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Peace is for pussies

Malefique-Psalm 666

malefique.jpgGrazie alla Dolmen, viene recuperato per l’home video uno dei più curiosi horror d’Oltralpe, a ben 5 anni dalla sua realizzazione.

Non è raro che piccoli film di culto dai contenuti forti escano con così grave ritardo direttamente in dvd, dopo che ne abbiamo letto per mesi sulle riviste specializzate quali “Nocturno” (un altro esempio è lo straniante e shoccante “Calvaire“) e si è ricorsi in extremis al P2P, desiderosi di qualche succulenta alternativa all’horror mainstream americano che definire pietoso è solo tautologico (tra i remake dei film di Carpenter e quelli di qualsiasi film asiatico uscito negli ultimi 3 anni non si rinviene piu’ traccia di originalità ed ormai se ne perde il conto).

Godiamoci quindi una produzione low-cost e che non passerà alla storia del cinema, ma visivamente raffinata e diretta con mano sicura dal quasi esordiente Eric Valette.

I fan degli horror e della serie “Ai confini della realtà” dovrebbe assolutamente vederlo, specie se sono anche estimatori di Lovecraft.

4 carcerati, dalle personalità e dalla storia criminale completamente differenti ed antitetiche, condividono loro malgrado il comune destino instaurando un particolare rapporto umano basato su un unico elemento: l’ossessione di evadere.

Il tempo diventa un’entità astratta, le giornate le si trascorre in gran parte ad osservare il cielo attraverso le sbarre o a rivangare negli incubi le proprie colpe (tra occhi che si aprono tra le labbra di una vagina e bambolotti mutilati, i momenti visionari non mancano).

L’imprenditore corrotto, il transessuale palestrato, il professore uxoricida e lo schizzato cannibale ritroveranno un barlume di speranza nel diario di un esoterista, rinvenuto fra le pareti della loro cella, che 80 anni prima riuscì attraverso macabri sortilegi a fuggire dalla sua prigione.

O almeno così credono.

La lettura del diario si accompagnerà, infatti, ad eventi sorprendenti ed anche letali, fino alla scoperta del reale destino del mago nero.

Il libro, una specie di Necronomicon in cui vengono citati i piu’ famosi mostri lovecraftiani, è forse solo uno specchio delle vanità che ha lo scopo di realizzare i propri desideri piu’ reconditi?

Malefique” è girato essenzialmente fra quattro mura, eppure la semplicità della scenografia non scade mai nella piattezza grazie alla bellissima fotografia, agli abili movimenti di camera ed al ritmo battuto dagli esperimenti magici della strana combriccola, dai loro racconti intimi e da alcune sequenze gore sufficientemente forti da impressionare (il film inizia con il rituale compiuto dal mago che intinge le proprie dita nelle budella del compagno di cella per tracciare simboli sulle pareti; se poi siete sensibili a mutilazioni ed arti contorti e fratturati, soprassedete).

I protagonisti sono volutamente stereotipati, fino al limite del caricaturale, ma evitato il rischio di scadere nella black comedy, saranno le loro peculiarità a dare un senso al film al momento della scoperta della vera natura del libro.

Si potrebbe anche pensare che il film voglia, in chiave surreale, raccontare gli effetti della prigionia, la fuga mentale, la nascita di pulsioni autodistruttive o di follia da cattività.

Dato il twist finale, che ricorda quelli beffardi e a sorpresa di serie come “Ai confini della realtà” o “Alfred Hitchcock presenta“, propendo per considerare il film un riuscitissimo gioco di inganni e di scatole cinesi che non annoia mai ed ipnotizza lo spettatore, che non conoscendo ancora i segreti che uno dei personaggi rivelerà in ultimo si interroga fino in fondo su che cosa mai potrà accadere ancora.

Esattamente come i nostri anti-eroi, ci si sente intrappolati in un tentativo di fuga che regala solo un susseguirsi di tragici fallimenti ed episodi incomprensibili fino alla catastrofe e agli scherzi piu’ atroci del destino.

La morale del film sembra ricordare la famosa frase: sii sempre attento a quello che desideri perchè potrebbe avverarsi!

Insomma, le caratteristiche per meritarsi una visione “Malefique” le possiede tutte: una sceneggiatura costruita su continue sorprese, un’atmosfera claustrofobica e sempre piu’ inquietante, fenomeni magici e raccapriccianti dosati con sapienza.

Accertata la sua bravura, esattamente come accaduto per il rabbioso Alexandre Aja di “Alta tensione” e per i talentuosi David Moreau e Xavier Palud di “Them“, indovinate che progetto è stato proposto dagli States a Monsieur Valette?

Un remake?

Ovviamente.

Quello di “The call” di Takashi “Agitator” Miike.

Mentre Aja ha già brillantemente ottenuto la sua marchetta con “Le colline hanno gli occhi” di Wes Craven, Moreau e Palud si dedicheranno a “The eye” dei fratelli Pang.

Certo, il climax del ridicolo è stato raggiunto da Hideo Nakata, che ha diretto il seguito di “The ring“, remake del suo “Ringu”.

Per non parlare degli inutili “Dark water” di Walter Salles o di “The pulse” di Jim Sonzero o del tanto lodato “The departed” di Martin Scorsese che rifa il verso a “Internal affairs“.

In attesa di vedere che cosa ha in mente Haneke per ridirigere in patria americana il suo “Funny games“.

Si vocifera da tempo che Hollywood, dopo averne acquistato i diritti (in un momento di follia, presumo), sia interessata ad un remake del capolavoro intoccabile di Park Chan-Wook, “Old Boy“.

Se mai si abbatterà nei cinema una tale sciagura, saro’ pronto a darmi fuoco sul Sunset Boulevard!

Studios, vi imploro: quando finirà questa spirale perversa?

Ecco perchè “Malefique” ha il diritto di ritagliarsi un’ora e mezza del nostro tempo: perchè finalmente è un prodotto originale ed autoriale, senza che queste parole risultino per una volta gratuitamente abusate.

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Questa voce è stata pubblicata il 18/10/2007 da in Flussi di incoscienza con tag , .

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