai propri tormenti) solo perché sa che finalmente la sua fortuna dovrà scontrarsi con una forza di cui è stato privato: l’amore.

Potrebbe sembrare patetico a parole, ma la fine del film non riserva una candida commozione; al contrario si avverte tutto il carico di dolore che il dono porta con sè, la responsabilità, i sensi di colpa verso chi è morto innocente per permettere agli eletti di trasformare la propria esistenza in qualcosa di magico.

E l’amore è qualcosa cui dover rinunciare per non far male a chi si ama, ma anche l’unico valore su cui vale la pena scommettere addirittura la vita.

twenty-eight-weeks-later.jpgNel 2007 Fresnadillo dirige “28 settimane dopo“, seguito di “28 giorni dopo“, del talentuoso, quanto discontinuo, Danny Boyle.

Visto il successo commerciale del film, spero che offra l’occasione per una riscoperta di “Intacto” e per permettere al regista di avvalersi di sceneggiature migliori, perché tutte le virtuosità esibite nel primo film sono state riconfermate.

Sulla trama del film si può pure sorvolare (Londra è devastata dal virus della rabbia, il ripopolamento avviene sotto l’egida dei militari americani a partire da una sorta di villaggio ultratecnologico circondato dalle zone di quarantena e ovviamente succederà qualcosa di imprevisto che provocherà nuove ondate di sangue).

Quello che lo salva dall’essere l’ennesimo sequel inutile e/o disastroso è la potenza delle immagini.

I primi 20 minuti sono un misto di adrenalina e cattiveria pura (uno dei protagonisti abbandona la moglie in un casolare infestato pur di salvarsi; ma un’atroce vendetta gli verrà riservata proprio dalla consorte): il montaggio è indiavolato quanto gli zombie e le immagini rasentano l’impressionismo visivo senza essere troppo confuse come spesso accade nelle sequenze action-packed.

Il regista si muove abilmente tra ambienti claustrofobici, grandi spazi aperti ed architetture futuristiche immerse in un buio profondo e fotografate in modo efficacissimo.

Al ritmo del film, si aggiunge come pregio l’utilizzo di diverse tecniche di ripresa, con abbondante uso del digitale, per mantenere una continuità col predecessore, ma in modo meno primitivo e più ricercato.

Inoltre la dose di gore aumenta drasticamente ed ettolitri di sangue verniciano stragi di civili, massacri, decapitazioni di gruppo da parte delle pale di un elicottero e la più agghiacchiante trasformazione in zombie rabbioso che si sia mai vista, costruita in un climax emotivo millimetrico.

Molti critici vi hanno visto un parallelo con l’Iraq, altri hanno scritto che al centro del film è il tema della disgregazione della famiglia moderna (un intero nucleo famigliare si autodivora letteralmente, con tanto di novello Crono pronto a sbranare i figli dopo aver sacrificato la moglie).

Credo che siano livelli di lettura forzatamente inseriti in una sceneggiatura ben costruita, ma palesemente creata per intrattenere.

Forse certe affermazioni sfiorano quella è la caratteristica principale di “28 settimane dopo“: si va oltre la guerra, si va oltre i problemi della società moderna, per approdare ad un pessimismo cosmico secondo cui una volta esplosa l’apocalisse questa non potrà che propagarsi e travolgere tutti.

Non c’è un residuo di speranza, ogni persona, ogni cosa, ogni valore è votato a essere distrutto.

Che ciò avvenga attraverso armi di distruzione di massa (in questo caso possedute dai militari americani) o attraverso un virus il risultato è lo stesso: la violenza cannibale conquisterà ogni angolo del mondo.

Inoltre è un presupposto perfetto per continuare un nuovo franchising che funziona.

2 commenti su “Juan Carlos Fresnadillo (“Intacto” – “28 settimane dopo”)

  1. mimhe
    08/10/2007

    due film che cercherò di vedere a breve! ti farò sapere!

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  2. goldstyles
    09/10/2007

    Ciauz🙂 sempre grande!

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