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Il fallimento dell’horror: Halloween / Saw 4 / 1408 / La terza madre

saw4_b.jpgE’ con vera tristezza che mi accingo a scrivere questo post per tentare, nel mio infimo, di fare il punto sulle più recenti produzioni cinematografiche horror.

Ho selezionato 4 esempi circondati da diversi livelli di hype, generati di volta in volta dalla critica, da fans appassionati, successi spropositati al botteghino e tagline roboanti.

I film scelti sono molto differenti fra loro, eppure decretano la stessa fine: quella del genere horror.

Da un punto di vista quantitativo l’horror è in auge ed ottiene pure un riscontro commerciale spesso inatteso; il problema è che il vero cultore del genere ne esce ogni volta mortificato, umiliato e pure deriso.

Ho scelto quindi 4 esempi che portano con sè i germi di ciò che sta nuocendo al genere:

l’ansia da remake, la serialità, i registi inetti.

HALLOWEEN di Rob Zombie

Categoria: remakerobzombiehellbillysticker.jpg

Rob Zombie è un artista che ammiro, o per lo meno per cui ho sempre simpatizzato, fin da quando si limitava a creare musica rumorosa, violenta, con fiere venature goth-trash che lo hanno reso un’icona pendente tra il ridicolo ed il maledetto.

All’improvviso stupisce tutti con la decisione di intraprendere la carriera di regista e partorisce il travagliato (per motivi di censura; si narra che una produttrice della Warner Bros. si sia messa a piangere dopo la visione del film. Saltata la dose di Litio?) “La casa dei mille corpi“.

casa1000corpi.jpgMescola sapientemente un’estetica à la “Assassini nati“, una trama che omaggia i più famosi serial killers e “Non aprite quella porta” di Tobe Hooper, creando un giocattolone tanto confuso, quanto divertente, grazie, incredibile dictu, ai personaggi della storia: una famiglia di cannibali anarchici tra cui spiccano l’irriverente clown Captain Spaulding (stupenda la sua maglietta con su scritto: “If I’d want to listen to an asshole…I’d fart!“), lo psicopatico Otis e la fugace presenza del Dottor Satana, sempre intento ad effettuare interventi a cervello scoperchiato.

Quello delle sue vittime ovviamente.

Ne realizza pure un seguito (“La casa del diavolo“) dimostrandosi un thedevilsrejects.jpgvalidissimo regista, pur cambiando completamente le carte in tavola: dalla claustrofobia del primo, si passa ad un’ambientazione on-the-road con fotografia vetero-anni ’70.

Qualcuno storce il naso, non considerandolo un vero film horror, altri acclamano la conferma della nascita di un nuovo regista di genere (e io mi accodo), che riesce persino a farci sorridere con il finto trailer per un film su donne licantroppo nelle SS all’interno del progetto “Grindhouse“.

In preda a megalomania, ad una specie di sindrome “solo io conosco bene l’horror e posso dirigerlo come Satana comanda”, accetta di imbarcarsi nel remake di “Halloween”, indimenticato thriller del genio (a film alterni) John Carpenter (del quale comunque continuo ad adorare mille volte di più il lisergico “Il seme della follia”).

Film epigono del genere slasher insieme ad altri, chiunque l’abbia visto all’epoca (risale al 1978!) si ricorda sicuramente i sudori freddi.

Forse per il fatto che lo vidi la prima volta in televisione quando avevo circa 5 anni (sì, i miei genitori hanno sempre assecondato questa mia passione per l’horror, innata fin da bambino, e per ora, checchè ne dica il professor Crepet, non ho ancora ucciso nessuno) lo ricordo ancora come un’esperienza traumatizzante.

Temerario confrontarsi con quel film, ma Rob Zombie ci ha provato.

Riscrive la sceneggiatura, dedica tutto il primo tempo all’infanzia di Mike Meyers, alza il bodycount esponenzialmente, richiama icone horror a recitare e coinvolge persino Malcom McDowell nel ruolo del dottor Loomis.

Sbaglia completamente centro.

In primis, non ha compreso assolutamente nulla del personaggio cardine del film.

Michael era il male assoluto, il nucleo di malvagità intrinseca pronto ad emergere persino dalla gabbia dorata della vita americana di quegli anni che preludevano all’epoca reaganiana.

Non c’erano trascorsi di tendenze psicotiche, non c’era bullismo a scuola, non c’era una famiglia disastrata con padre omofobo e madre spogliarellista (OMG, che luoghi comuni da rivista femminile!).

Michael era puro male, candido come un coltello pronto a immergersi nel corpo della sorella.

Eppure, paradossalmente, è proprio la prima parte del film che funziona, quando Rob Zombie dirige una sezione assolutamente personale, adottando uno stile molto realistico, decisamente efficace nei momenti di violenza feroce, e quasi documentaristico; e, come atteso, regalandoci già un discreto ettolitro di sangue (Michael fracassa a colpi di bastone il cranio di un compagno che lo vessava, sgozza anche il padre e massacra con una mazza da baseball il fidanzato della sorella).

I problemi piu’ gravi insorgono nella seconda parte: viene compresso in 40 minuti il suo precursore, reso illogico il comportamento di Michael ed assolutamente scialbo il personaggio della sorella minore (altro che Jamie Lee Curtis!), tirando vie le scene con uno stile fracassone, musica non scritta da Zombie, ma ancora piu’ acida, telecamera in preda a continui attacchi di epilessia.

Questo non è modernizzare od attualizzare, questo è compiere uno scempio e soprattutto un tradimento non per ottenere un risultato migliore, ma per montare un giocattolone, neanche troppo gore, che dimostra che il regista non ha attinto assolutamente dallo spirito dell’originale, ma solo dal suo ego.

La scena di stupro prima dell’evasione o i vari omicidi sono duri come ci si aspetta, ma che parallelo si può tracciare con il film di Carpenter, in cui non scorreva una goccia di sangue?

E quante volte le vittime accoltellate si trascinano per metri lungo i pavimenti?

E’ mai possibile che oltre a ricalcare pedissequamente le scene originali, si debba dimostrare pure una carenza di idee, palese e sconcertante, persino nella messa in scena della violenza che a tutti i costi si voleva inserire, quando non alza di una sola tacca il termometro della paura?

E per compiere un fallimento completo, che suona come “questo è il film definitivo su Michael Meyers“, si fa morire il nostro antieroe in una scena indegna persino del peggiore Die Hard.

saw4.jpgSAW 4 di Darren Lynn Bousman

Categoria: gore porn

Dopo l’exploit di “Saw – L’enigmista”, era inevitabile attendersi che nascesse una nuova serie.

Gli studios, ormai privi di persone in grado di generare idee originali, vivono su sequel, prequel e serialità varie.

Di per sè, il concetto non mi disturba, però è evidente che sono ben pochi i sequel degni di merito ed il franchise Saw non fa difetto alla regola.

Se il secondo episodio si salvava dal ludibrio pubblico grazie ad una sceneggiatura solida ed un ottimo twist finale, marchio della serie, con gli ultimi due episodi si rasenta il furto.

“Saw” ha inaugurato la nascita dei cosiddetti torture porn, ed in effetti supera in efferatezza qualsiasi filmetto di Eli Roth (e prego con tutto me stesso che la pur buona idea di “Hostel” non dia i natali ad altri aborti inutilmente pubblicizzati).

I problemi sono essenzialmente due: la ripetitività esasperante della struttura degli episodi (tortura-flashback-tortura-flasback-colpo di scena) e l’inettitudine del regista che denuncerei per lesa cinematografia.

Se pensate che Michael Bay esageri col numero di inquadrature per nanosecondo, forse non avete ancora visto “Saw III” .

La suspense non esiste, il ritmo è quello di un videoclip impazzito, le immagini rimangono impresse solo per l’alto tasso di violenza che, ipocritamente, viene demolita a causa di riprese stroboscopiche che rendono incomprensibile qualsivoglia evento.

La serie Saw è diventata con gli episodi III e IV una ridicola macchina macina-soldi diretta da un incapace che non sa nemmeno svolgere il suo compito base: shoccarci.

Ed a peggiorare la situazione è intervenuta la volontà di rendere l’uscita dei nuovi lavori un appuntamento fisso del giorno di Halloween, così sono stati messi in cantiere altri due episodi, fino ad un minacciato numero sei.

Il sospetto mi era già sorto guardando il terzo film: Amanda riceve una lettera misteriosa che la getta nella disperazione.

Non ci viene rivelato nulla sul contenuto e sull’autore.

Era un buco di sceneggiatura troppo clamoroso per non suonare sospetto ed infatti preciso come un orologio, quando tutti credevano che l’enigmista fosse morto (un sempre più patetico Tobin Bell, un vero signor nessuno), approda nelle sale questa quarta presa per i fondelli.

Riconfermati i difetti di cui sopra (ripetitività estenuante, assenza di ogni brivido, regia inesistente, montaggio autocensorio), pur elogiando l’inventiva delle torture, decisamente più raccapriccianti di quelle del terzo, e la scena iniziale di autopsia (che spazza via in pochi minuti interi episodi di X-files, C.S.I. e persino “Aftermath” di Nacho Cerda) non si può non irritarsi per una rivelazione finale creata solo per consentire altri seguiti.

Da una parte il film (assolutamente incomprensibile per chi non abbia visto o non si ricordi gli episodi precenti) riesce nel tentativo, anche con mille unghie sugli specchi, di raccontare gli eventi che hanno indotto Jigsaw a trasformarsi in un logorroico e moralista serial killer (quanta fatica devono aver profuso gli sceneggiatori per incastrare tutti i pezzi di un puzzle che sicuramente non esisteva già prima!), dall’altra ne appiattiscono ogni valenza etica rendendolo solo un becero e decerebrato vendicatore, privandolo di ogni possibile, e già scarna, universalità.

Così fu la serie che uccise se stessa.

E nell’aggiungere tasselli, soddisfacendo un po’ la nostra fame, si creano appositamente altri buchi colossali e si tace su episodi fondamentali (si scopre chi sia l’autore della lettera ad Amanda, ma ancora del contenuto non si apprende nulla).

La regia insipiente ed insipida di Bousman, inoltre, rende la sceneggiatura, mediamente ambiziosa nel suo intersecarsi di piani temporali, un totale casino, tanto che la maggior parte degli spettatori non capiscono la frode a loro danno posta all’inizio del film e rimangono sconcertati dal finale, sortendo, quindi, non un effetto sorpresa, ma una reazione a metà fra lo sbadiglio e la cefalea acuta.

Durante il film si accumulano così tanti personaggi nuovi, fuggevoli come presenza, e se ne richiamano tanti altri vecchi (alzi la mano chi ha capito che la prostituta che abborda Jigsaw, impedendogli di salvare la moglie da un’aggressione, è la stessa che rimane incastrata tra le lame nel secondo episodio), che seguire gli eventi mette a dura prova pazienza ed intelligenza, infine frustrate dalla comparsa di un nuovo apprendista.

Posso chiedere umilmente di smetterla con questo pasto riscaldato già troppe volte?

1408 di Mikael Hafstrom1408.jpg

Categoria: ghost story

Punto primo.

Qualcuno sentiva davvero il bisogno dell’ennesima trasposizione cinematografica dell’ennesimo scarabocchio di Stephen King, definito sul cartellone come terrificante?

Perchè dilatare un raccontino breve contenuto in “On writing” creando più buchi nella sceneggiatura che in un pezzo di Leerdammer?

Il risultato è prevedibile: prima mezz’ora assolutamente inutile.

Non crea atmosfera, non crea tensione, tutto è troppo patinato e mainstream per far sorgere il sospetto che il film (basato in modo ridicolo su un canovaccio che parla di uno scrittore fallito che per vivere scrive libri sugli hotel infestati da fantasmi) possa incuterci paura anche per un solo secondo.

Questo è l’esempio di film che ammazza il genere affogandolo in una marea di effetti speciali (già visti milioni di altre volte, per quanto ottimi) ed in un familismo tutto americano che oltrepassa il patetico ad ogni scena.

Sono ben lontani i tempi di “Non aprite quella porta” in cui la famiglia era una sorta di piccola casta generatrice di morte!

Superato l’inutile primo tempo con in corpo una cospicua dose di caffeina, ci si sforza di farsi trascinare da un’esperienza che mi ha ricordato il tunnel degli orrori di infantile memoria.

Crepe nei muri che sanguinano (sic!), quadri che si animano, intemperie atmosferiche di ogni tipo, apparizioni di fantasmi suicidi o minacciosi and so on, senza alcuna logica, senso o benchè minimo climax: puro esibizionismo che per altro non offre ai nostri occhi niente nè di interessante nè cui appassionarsi.

La fotografia, per quanto cool, è ottima; il regista muove abilmente la camera e sa giocare col montaggio.

Tuttavia con una sceneggiatura inesistente, priva di brividi, che a metà vira verso la pateticità (ed ecco la solita bambina morta che riappare di fronte agli occhi lucidi del padre ormai sull’orlo della follia), che mai avrebbe potuto realizzare lo sfortunato che si è ritrovato a rimpolpare il vuoto più assoluto con FX a tutto spiano ed il classico colpo dolby quando meno te lo aspetti?

La storia è talmente eterea che ad un certo punto risulta chiaro che non si è più saputo in quali territori condurla (per non disquisire del colpo di scena piu’ telefonato della storia del cinema) e crea talmente tanti di quei non-sense nella trama e nell’evoluzione psicologica dei personaggi che, stremati, si desiste e si assiste passivamente.

Verso l’horror? Verso il dramma familiare? Verso un mix insulso dei due generi?

Il risultato è un pastrocchio, pur premiato da ottimi incassi, che delude sicuramente i fans di King e dell’horror in generale, puo’ piacere solo a chi trova già traumatizzante vedere una bambina che cammina a piedi scalzi e sporchi di sangue ed annoia terribilmente.

Un giocattolone vuoto e l’ennesimo tentativo di rendere digeribile a tutti un genere che ormai auspico rimanga di nicchia.

laterzamadre.jpgLA TERZA MADRE  di Dario Argento

Categoria: sequel

Tanto atteso, c’è chi spergiura di averlo sognato per 25 anni, questo film è solo una bieca operazione commerciale, che fallirà miseramente.

Nutro un affetto spasmodico per Argento, per me incarnava l’horror e ha realizzato dei capolavori indiscussi che hanno attraversato i generi.

Quello che mi ha sempre strabiliato, era l’avere in casa nostra, che partorisce paccottiglia mucciniana e vanziniana, un vero maestro di cinema, un innovatore, un visionario, uno che ad ogni inquadratura riusciva a sorprenderti con qualche trovata come solo un Hitchcock in stato anfetaminico avrebbe potuto.

Argento straparla di un progetto iniziale sulle tre madri (chissà perchè mai nominato dai tempi di “Inferno”) e di telefonate del padre morto che lo hanno indotto finalmente a portare a termine questa supposta trilogia.

Buona strategia di marketing che si scontra con un risultato che è sconcertante.

Dato che non ho davvero le forze per accanirmi su un cadavere, vi rimando alla pungente e puntuale recensione di Elvezio Sciallis, che elenca in modo obiettivo le ragioni per cui questo film sarebbe stato meglio che non vedesse mai la luce.

Pare incredibile scriverlo, ma proprio Argento appartiene ormai alla schiera di coloro che hanno devastato il genere horror in questi anni.

Dalla moda dei teen-chiller à la “Scream”, ai remake dei fasti anni ’80 o di film orientali fino ad un susseguirsi di aborti diretti a mani legate ed occhi accecati, c’è di che disperarsi se persino il Maestro non è più in grado di imparare nulla nemmeno da se stesso.

La perizia tecnica, le scelte visionarie in campo scenografico e fotografico (ed è inutile che dichiari che i colori di “Suspiria” le pellicole di oggi non li consentirebbero più con tutti i mezzi di post-produzione disponibili persino a qualsiasi geek), il coraggio di osare sono tutti dissolti in un’operazione visivamente inguardabile e sciatta come una qualsiasi fiction, degradata da una recitazione per la quale non si possono formulare commenti adatti (Asia Argento: perchè?) ed una sceneggiatura scritta da ben 5 persone che non credo sia stata disattesa solo per motivi di budget, perchè è impensabile che 5 menti abbiano redatto un testo così esile, corredato di dialoghi inascoltabili.

Ci sono mille altri motivi per spiegare come mai questo film sembri una parodia involontaria, ma li tralascio per rispetto al passato (non troppo recente) del regista.

Confido che gli spettatori, una volta esasperati dalla pressapochezza dei registi e da produzioni fedifraghe, abbiano l’intuito sufficiente per boicottare in massa le prossime produzioni che anche solo lontanamente emanino il puzzo dell’inganno, del già visto e dell’infimo, perchè altrimenti possiamo decretare che l’horror è ormai in mano ad un branco di serial killer del genere.

14 commenti su “Il fallimento dell’horror: Halloween / Saw 4 / 1408 / La terza madre

  1. Loki
    04/11/2007

    Mamma miaaaaaa che caustici!!!! Dimmi una cosa, sinceramente: cosa ti aspettavi di preciso da “La Terza Madre”? E cercate di essere meno evasivi. Ho letto molte recensioni (ahimè 80%negative) e non ho potuto fare a meno di notare che la cosa che si rinfaccia al regista è per lo più di “non essere più quello di una volta”. Nulla di più superficiale ed evasivo.
    Ritengo che la critica (come ho avuto modo di leggere su quotidiani, blog e televisione) sia oggigiorno solamente un branco di cani rabbiosi, sguinzagliati per sputare sentenze senza una minima cognizione di base su cinematografia, musica e arte in genere. Come dire che oggi giorno ognuno nasce critico. Ma invece di fermarvi alla superficie del film, perchè non avete indagato più da vicino le tecniche usate? Non avete messo in conto le difficoltà che ci vogliono a registrare determinate scene in luoghi pubblici? Non ci pensate che i dialoghi sciatti possono essere stati studiati a tavolino per essere più vicini alla realtà? Non venitemi a dire che girando per strada la gente si sente colloquiare in alto italiano, di quelli ampollosi e letterari!!!
    Non so, secondo me più che fermarsi alle statistiche dei botteghini e alle critiche dei film precedenti, un critico serio dovrebbe indagare meglio il personaggio che ha creato l’oggetto di critica. Non serve a nulla “perdonare al regista molti misfatti in ragione dei capolavori passati” (citazione più o meno fedele che sia, il succo è quello): li ritieni capolavori perchè li hai visti e la critica dell’epoca li ha ritenuti tali. Ma tu? Hai guardato il film nei suoi particolari? I critici di oggi non hanno più quell’animo dell’appassionato greco che sovente rivedeva più volte la stessa opera teatrale per captarne, di replica in replica, particolari che sfuggono ad una prima visione.
    La mia non è una difesa a spada tratta nei confronti di Dario Argento: si sa che alcuni capolavori non si possono replicare e questo vale per tutti gli artisti. La mia è una critica alla critica.
    Con questo, invito i signori critici a indagare meglio un film ed il suo regista. Senza fermarsi sui risultati dei botteghini. Senza fermarsi sulle comode convinzioni del tipo “ormai è scaduto”, “non vale una mazza come attrice” o altro… Provateci, è il vostro mestiere. Per fare bene le cose ci vuole il tempo giusto. Non bastano 120 minuti di visione. Quello è solo il risultato di mesi di lavoro.

    E……..
    Carissimo Willy…
    Ti spenno!!!😛

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  2. Lenny Nero
    04/11/2007

    Carissimo Loki,

    1) hai visto il film?

    2) anche se fosse la sua opera prima, il risultato è un film che fallisce sotto ogni punto di vista

    3) ovvio che visto che Dario si è prodigato nel venderci il suo prodotto come il terzo elemento di una trilogia si venga indotti a fare un confronto.
    Il confronto è impietoso.

    4) Mesi di lavoro?
    Quale lavoro?
    Questa sciatteria?

    Dear, spennami pure, ma scrivimi obiettivamente che cosa ci sia da salvare in questo film.
    Io non credevo a nessuno dei miei 5 sensi.
    Nessun pregiudizio.
    Il film lo si è aspettato con ansia, amore, devozione, trepidazione e anche buona disposizione a non aspettarsi un capolavoro, ma almeno un film dignitoso.
    Invece la debacle piu’ totale.
    Oltre il totale.
    Come hai visto mi sono lasciato andare a commenti negativi, ma ho preferito delegare le parole altrui, per altro di una persona che ama il genere e ne è esperta, proprio per non infierire.
    Perchè ci sono talmente tante ragioni per parlarne male che pensare che sia tutto uno scherzo è la spiegazione piu’ plausibile.
    Non capisco che cosa implichi indagare meglio il personaggio.
    Di Dario conosciamo tutto, vita, morte, opere e miracoli.
    Non sono giudizi basati sul nulla, ma su un rapporto ormai decennale!

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  3. Sergejpinka
    21/11/2007

    Quoto:
    “sì, i miei genitori hanno sempre assecondato questa mia passione per l’horror, innata fin da bambino, e per ora, checchè ne dica il professor Crepet,”

    …sei un grande! mi hai fatto morire dal ridere!

    Perchè non ti cimenti nella stesura di barzelette horror? …con Crepet personaggio principale sarebbero perfette!

    Non aprite quella porta. Dietro c’è Crepet.

    La cosa. Il Crepet.

    La casa dei 1000 Crepet.

    Sawcrepet. Frase mitica: leggi un mio libro o muori, a te la scelta.

    Ciao.🙂

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  4. Lenny Nero
    21/11/2007

    Sceglierei di morire!🙂

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  5. Dario
    17/05/2008

    Io sono un grande fan della serie di Saw e sebbene io mi trovi d’accordo con te su alcuni punti (la scarsa qualità e suspence del terzo e del quarto episodio rispetto ai primi due, il buco di trama riguardante il contenuto della lettera ad Amanda Young) devo però dissentire per quanto riguarda il personaggio di John Kramer\Jigsaw (interpretato da un, a mio parere, magistrale Tobin Bell) poichè lo ritengo un personaggio di grande spessore (e carisma, anche se dal secondo in poi questo aspetto è andato un pò scemando). Nella sua inquietante follia è possibile tuttavia ricavare una vena di spaventosa razionalità (vedi il discorso fatto a Cecyl), il che lo avvicina a molti altri cine-psicopatici presunti tali come ad esempio il dottor Hannibal Lecter. Trovo un espediente perfettamente riuscito il rivangare nel passato di John ed analizzare i fattori che lo hanno spinto a diventare Jigsaw, oltre alla diagnosi di un cancro inoperabile. Sebbene gli ultimi due capitoli siano pesantemente espliciti (ma in fondo credo che si tratti di un cambio di rotta della cinematografia verso diversi target improntati su un esasperante realismo rispetto al passato, vedi ad esempio il gore di CSI) ciò che apprezzo di più nella saga di Saw è la geniale (anche se a volte poco riuscita e troppo artificiosa, ma in fondo si tratta di un film) continuità che hanno tutti gli episodi, come un puzzle che man mano lo spettatore ricompone attentamente (ogni volta che rivedo spezzoni di uno dei quattro film e ci ragiono su scopro nuovi particolari ed una trama intricata non può che essere un punto a favore della saga). Se così non fosse stato ci saremmo ritrovati di fronte ad un nuovo Nightmare, con capitoli scollegati tra loro e con la sensazione che si voglia imporre a tutti i costi il solito personaggio senza aggiungere altri ingranaggi alla macchina. Per quanto riguarda i buchi di trama e i particolari oscuri, confido molto nei prossimi capitoli… in fondo ogni pezzo incomprensibile del mosaico è stato poi svelato pazientemente nei seguiti (vedi il coinvolgimento di Amanda, la preparazione della prova del bagno in Saw I, il rapimento di Lynn Denlon ecc.) per cui penso che saranno chiarite questioni quali il contenuto della lettera ad Amanda e la sorte della figlia di Jeff. Dunque io non mi esprimerei in maniera così dura nei confronti di Saw 4; è risaputo che in genere i sequel non sono mai all’altezza dell’originale, ma se si provasse a vedere Saw come un’unica grande pellicola fatta di tanti pezzi (e, per quanto riguarda il torture porn, rispecchiante una nuova frontiera dell’horror, considerabile bene o male) penso lo si apprezzerebbe di più.
    P.S. Io avevo capito immediatamente che la prostituta che si avvicina a John in macchina era la nostra Addison del secondo capitolo. Basta solo stare molto attenti e riflettere sulle cose.

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  6. Lenny Nero
    26/05/2008

    @Dario:

    quello che a me disturba della serie, al di là dei pregi evidenziati da te, è comunque in ultimo un fattore estetico-ipocrita che non reggo piu’ dal terzo episodio.
    Saw IV in mano ad altro regista forse avrebbe potuto essere anche un buon sequel, ma in mano a quel cane, che spara-flash ogni scena di violenza, nonostante il tasso gore sia sempre piu’ alto e morboso, risulta essere un prodotto irritante.
    Se vogliono osare, osino fino in fondo.
    Anche se mi sovviene il dubbio che di base ci sia solo un’incapacità del regista a costruire e riprendere le scene.
    Guardare gli ultimi due episodi della serie è piu’ fastidioso che farsi di funghetti allucinogeni, inoltre il centellinamento di rivelazioni sta rendendo la serie solo un serial tv al pari di Lost, solo che invece di sei serie avremo sei filmetti mediocri.
    Ho ben altra concezione del cinema, prima di tutto del cinema horror e della sua estetica.
    Saw ormai è solo un franchising che dopo gli epilettici è diventato nocivo per chiunque voglia DAVVERO essere shoccato-spaventato-intrigato-sorpreso.
    A me personalmente Saw IV è parso di una noia deleteria, un rimestare negli stessi episodi solo per allungare ulteriormente una storia ormai asfittica.
    E poi davvero, quelle scene tutte flash e dissolvenze sono quanto di peggio si possa ideare.

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  7. ZittinaElis@
    07/07/2008

    Concordo su tutto.

    Riprendiamoci la SUSPENCE

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  8. marco
    09/07/2008

    Qualcuno mi spieghi che fine ha fatto il medico che si è amputato la gamba nella prima serie?
    Qulcuno rispondera’ si vede nella seconda serie che fine ha fatto… E invece no.. si vede il piede e non lui… che in teoria doveva essere fuggito sanguinante…
    In saw 4 invece, come hanno fatto a fare l’autopsia a jgsaw se, si vede che era rimasto dentro la stanza chiuso dall’esterno dal nuovo maniaco, con l’agente del’FBI…
    mi sta venendo una cefalea…

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  9. Lenny Nero
    09/07/2008

    @Marco:

    se ben ricordo c’è una scena in cui si capisce che il dottore viene sorpreso durante la sua fuga da Amanda e non riesce neanche ad uscire dalla prigione.

    Per quanto riguarda la seconda domanda, Saw IV si svolge parallelamente alle vicende del terzo.
    Jigsaw viene proprio ritrovato dall’agente che poi è in realtà il suo nuovo pupillo e che nel frattempo ha ucciso tutti i suoi compagni poliziotti.

    Comunque non ti porre troppi problemi: è evidente che stanno ormai raschiando il fondo per portare avanti una storia ormai esaurita col secondo e senza timore di creare più buchi che coerenza narrativa.

    In fondo i film della serie Saw non li si guarda certo per la storia.
    Peccato che tante raffinatezze sadiche siano dirette in modo indegno.
    Dovrebbero mettere un avviso: “Attenzione: crisi epilettica compresa nel biglietto”.

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  10. marco
    11/07/2008

    dovrei guardare a giorni Murder.Set.Pieces.. qualcuno l’ha visto? vale la pena o è qualche stronzata tipo captivity?

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  11. lol
    02/10/2008

    dire che saw è il fallimento dell’horror è come dire che marx è il trionfo del capitalismo. sei fuori strada.

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  12. Lenny Nero
    02/10/2008

    Dear lol, se leggi bene non mi riferisco al primo Saw, ma ai seguiti. Sicuro sicuro sicuro che la tua affermazione si possa applicare al terzo e al quarto episodio?
    Per fortuna per il quinto il regista è cambiato.

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  13. Articioch
    21/11/2009

    riguardo a Halloween di Rob Zombi, è indubbiamente una pellicola inferiore all’originale, ma quale remake non lo è? Ciò detto, trovo che in Halloween the beginning Rob riesca a suggerire, a rendere quasi palpabile con mano, la violenza brutale della quale è pervasa l’opera , specialmente l’omicidio del ragazzo della sorella, che ricorda un po’ l’uccisione di Kirk in Non aprite quella porta.
    Fra l’altro, siccome sono un appassionato della saga, ho tradotto in italiano le sceneggiature originali di Halloween (1978), Halloween 6 e quest’ultimo Halloween the beginning

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  14. Ian
    24/04/2010

    Scrivo con un pò di ritardo, lo so, ma, nonostante sia d’ accordo su molti punti del tuo articolo, alcune cose non le vedo particolarmente esatte; e partiamo con ordine.

    Halloween: The Beginning

    E’ vero ciò che dici, che la figura di Michael Myers è stata completamente stravolta nel remake di Zombie, ma c’ è da precisare che lui ha sin da subito affermato che questa pellicola sarebbe stata esclusivamente una sua “visione” del serial killer da tutti amato, quindi non credo sia il caso di prenderla in considerazione e trucidarla in questo modo… Intendo dire che in ogni caso il film, pur non rasentando la perfezione, a suo modo funziona (eccetto il finale, per il quale mi trovi completamente d’ accordo… Senza parlare del fatto che l’ “umanità” di Myers nel secondo capitolo di Zombie viene completamente stravolta), quindi non credo sia da smontare in tutti i suoi punti. Ma fondamentalmente hai il mio appoggio su un’ errata visione del suddetto killer, anche se da parte mia non è da criticare per via della premessa citata.

    Saw:

    Saw è quel tipo di marketing che io definisco “rincoglionente”, ovvero un prodotto che viene confezionato a seconda di come desidera lo spettatore medio (in questo caso l’ adolescente che cerca un pò di sangue). Ma infondo oggi come oggi dappertutto funziona così: se è pur vero che il primo Saw (il secondo non mi è piaciuto) era intriso di una genialità davvero esilarante, ed uno script di alto livello, seppur scritto da una mano debuttante, gli altri si reggono solo sullo splatter, e sono sicuro che ce ne sarà sempre di più. Per quanto con il quarto capitolo ci abbiano provato, Saw ha ormai perso quel fascino thriller su cui si reggeva il primo capitolo, quindi puntano tutto sulle nuove torture e premendo l’ acceleratore sul gore, lasciando in secondo piano ciò che teoricamente sarebbe più importante: la storia. Quindi hai ragione: ma purtroppo Saw (così come facebook ed i programmi della De Filippi) non hanno nulla di interessante, anzi, ma sono talmente “furbi” da riuscire ad attirare il pubblico più superficiale, e quindi non può morire. In ogni caso non sono affatto d’ accordo sulla stroncatura da parte tua nei confronti del mitico Bell, che a parer mio è l’ unico vero Jisaw… Una sola cosa: davvero l’ autopsia di Jisaw ti è sembrata più disturbante di quella di Aftermath? Boh, io durante la visione di Aftermath (che reputo più disturbante anche di August underground’s mordum) stavo con il secchio di fianco, mentre l’ autopsia in Saw 4 non mi ha fatto alcun effetto…

    1408:

    Qui fermati un attimo. E’ vero che il film in questione non ha particolari tocchi di classe da poter essere ricordato come una delle colonne portanti del new horror (e quale film lo è?), ma relativamente alle ciofeche che oggi ci vengono commissionate il suo fascino lo possiede, e su questo non v’ è dubbio alcuno. Inoltre, Cusack e Jackson fanno il loro lavoro piuttosto bene, e pur non incutendo particolare paura la storia in sé è abbastanza coinvolgente. Poi è un parere personale…

    La terza madre:

    Ebbene, qui non hai alcun torto. Ci tengo a lasciare una risposta a Loki, che sicuramente non la leggerà, ma vabbè. Il film non è stato stroncato solo perché di Dario Argento o perché è il terzo capitolo della fantomatica trilogia delle madri (che poi tanto trilogia non è), ma semplicemente perché è un film che non funziona. Passino le calate romanacce, passi la recitazione per lo più pessima, passi la scimmietta incazzata che può benissimo essere una citazione degli antichi riti wodoo come ho letto da qualche parte, ma c’ è troppo da criticare negativamente per poter far passare il film anche come “decente”, e vado ad elencare:

    1) lo script è orribile, i dialoghi abbastanza inutili e alcune scene davvero comiche

    2) la regia spesso perde di qualità (vedasi la ripresa dalla lente dell’ occhio del professore – non ricordo il nome)

    3) ci sono enormi errori di girato (ad esempio la madre che getta il suo bambino nel tevere, che quando questi cade, battendo contro il ponte gli si stacca una gamba mostrando palesemente di essere un bambolotto)

    4) il finale è davvero sconcertante, non tanto per la sonora risata dei due protagonisti, quanto per la stupidità e la frettolosità con cui è stata uccisa la “più terribile delle tre madri”…

    5) come già detto, le scene risibili, e qui sarebbe da commentare quasi tutto il film (il giovane guardiano della villa delle streghe nel momento in cui si arrabbia con il barbone, i riti magici di Mater Lacrimarum, l’ arrivo delle streghe a Fiumicino, il panico che rapisce Sara nell’ inseguimento con la scimmietta, i fantasmi visti nella cipria, il “difficile” enigma per entrare nel covo segreto delle streghe, e potrei continuare ancora)…

    Nel film sono “argentiani” i primi dieci minuti, fino all’ assassinio della collega di Sara, ma il resto è tutto uno scemare verso il ridicolo e l’ involontariamente comico…

    Io non sono come l’ autore di questo blog che come tutta la critica stronca ogni lavoro perché non riconosciuto universalmente tale (ed è valido anche il contrario), difatti PER ME Argento ha iniziato a perdere colpi solo DOPO Il cartaio, che non mi è affatto dispiaciuto, così come tutti i precedenti (forse un pò meno La sindrome di Sthendal).

    Infine, autore del blog, vedo che ti piace citare “Non aprite quella porta”. Ebbene, dopo vari elogi al film ho deciso di visionarlo: è davvero un capolavoro? Boh, per me è buon prodotto underground, ma definirlo il capolavoro di Tobe Hooper lo trovo alquanto esagerato… Poi saranno gusti…

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