+LoveIsTheDevil+

Peace is for pussies

Metropolis

metropolis.jpgChi non ha amato “Metropolis“, capolavoro risalente al 1927 diretto dall’immenso Fritz Lang (Il dottor Mabuse; M, il mostro di Dusseldorf)?

E’ un film che entusiasma in qualsiasi versione lo si veda; restaurata e con colonna sonora curata da Giorgio Moroder, muta, lunga, corta, ogni volta gli occhi sono strabiliati e le emozioni sono forti.

Qualche ardito ha pensato di ispirarsi ad esso prima per un manga (di Osamu Tezuka) e poi nel 2001 per un anime, diretto da Rintaro e sceneggiato da Katsuhiro Otomo (Akira; Memories) che sorprende per complessità e potenza visiva e merita un posto accanto alla vostra collezione di jap-dvd.

Non so che ne avrebbe pensato Fritz Lang, data l’esplosione cromatica dell’anime che si contrappone nettamente ai canoni dell’espressionismo tedesco; ma le sensazioni di stupore fornite dalle due opere sono in buona parte affini, solo mediate da tecniche differenti e complementari, inoltre le tematiche affrontate sono le stesse, con la differenza macroscopica nel disfattismo finale che stravolge la morale originaria e le previsioni sul nostro futuro.

928-2.jpgProtagonista fin dal titolo è ovviamente Metropolis, una città sterminata, per dimensioni e struttura, in cui si mescolano architetture retro e hard-futuristiche, palazzi quasi fatiscenti e vertiginosi grattacieli (alcuni “copiati” direttamente dal film di Lang) tra cui si aggirano gli umani e gli androidi, deputati quest’ultimi a svolgere il ruolo degli operai del film tedesco.

La megalopoli è strutturata su piu’ livelli: quello visibile, della vita quotidiana, governata dai ricchi e potenti, tra cui il Duca Red, e quelli dei bassifondi.

Il Duca Red, in preda a smanie di onnipotenza, inaugura una moderna e ambiziosa torre di Babele, la Ziggurat, un grattacielo autocelebrativo con un misterioso trono sulla sua cima, destinato a Tima, un androide con le sembianze di una ragazzina, dotato di poteri mentali senza confini, creata dal dottor Laughton, un repellente scienziato dedito ai traffici di organi.

Attraverso l’organizzazione fascistoide denominata Marduk, il duca Red controlla in modo anche violento la vita della città, grazie anche al braccio armato del figlio adottivo Rock, che di fronte alla scoperta della nascita di Tima è invaso da un’ondata di gelosia per un affetto che non ha mai ricevuto dal Duca Red, ma che vede smisurato per questa creatura, che ha le fattezze della figlia morta.

Su questo sfondo di oscure trame di dominio, si aggirano il detective Shunsaku Ban (proveniente dal Giappone; Metropolis è come un pianeta di un’altra galassia) e il nipote Kenichi, giunti in città all’inseguimento del Dottor Laughton con lo scopo di fermarlo, non sapendo che i traffici di organi umani sono ormai diventato il minore dei problemi, ed aiutati nella loro missione dall’androide Pero, la versione robotica di Humphrey Bogart, ma con un’umanità ed un senso del sacrificio disarmanti.

Presto le strade di Kenichi e di Tima si incroceranno, dopo che Rock, in un gesto folle, ucciderà lo scienziato pazzo e distruggerà il suo laboratorio, ed inizierà per i due ragazzini una rocambolesca fuga da tutto e tutti fino a trovare un riparo, che si rivelerà fallimentare, presso l’underground abitato dai ribelli sottoproletari, pronti a compiere un colpo di stato.

metropoliscitta.jpg

Metropolis” stupisce prima di tutto per la sovrastrutturazione visiva: esplosioni cromatiche fino alla psichedelia, androidi di ogni forma e genere (alcuni sembrano mutuati da “I.A.” di Steven Spielberg), architetture che riflettono la smodata ambizione degli umani, scene di azione concitatissime ed un’animazione ai massimi livelli.

A volte il contrasto tra disegno e CGI stona, specie nella prima parte, poi sembra acquisire un suo perfetto equilibrio e non resta che farsi travolgere da questo trip, in cui ogni sequenza regala una qualche invenzione, una inquadratura ricercata, un particolare gioco di luci e colori.

Se artisticamente è superlativo, raggiungendo l’acme nell’apocalisse finale, assolutamente breath-taking e sconvolgente perchè inaspettata, anche i contenuti non mancano, aggiornando le problematiche affrontate da Lang e trasponendole in un futuro non poi così remoto, in cui i conflitti sociali permangono, i politici fanno e disfano senza criterio e la deriva finale sembra inevitabile.

metropolis2.jpg

Solo che essa sarà scatenata da una ragazzina che si ribellerà al suo destino di dominatrice e di fronte all’impossibilità di amare abbatterà la sua furia su un mondo senza speranza che ha trovato nella megalomania della Ziggurat il simbolo concreto di un viaggio verso il progresso che ha esaurito la sua spinta e demolito l’umanità delle persone.

Umanità che si manifesterà in modo terribile solo grazie a quel residuo di essa codificato nei circuiti degli androidi.

Pessimista e dolente, ma appassionante.

Vi rimando ad un’ottima e dettagliatissima recensione.

2 commenti su “Metropolis

  1. chiarac
    05/01/2008

    Anche a me è piaciuto molto Metropolis; in particolare trovo significativo che, mentre nel film di Lang l’androide è il male punto e basta, l’inganno da spezzare, nell’anime l’androide è la vittima, e questo rispecchia il percorso che ha fatto il nostro pensiero sull’argomento in quasi cent’anni, prendendo sempre più in considerazione i ‘diritti dela creatura’.

    Mi piace

  2. Lenny Nero
    05/01/2008

    E’ il primo film in cui ritorna il tema classico dell’androide sfruttato eppure ormai necessario, che una volta assurto al potere assoluto si ribella alla funzione assegnatagli dagli uomini e che fa?
    Li stermina!
    Eccezionale!
    E precisiamo che scatena l’apocalisse per l’impossibilità di amare!
    Solo che la rabbia di un cyborg ha le potenzialità di una bomba atomica.

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 02/01/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , , , , , .

Cookies

Informativa breve

Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Proseguendo con la navigazione si presta il consenso al loro utilizzo. Per un maggiore approfondimento: Privacy Policy

My Art Gallery

Follow +LoveIsTheDevil+ on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: