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Peace is for pussies

Seul contre tous (Stand alone)

seulcontretousfrbfr.jpgChi l’avrebbe mai detto che un provocatore nato come Gaspar Noé avesse realizzato nel 1998 un film intelligente, profondo, tematicamente duro e costruito in modo magistrale intorno ad un protagonista indimenticabile?

Per fornire due coordinate a coloro cui il nome del regista non ricorda nulla, Noé è il famigerato autore di “Irréversible“, pellicola tecnicamente notevole, ma contenutisticamente vuota e programmaticamente shoccante (e per questo noiosa) , divenuta oggetto di chiacchere scandalizzate per la violentissima (ed insostenibile per lunghezza) scena dello stupro cui era sadicamente sottoposta Monica Bellucci.

In rete è possibile reperire il video soft-porno della canzone “Protège moi” dei Placebo e lo spot hard-porno per una marca di preservativi (ambientato in un circo, ha come protagonisti un maschione con la maschera da minotauro di cui viene montato con effetto quasi stroboscopico il rapporto sessuale con una donna in abiti in non troppo vago odore di sadomaso).

Philippe Nahon, specializzato in ruoli disgustosi (“L’odio“, “Alta tensione“, “Irrèversible“, Calvaire), interpreta un macellaio francese, il cui padre comunista fu ucciso nei campi di concentramento e la cui madre l’ha abbandonato al suo destino di orfano in un collegio di preti violentatori.

Cresciuto carico di rabbia, e convinto che la Francia sia rimasta il paese corrotto e collaborazionista dei tempi della Repubblica di Vichy, ha come unica gioia la figlia Cynthia, oggetto di morbose fantasie, concepita con una ragazza che lo abbandonerà poco dopo la nascita della bambina, in una stanza dell’Hotel de l’Avenir.

Incarcerato dopo aver ucciso un uomo innocente, che riteneva avesse violentato la figlia, una volta uscito di prigione proverà a ricostruirsi una vita, relegando colpevolmente Cynthia ad un’esistenza fatta di mutismo all’interno di un istituto.

Intrattiene una relazione con una donna ricca, egocentrica, pedante e per nulla attraente con la quale andrà a convivere a Parigi insieme alla scialba e sciocca madre di lei, sperando che la compagna possa aiutarlo a finanziare la realizzazione del suo sogno di aprire una propria macelleria.

Così non avverrà, ed il rapporto degenererà fino allo scontro fisico: il macellaio durante un violento diverbio, prenderà ripetutamente a pugni il ventre gravido della donna, col preciso intento di procurarle un aborto.

Da quel momento riporterà nuovamente a zero il contatore della sua vita, gettandosi in un randagismo disperato e decostruendo la propria visione morale del mondo.

Il film è saturo di monologhi del protagonista che illustra la sua concezione nichilista della vita, intesa come vuoto totale, come un processo prevedibile e scontato di riproduzione e morte, ingabbiato in un progetto esistenziale borghese ed umiliante.

Amore, amicizia e famiglia non sono altro che parole prive di significato che indicano rapporti basati solo su calcoli personali, egoismi e questioni monetarie.

Il suo rancore si accrescerà durante una serie di incontri che frustreranno il suo desiderio di trovare un lavoro per sfuggire alla miseria ed alla fame, fino a trasformarsi in un desiderio di giustizialismo universale che colpisce gli smidollati borghesi, gli immigrati, gli omosessuali.

Le tematiche affrontate dal film sono tante: la solitudine in primis, ma anche le leggi della new economy ed il precariato, i rapporti distonici fra gli immigrati e la provincia francese.

Se non avessi scoperto solo dopo la visione di “Seul contre tous” che è stato prodotto diversi anni fa, avrei continuato a pensare che fosse uno dei migliori film su alcuni aspetti della società odierna.

Il macellaio, armato di pistola, elaborerà progetti di vendetta, mai attuati, contro tutti i coloro che lo abbiano maltrattato, deriso o non siano stati in grado di fornirgli un aiuto concreto per risollevarsi dalla sua situazione, in una sorta di versione europea di “Taxi Driver“.

Cresciuto nel purgatorio, non potrà che precipitare all’inferno.

Condurrà infine la figlia proprio nella camera d’hotel in cui fu concepita (alimentando così i suoi pensieri incestuosi) e lì deciderà di attuare il suo piano definitivo: uccidere Cynthia, per impedirle di vivere un’esistenza deplorevole e piena di vessazioni, per poi suicidarsi.

La fotografia è ineccepibile, carica di rossi sanguigni e giallo-liquame; effetti sonori e musica sono sistematicamente usati per vessare con ulteriori elementi di disturbo psicologico lo spettatore e scandire le fasi di caduta nel baratro del protagonista, e non mancano gli eccessi esibizionistici tipici di Noè, che non si limita ad inserire persino spezzoni di film porno.

Esempio eclatante è la comparsa sullo schermo di un avviso che ci concede 30 secondi per abbandonare la visione del film prima dello showdown.

Presa la decisione di affrontare lo shock, lo spettatore viene travolto dal turbinio di pensieri del macellaio.

Compiuto il gesto omicida, che condanna la figlia ad una morte lenta ed atroce, di cui non ci vengono risparmiati i dettagli, la mente del protagonista esplode in una miriade di pensieri contradditori, farneticanti, megalomani, fino all’asfissia per quanto sono dolorosi e toccano corde sensibili in ciascuno di noi, mentre la telecamera vortica sulla scena sanguinosa di fronte ai suoi occhi e ci anticipa il grand-guignol finale.

A questo punto si inserisce il piccolo colpo di genio della sceneggiatura.

L’orrore cui abbiamo partecipato e che ci ha turbato, non è altro, paradossalmente, che quella che avremmo considerato l’ovvia conclusione secondo una morale comune; ma ormai il macellaio oppone un diniego incontrovertibile al mondo e alle sue leggi, alla sua morale e alla sua giustizia.

La sequenza cui abbiamo assistito era solo la proiezione dei residui di un individuo che ormai non esiste più, dei suoi sensi di colpa indotti dal Sistema per i suoi fallimenti e per il suo destino al quale tanto ostinatamente ha cercato di apporre delle correzioni, senza aver mai ottenuto una concreta possibilità di farlo.

Disintegrato ogni pensiero (auto)distruttivo, deciderà di compiere finalmente solo ciò che desidera, che non gli è imposto da altri, e rinunciando a uccidere se stesso e Cynthia, per non concedere al Male una vittoria sul Bene, darà sfogo al suo amore per la figlia conscio e convinto che gli altri glielo vogliano vietare solo perchè non esiste nulla di tanto potente quanto quell’amore.

5 commenti su “Seul contre tous (Stand alone)

  1. joelle
    22/10/2007

    è incredibile quanto questo seul contre tous sia sincero, misurato, duro e lucido.specialmente se riesci a vederlo soltanto dopo irreversible.. solo contro tutti è davvero la forma OPPOSTA di irreversible, che dopo la visione mi ha lasciato in uno stato di grande frustrazione per la inoffensiva voglia di “trasgredire” che genera nello spettatore medio, affamato di stupri di celebri forme mediterranee e al quale bastano tre arditi movimenti di macchina per dichiararsi sconvolto.. “ve lo meritate, gaspar noe’!” ma non a caso: in italia, la cattolica, si può ben diffondere un film innocuo, e spesso ridicolo, come irreversible, spacciandolo per estremo; meglio far calare il silenzio su film come solo contro tutti, o per esempio, tanto per dirne uno, zona di guerra di tim roth

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  2. williamdollace
    23/10/2008

    E ora si attende Enter the Void!

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  3. Lenny Nero
    25/10/2008

    @williamdollace:

    mi sono informato su “Enter the void”, bisogna aspettare qualche mese.
    Le premesse sono orgasmiche.

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  4. williamdollace
    25/10/2008

    pare sarà a Cannes 2009…no?

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  5. Lenny Nero
    26/10/2008

    @williamdollace:

    così pare!!!

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Questa voce è stata pubblicata il 19/10/2007 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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