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Peace is for pussies

Right at your door

right_at_your_door.jpgDiretto da un esordiente, budget da questua parrocchiale, un’idea di fondo che sfrutta maliziosamente la mentalità paranoide post 9/11 (l’incubo della guerra batteriologica) e ripercorre strade già tracciate da altri film derivati dal catastrofico progenitore “The day after” (sfido chiunque lo vide all’epoca a spergiurare che non ebbe incubi per almeno i tre giorni successivi).

Pochi gli elementi che potessero far sperare nel capolavoro, e “Right at your door” non lo è; tuttavia questo sadico film funziona, nonostante l’obbligato aspetto amatoriale, e dopo la sua visione ogni tanto vi affaccerete alla finestra durante questo inverno per assicurarvi che i natalizi fiocchi di neve che cadono sulla città non siano cenere tossica, letale, corrosiva and so on.

Tenete le dita incrociate ed i bronchi ben chiusi.

Location: Los Angeles

Protagonisti: Brad e Lexi, ennesima coppia di giovani sposi destinati alla morte.

Negli ultimi due anni questo topos è un vero must.

Negli anni ’80 le vittime, in particolare nei film horror, erano per lo più adolescenti in calore.

Oggigiorno le coppie si sposano tardi, si divorziano in un lampo e non generano figli da affidare alle mannaie del Jason Vooris di turno.

Non resta che massacrare loro.

Al di là della becera ironia, sono numerosi i film in cui l’elemento fragile non è piu’ il singolo individuo, metafora di una generazione in qualche caso, ma la coppia, in cui due persone unite insieme non creano un centro di forza, ma un buco nero che attrae tensioni e drammi (esempio piu’ recente: “28 settimane dopo“)

Se vent’anni fa la coppia era il luogo dell’amore da difendere a spada tratta contro ogni minaccia esterna, ora nei film le coppie si sfaldano, si destrutturano come meduse gettate su un muretto assolato e agevolano il lavoro dei mali esterni.

Le coppie sono in crisi, lo starnazza sempre anche Benedetto XVI, quello che suona Beethoven al pianoforte con un pastore tedesco fra le gambe (n.d. Daniele Luttazzi).

Non potrei mai contraddirlo.

Elemento forte, economicamente parlando, è in questo caso Lexi, piu’ intraprendente e vitale del disoccupato, e un po’ scialbo, Brad.

La casa è ancora in via di completamento, la loro situazione precaria, possiedono solo un vecchio stereo e puo’ bastare un alito di vento per far precipitare ogni cosa.

Se non fosse che si abbatte su di loro qualcosa di molto piu’ disastroso.

I primi 5 minuti del film sono un banale spaccato di vita quotidiana prima della deflagrazione.

Seguono ottimi titoli di testa (i migliori visti quest’anno insieme a quelli di “Vacancy“, che sono una rivisitazione moderna di quelli di “Psycho“) in cui i vari nomi si vanno collocare lungo le strade della cittadina.

Siamo nell’ambito della normalità piu’ assoluta, incrinata dall’esplosione improvvisa di numerose dirty bombs che rilasciano nell’aria una sostanza tossica non meglio identificata.

Fin’ora il caso piu’ clamoroso di un attacco simile fu quello scatenato nella metropolitana di Tokyo con il gas nervino Sarin (si inizia a tossire violentemente, il corpo è in preda a spasmi sempre piu’ violenti fino a che la colonna vertebrale si spezza e vengono vomitate persino le proprie budella. Solo una trasmissione della De Filippi potrebbe sortire effetti piu’ potenti, quali l’espulsione dell’anima).

Lexi rimane intrappolata in città.

Brad nella sua casa.

Quest’ultimo seguirà in modo pedissequo, fino all’ottusità, le indicazioni provenienti dalla trasmissioni radio, con una fiducia quasi manichea nelle autorità, quella fiducia passiva tipica di chi preferisce non pensare, che è esattamente ciò che sceglierebbero di fare in molti di fronte ad una situazione di emergenza.

E cittadini che non pensano sono il sogno di ogni governo con aspirazioni totalitarie a cui in fondo il terrorismo, specie se psicologico (si parla da anni della possibilità di attacchi batteriologici, ma fin’ora gli unici ad avere usato armi non convenzionali quali gas nervini e fosforo bianco sono stati gli yankees), giova, eccome.

It’s the same old story, fin dai tempi della Guerra Fredda.

Brad, fulgido esempio di remissivo cittadino modello, sconvolto dalla notizia cercherà invano di recarsi in città per salvare la moglie, mentre Los Angelese è avvolta dal fumo ed ogni via di accesso è bloccata.

Seguite le direttive dall’alto, si barrica in caso sigillando ermeticamente ogni porta e finestra; ma Lexi in qualche modo riuscirà a tornare e si presenterà proprio sulla sua porta.

La sequenza successiva ha un’intensità drammatica notevole, in particolare se si prova a pensare: e se per salvare me stesso dovessi sacrificare la persona che amo?

L’amore provato dai due si scontra con le loro paure: la paura di morire di Lexi e la paura di essere contaminato di Brad (che piagnucola e non trova un valido argomento per convincere la moglie a restare al di là delle mura, se non che così han detto le autorità e che i soccorsi sono imminenti; il solito atteggiamento fideistico che prelude a qualche cocente delusione, che puntualmente arriverà come un macigno).

Da quel momento in poi il film perde un po’ di tensione; d’altronde non era facile girare un film in un unico ambiente, con pochi esterni, e ben pochi effetti speciali con cui ipnotizzare un pubblico sempre piu’ stolto e poco concentrato, ma si mantiene un ritmo deciso fino al twist finale, un po’ artificioso e forzato, non si discute, tuttavia lo ritengo logico ed in linea con l’ideologia alla base del film e (benchè non risulti del tutto plausibile) di indubbio impatto emotivo, a suggellare l’autodistruzione definitiva della coppia, nonchè di ogni certezza possibile.

I cittadini sono in balia del caos assoluto e non possono credere a niente e a nessuno, neppure ai loro cari, privati di ogni possibilità di costruirsi una propria opinione, di riuscire ad analizzare (vedere) la realtà e prendere di conseguenze delle decisioni ponderate.

Per citare uno dei personaggi: “Non siamo noi a decidere“.

E’ molto efficace l’idea di far arretrare sempre piu’ Brad all’interno della casa, per consentire a Lexi di acquisire posizioni, mentre il marito costruisce fragili barriere di nylon tra lui ed il mondo.

Da una parte sembra di assistere ad una partita a scacchi tra i due, dall’altra si rappresenta simbolicamente l’annullamento progressivo della figura di Brad, un regressione verso il nulla, a cui concorrono il proprio atteggiamento mascherato da razionalità, la moglie stessa (che si rivelerà involontaria carnefice) ed infine il governo, che invece di svolgere la funzione di deus-ex-machina, si assumerà il freddo (e ben piu’ adatto) ruolo di boia.

Non mi sentirei mai di dirvi di correre nelle sale a vederlo.

Purtroppo l’aspetto è spesso amatoriale, nonostante l’ottima fotografia e sprazzi di immagini da incubo, e per quelli come me che amano essere ipnotizzati da invenzioni visive e di regia questo è sempre un minus.

Nonostante ciò, una visione la merita sicuramente, se non per altro perchè è un’opera prima promettente di un regista che con tre carte in mano riesce a tener banco (e a noi per le palle) per tutto il tempo.

Sempre se il film arriverà in qualche forma in Italia (il direct-to-video, persino per capolavori o cult è sempre piu’ in voga); ormai per riuscire ad assistere a lavori interessanti senza troppa fatica bisognerebbe emigrare, fare i raminghi per i festival, avere una potente carta di credito da dilapidare su Play.com, ma sicuramente non affidarsi ai circuiti nazionali che non distribuiscono decine di film che all’estero hanno suscitato consensi, interesse, clamore, e che se nominati, in preda ad un cocktail di troppo, all’amico di turno inducono il tuo uditore a sfoderare la stessa faccia che avrebbe un medico che si accinge a sottoporti ad un trattamento sanitario obbligatorio.

Miserie culturali dell’Italia.

Il dramma è che ne esistono di peggiori.

Vi rimando a due professionalissimi post di Elvezio Sciallis: in uno recensisce “Right at your door“, nel secondo opera una lettura critica comparata di questo film insieme ad altri di recente produzione in cui si rinvengono temi comuni, in particolare un nuovo modo di rappresentare la coppia e le rinnovate dinamiche tra i ruoli maschili e femminili.

2 commenti su “Right at your door

  1. elvezio
    10/11/2007

    In cambio dei link (e dell’ottima recensione) oltre a un sentito grazie ho pensato di mandarti due o tre dirty bombs, tieni d’occhio il postino nei prossimi giorni!
    😉

    Mi piace

  2. Lenny Nero
    10/11/2007

    Era doveroso linkare i tuoi commenti al film e a certe tematiche.
    Se uno lo sa fare con perizia e cognizione di causa, mi fa piacere indirizzare i miei 15 lettori a post intelligenti (molto piu’ intelligenti di quelli di critici da carta stampata. Ormai non so piu’ che riviste acquistare!).

    Non che i blog siano una fucina di post intelligenti, ma in giro ci sono ottimi siti bollati come fandom che io francamente reputo molto piu’ professionali.

    Forse perchè in quei testi ci si mette anche una passione genuina.

    Le tue dirty bombs mi inquietano.
    Come minimo ne usciranno tanti piccoli Cthulhu pronti a stritolarmi tra i loro tentacoli e smaterializzarmi nel netherworld!

    Please, stop, please!🙂

    Per fortuna ho il citofono rotto…

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 10/11/2007 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , , .

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