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Peace is for pussies

La promessa dell’assassino (Eastern promises)

ep.jpgIl prodigioso David Cronenberg ritorna spietato e lucido sfoderando uno dei suoi film migliori in assoluto.

Abbandonati gli eccessi truculenti, visionari e meta-carnali con il sottovalutato (eppur splendido) “M. Butterfly“, ha proseguito il suo percorso inseguendo uno stile piu’ ripulito e autoriale (non per questo mainstream, anche se piu’ facilmente assimilabile da chiunque) prima con “A history of violence” ed infine con il suo ultimo “La promessa dell’assassino“.

Lasciatisi alle spalle persino le astrazioni visive e concettuali dei due film sopracitati, si appoggia su una solida storia drammatica per costruire un film di meticolosa perfezione con pochi peccati veniali e che lascia con quella rara sensazione da brivido di aver ricevuto l’onore di assistere ad un capolavoro.

Esattamente come nelle prove precedenti, piu’ esangui rispetto al suo standard ad alto tasso di frattaglie umane, i temi viscerali del regista sono solo riproposti in modo differente.

Nessuno ha mai avuto obiezioni sull’evidente talento di Cronenberg, ma molti se ne tengono alla larga perchè troppo disturbante.

Ricordo ancora che Irene Bignardi dalle pagine de La Repubblica chiese pubblicamente di organizzare un club anti-Cronenberg dopo essere rimasta sconvolta dalla visione di “Brood“, avvenuta proprio mentre in corso la sua gravidanza!

Si rassegni: è in programmazione un remake!

E auguro alla pregevolissima critica (non condividevo una sua opinione, ma scriveva da dio) di vivere una felice menopausa per quando uscirà nelle sale.

Il film vede protagonista Anna, ostetrica londinese, che soccorre una ragazza di origine russa, Tatiana, ricoverata in seguito ad una grave emorragia da rottura della placenta.

La figlia della ragazza nascerà esattamente un minuto dopo il decesso della madre.

Venuta in possesso del diario personale di Tatiana, Anna indagherà sulla sua vita per cercare di dare un futuro alla sfortunata bambina ed entrerà così in pericoloso contatto con la mafia russa.

Formalmente è un thriller, condito da colpi di scena ed esplosioni di violenza esplicita, ma il ritmo non è certo quello di genere, ma di un’indagine all’interno di un microcosmo.

I sicari russi sono come corpi alieni espulsi dal loro ambiente di provenienza e trapiantati altrove, ultracorpi che vivono in un covo che vampirizza il nostro mondo (e cannibalizza persino il proprio) creando pericolose rotture; Nikolai (uno strepitoso Viggo Mortensen) sembra un automa alieno, imperscrutabile, compassato, ligio ad un codice d’onore che non appartiene alla “normalità”.

Persino le sue movenze sono artefatte, come a nascondere una segreta natura sottostante, e non ti stupiresti se da un momento all’altro tutti i personaggi che gli ruotano intorno si trasformassero in predatori alieni.

Il tema dell’infezione e della mutazione, tanto caro a Cronenberg, ritorna e con forza, ma in modo subliminale attraverso un alternarsi di acquisizione/perdita dell’identità originale.

I russi sono come schiavi disperati fuggiti per cercare un futuro migliore e come camaleonti hanno assunto sembianze affini alle nostre, perseguendo pero’ uno stile di vita differente, parassitario e crudele.

I loro corpi sono modificati, stigmatizzati da tatuaggi che ne narrano la storia, racchiudono un’identità e ne seguono l’evoluzione, la metamorfosi in classi evolutivamente superiori: ad ogni tatuaggio, un altro salto evolutivo.

Londra non è neanche Londra.

Agli occhi dei russi è solo il rifugio di “puttane e checche”, un luogo plumbeo e freddo cui adattarsi per sopravvivere, vivendo accuratamente ai margini, refrattari alle regole e alla vita della città, un luogo di esilio per evitare la morte.

Il tema umano e sociale emerge pagina dopo pagina grazie alla voce fuori campo di Tatiana che legge le pagine del suo diario raccontando la sua storia personale di discesa nel baratro della prostituzione, della droga, delle violenze subite.

Il cast è superlativo, dal già nominato Mortensen, in un ruolo complesso che si rivela nel corso del film il risultato di una sovrapposizione di maschere, di mutazione continua, al machiavellico Armin Mueller-Stahl (Symion, il capo dei mafiosi russi) fino al come sempre sopra le righe Vincent Cassel (Kirill, il nevrotico figlio di Symion; un altro ruolo da gay represso per Cassel, ma lui si scopa Monica Bellucci: non deve dimostrare niente nè al mondo nè a Dio!).

Naomi Watts non mi convince mai particolarmente, confinata costantemente in ruoli da donna fragile e sexy, ma che sa tirare fuori le palle inaspettamente quando servono.

Le scenografie od i dettagli delle cene luculliane hanno lo stesso gusto e ricchezza di un Santo Loquasto, se non fosse che la fotografia, cromaticamente satura e claustrofobica, conferisce ad ogni elemento un’atmosfera da morgue, in cui prevalgono neri foschissimi ed il rosso sangue.

E quest’ultimo non manca di certo: dita mozzate, sgozzamenti in primo piano e la già famosa scena del combattimento tra Viggo Mortensen, nudo e protetto solo dai suoi tatuaggi, e i due sicari ceceni, che racchiude in una singola ed estremamente realistica sequenza il feticismo leather, il voyeurismo e l’esibizione della carne e del suo sangue che fuoriesce da un corpo che racchiude un’anima che andrà incontro alla sua definitiva trasformazione.

Una specie di rito di passaggio lungo la via del non ritorno.

Finché non la criptano o vietano, godetevela qui sotto.

[Vi segnalo anche la recensione di Elvezio Sciallis]

6 commenti su “La promessa dell’assassino (Eastern promises)

  1. Loki
    24/12/2007

    Bellissimo film, visto proprio l’altro ieri sera… Mette un po’ di tristezza per i temi trattati sulla mafia, lo sfruttamento della prostituzione…

    Avrei preferito un finale migliore, non so… tipo Cassel che finalmente si fa Mortensen, e diventano i boss indiscussi della mafia russa: ricchi, potenti, giudiziosi, innamorati…
    Però è anche vero che non sarebbe da Cronemberg un finale di questo tipo. Mi basta aver goduto della scena in cui la neonata si salva…
    Mi bastano le scene tenere dei due rudi uomini che si abbracciano e posano le proprie fronti una contro l’altra come per cercare un bacio che le menti più romantiche possono immaginare in un secondo momento a fine film…

    Scene esplicite. Mi piacciono le gole tagliate. Un gesto veloce, come la morte che porta alle vittime, ma allo stesso tempo non troppo truculento. Almeno impariamo in questo modo che se la leggenda popolare vuole la mafia italiana usare la tecnica dei piedi cementati o del colpo di pistola, i russi preferiscono tagliarti la gola… Ottimo spunto per il nuovo libro dei coniglietti suicidi (potresti rencensirlo, è fantastico l’ingegno che quelle tenere creature tirano fuori pur di trovare un modo per suicidarsi).

    Detto questo, complimenti per la tua recensione, rispecchia largamente la mia visione del film.

    Ne approfitto per farti i miei auguri di Natale e Buon Anno con un abbraccio fortissimo!!!

    (p.s. guarda che ci tengo che tu venga a sentire il coro angelico di natale, altrimenti non ci vengo a sentire il tuo satanista!!! :-P)

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  2. Lenny Nero
    24/12/2007

    Anche io ho notato quella vaga tensione omoerotica, che pero’ era già presente in modo piu’ morboso in “Inseparabili””

    Natale come sai non lo festeggio, non ho simpatie per i morti viventi che tornano dall’oltretomba per mangiare la nostra carne e bere il nostro sangue!

    Detto cio’ che il 2008 sia fantastico pure per te.
    Il mio si sta chiudendo in modo inaspettato e meraviglioso, speriamo sia di buon auspicio!

    Anche se stasera mi tocca una cena fra parenti dove piu’ o meno l’atmosfera è quella del fim di Cronenberg!

    E solo Satana sa quanto vorrei sgozzarli tutti!🙂

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  3. sitael
    05/01/2008

    qualcuno di voi sa come si chiama l’oggetto con “gioca” alla fine del film Mortensen sul tavolo del ristorante?
    dovrebbe essere un oggetto religioso ?

    grazie

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  4. Lenny Nero
    05/01/2008

    A me sembrava un laicissimo accendino zippo style🙂

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  5. sitael
    10/01/2008

    …mmmm….
    no proprio alla fine quando è al tavolo !
    ..non ha pu’ l’acendino

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  6. claudia
    10/07/2008

    nell’ultima scena del film l’oggetto che Nicolaj ha in mano è un “worry beads” (una sorta di scacciapensieri formati da grani tenuti insieme da un filo) realizzati in prigione con accendini di plastica liquefatti..

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